Marc Raabe.
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Chiave 17.
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Parte 1.
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Titolo originale: Schlssel 17.
Traduzione di: Angela Ricci.
2018. Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nel Duomo di Berlino viene rinvenuto un corpo crudelmente mutilato, simile a un angelo con due inquietanti ali nere:  Brigitte Riss, pastora della chiesa. Ha al collo una chiave con il numero 17, la firma di uno spietato assassino. Il poliziotto Tom Babylon vuole essere assegnato a questo caso a qualunque costo. Ma il suo non  un semplice desiderio di giustizia. Anni fa, infatti, una chiave identica ha portato alla scomparsa della sorellina. Quando per gli viene affiancata la psicologa Sita Johanns, la sua sete di vendetta rischia di rimanere insoddisfatta. La donna, infatti, sospetta che Tom abbia qualcosa da nascondere e non  convinta che sia la persona giusta per seguire le indagini. Ma l'assassino sta gi tessendo la sua tela, e non si fermer davanti a nulla.
Numero 1 in Germania.
La porta del male era chiusa... Finch qualcuno non ha trovato la. chiave.
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Alcuni giudizi:
Attenzione: se Marc Raabe proietta nei personaggi i suoi incubi peggiori, allora c' il grosso rischio che capiti lo stesso anche a voi.
Sebastian Fitzek, autore di Il ladro di anime.

Raabe fa emergere con grande violenza le pi inquietanti paure dell'infanzia.
Westdeutsche Zeitung.

La corsa del bene contro il male ha inizio, si sente il ticchettio di un orologio, il sangue scorre, il lettore continua a sfogliare, senza respiro.
Radio WDR 2.

Un grande thriller.
Il primo caso per Tom Babylon..

Un finale da infarto.
Capolavoro di tensione..

L'autore.
Marc Raabe  nato nel 1968 e vive a Colonia.  amministratore delegato e socio di una ditta di produzione televisiva e cinematografica. Autore rivelazione del thriller tedesco, ha esordito con Il sezionatore, per settimane nella classifica dei libri pi venduti in Germania, Francia e Italia, cui sono seguiti Prima di uccidere, bestseller dalla prima settimana di uscita, e L'ho ucciso io. Torna a pubblicare in Italia con Chiave 17.
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CHIAVE 17.
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L'inferno sono gli altri.
Jean-Paul Sartre.
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Prologo.
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Duomo di Berlino, Domenica 3 settembre 2017, Ore 6,28.
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Winkler apre la porta sul silenzio e sulle tenebre.
A quest'ora qui  tutto cos diverso, pi intenso e penetrante, come se non avesse una superficie. Il silenzio, l'ampia sala, l'oscurit nella quale la prima luce del giorno fa emergere come dal nulla il possente duomo, quasi fosse la mano di Dio.
Anche con lei, davanti all'altare, era stato cos. Era emersa dal nulla, l'aveva colto di sorpresa. Anche in quel caso era stata la mano di Dio? Semmai del Diavolo. Ma anche quello, pensa Winkler,  una creazione di Dio.
Anche quel giorno era una domenica mattina.
La presenza di lei aleggiava nell'aria come una nota cupa che nessuno riusciva a sentire, ma che vibrava nello stomaco. La sua sagoma era emersa dalla penombra, l'indice portato alle labbra. L'aveva sfiorato senza dire una parola, l'aveva spinto su per le scale...
Cerca di tornare in s, di chiudere la porta ai ricordi, ma non serve a niente. I suoi pensieri restano l, penetrano dentro di lui come strisciando dal buco di una serratura dentro una stanza di cui non conosceva nemmeno l'esistenza.
Sa bene che in rete si nascondono anfratti del genere. Video. Disgustose offerte. Basta cercare su Google. Ma si pu anche evitare di farlo. Lui non l'ha mai fatto. Poi arriva lei, si siede sul suo volto, gli tira i capelli. Avrebbe dovuto gridare No!, difendersi. E invece lo voleva, voleva avere di pi, e di meno. Pi dolore e meno aria da respirare.
Lei continuava incessantemente a gemere e a sussurrare. Soprattutto quella parola, che la cupola del duomo faceva riecheggiare dozzine di volte.
A Winkler quella parola odiosa non piace, ma ormai  rimasta incastrata nel suo cervello. Se ne sta appesa l come un vestito sporco che continua a gridare: Provami! Sono passate sei settimane e lui ci pensa tutte le notti, sdraiato accanto a sua moglie. In autunno festeggeranno le nozze d'argento, e lui adesso ha paura.
Si vergogna, vorrebbe che quella domenica non ci fosse mai stata... e allo stesso tempo la sogna.  come avere un'infezione.
Winkler scaccia via i ricordi. Richiude piano alle proprie spalle la pesante porta di legno ed entra nel duomo. I suoi passi frusciano leggeri sul pavimento, un sussurro che sale su per le colonne e arriva fino in cima alla cupola.
Dio quanto adora quell'acustica!
Questo  il suo momento, il suo rituale magico di ogni domenica mattina, prima di sedersi davanti all'organo per la messa e sovrastare con le note lo snervante chiacchiericcio, i colpi di tosse e gli schiarimenti di gola dei fedeli.
La luce grigio-azzurrina del mattino trapela dalla finestra. Non c' neanche una candela accesa, persino i lumini per i morti sono spenti. L'oro delle opulente decorazioni dell'altare quasi non risalta dalle colonne color sabbia e dalle mura di pietra. Gli affreschi assomigliano a quadri sbiaditi, che si perdono nella penombra. Sta di nuovo ripensando a lei. Gli sembra di sentire i suoi gemiti, i suoi sussurri che riecheggiano dal soffitto, e decide di smettere di ascoltare, e di guardare. N la cupola, n l'altare, dove  accaduto.  tutto come allora, sei settimane prima. La sua presenza aleggia nell'aria.
A capo chino e con passo rigido, Winkler cammina tra le file di banchi fino al centro della cupola. Un paio di metri pi avanti c' il punto in cui i corridoi si incrociano e l svolter per raggiungere il suo personale santuario, il possente organo Sauer a 7269 canne. Winkler  prima di ogni altra cosa l'organista del duomo, e lo rester fino alla fine dei suoi giorni.
All'improvviso si ferma e fissa il pavimento.
Davanti ai suoi piedi c' una pozza di liquido scintillante. Alle sue narici giunge l'odore acido dell'urina e tutte le fantasie svaniscono di colpo. Maledizione! Non bastava che le autorit parrocchiali dovessero occuparsi in continuazione delle macchie lasciate dagli ubriachi o da chiss quali maiali che venivano a urinare contro la facciata del duomo. Qualcuno aveva fatto i suoi bisogni proprio in mezzo alla chiesa.
Fa un passo indietro, schifato. Solo in quel momento nota che il liquido nella pozza non  trasparente, ma un po' pi scuro al centro, come se ci fosse qualcosa mescolato all'urina. Tutto a un tratto la pozza vibra.
Una goccia, pensa Winkler, ma da dove...?
Alza la testa e guarda su, verso la cima della cupola a settantaquattro metri di altezza.
Quello che vede gli toglie il fiato.
Proprio sopra di lui, a circa dieci metri di altezza,  sospesa una sagoma umana, una donna con una tunica nera, che oscilla simile a un angelo. Ha la testa china in avanti, occhi e bocca coperti da una striscia di stoffa nera, il naso l in mezzo sembra un minuscolo puntolino bianco. Le gocce colano dall'orlo dei suoi abiti.
Winkler ansima, tutto a un tratto ha la nausea. Si appoggia con la mano sinistra a uno dei banchi. Vorrebbe distogliere lo sguardo, ma non ce la fa, deve continuare a guardare. Sopra la donna si intravede un cerchio di luce fioca, il sole dell'alba dietro le finestre la avvolge come un'aura.
 appesa storta, pensa Winkler. E un attimo dopo: Santo cielo, che persona orribile sono, come ha fatto a venirmi in mente una cosa del genere?.
Ma c' effettivamente qualcosa che non va, le due corde a cui  appesa hanno una lunghezza evidentemente diversa, come se ancora non avessero finito di...
La luce del primo sole che sorge a est invade il duomo e fa scintillare qualcosa che dondola appeso al collo di quell'angelo nero. Winkler ha problemi a vedere da vicino, ma da lontano ci vede benissimo, chiaro e nitido. E l'oggetto che sta guardando adesso  una chiave. No, non una chiave, sembra quasi che... Dio mio, stando alla descrizione potrebbe essere... ma non pu essere... vorrebbe dire che...
Tutto a un tratto la donna ha un sussulto e il suo corpo si inclina ancora, dondola. Una goccia cola gi e colpisce Winkler sulla guancia. Terrorizzato, si asciuga quel liquido viscoso dal viso, poi fissa la sua mano, e infine torna a guardare verso l'alto. A sinistra e a destra del naso, sotto la benda che le copre gli occhi, scorrono due rigagnoli scuri.
Winkler sente i succhi gastrici risalirgli lungo la gola, sta per vomitare. La cupola sopra di lui  una grigia sfera di morte, con delle sottili dita di luce che entrano dalla finestra e cercano di afferrare l'angelo nero.
La chiave che ha al collo. L'impugnatura grigia. Ripensa alla confessione del ragazzo, a come si era fatto silenzioso alla fine.
Non pu essere un caso, pensa Winkler.  tornata. Dopo quasi vent'anni lei  tornata.

PARTE PRIMA.

Capitolo 1.

Berlino, quartiere di Kreuzberg, Domenica 3 settembre 2017, Ore 8,04.

Tom sa che deve togliersi dalla testa quella lettera, sia il disegno che il contenuto. Almeno per le prossime due ore. Apre la portiera e lancia la sua Sig Sauer P6 sul sedile del passeggero. Le cinghie nere della fondina da spalla sbattono sul malconcio rivestimento beige di pelle.
Abbassa la testa, chinati, entra. Per chi come lui  alto un metro e novantasei, la maggior parte delle auto ha le dimensioni di un go-kart. La sua Benz Classe S, vecchia di trent'anni,  una delle poche eccezioni.
Richiude la portiera,  nervoso, ma sentirla sbattere non lo aiuta, n tantomeno il silenzio nell'abitacolo. I pensieri turbinano nella sua mente.
Com' possibile che una cosa cos piccola sia in grado di cambiare tutto nel giro di un istante?
Sono passati venti minuti da quando il telefono ha squillato sul suo comodino.
Oh no, per favore, ha mormorato Anne accanto a lui, voltandosi su un fianco per dargli le spalle. Il materasso king size si  mosso sotto di loro. Hanno comprato quella mostruosit nella loro fase romantica ed  soprattutto Anne che ne subisce la scomodit, quando si ritrova a ballonzolare su e gi perch lui si sta agitando nel sonno, oppure  rientrato tardi.
Decisamente di malumore, ha preso il secondo cuscino e l'ha usato per coprirsi l'orecchio. Chiusura ermetica.
Tom ha recuperato il cellulare, il numero sullo schermo era di quelli che preannunciano da soli di che genere di telefonata si tratta. L'unica cosa che ancora non sapeva era l'ora e il luogo. Ha risposto, ma si  limitato a un sussurro.
Tom Babylon?. Una voce femminile, giovane.
Hmm, ha brontolato lui. Probabilmente era la nuova pollastrella dell'ufficio di Hubertus Rainer. Il capo del Settore 11 predilige di norma brunette dell'et di sua figlia.
La ragazza gli ha spiegato la situazione in fretta, a voce fin troppo alta, cercando di suonare efficiente. Tom le ha risposto S e ha riattaccato, poi ha sfilato dolcemente il cuscino da sotto il braccio di Anne e si  chinato su di lei.
Scusa, devo andare.  urgente.
Chiss perch si  preso il disturbo di dirlo. Lei sapeva gi come sarebbe andata a finire quella telefonata, tanto quanto lui non appena ha visto il numero sullo schermo. Coscienza sporca? In fondo sa che non ci si comporta cos. Le ha sfiorato la guancia con la punta nel naso, la sua pelle era ancora calda, i suoi capelli biondi scompigliati, con un profumo diverso dal solito. Forse ha cambiato shampoo.
E i Coldplay stasera? ha mormorato lei.
Il concerto? Non lo so. Le ha dato un bacio sulla guancia. Vediamo.
Vediamo? Be', allora  gi tutto chiaro, ha detto lei con voce fredda. In momenti come quello i cinque anni di vita insieme sembrano cinquanta.
Ieri sei stata fuori anche tu, le ha risposto Tom.
Un fruscio. Anne ha rimesso al suo posto il cuscino, una barriera tra di loro.
Forza, sali sulla tua stupida macchina e va' a fare quel che devi fare.
Tom ha brontolato qualcosa, o forse era solo un ringhio. Qualsiasi cosa fosse, alle sue orecchie  suonato inquietantemente simile al tono insoddisfatto di suo padre. La prima volta che ha provato un malumore simile  stata dopo la morte di sua madre. All'epoca nemmeno la meravigliosa risata infantile della sua sorellina Viola era in grado di rallegrarlo, e di certo non poteva pensare di farlo la nuova, che  il nome con cui Tom da venticinque anni chiama la compagna di suo padre. Definirla matrigna non era pensabile, era una parola troppo simile a madre.
Dopo essere rimasto per un po' a fissare il cuscino tra lui e Anne, ha lasciato perdere. Non avrebbe avuto senso insistere, soprattutto non in quel momento.
Ancora seminudo,  sceso lungo la fredda scala di acciaio fino al cucinotto nel seminterrato e ha inserito una capsula nella macchina del caff. Mentre l'espresso scendeva nella tazza  rimasto immobile a fissare le fughe nella parete di mattoni. Niente allenamento, neanche oggi. Quand'era stata l'ultima volta? Tre settimane prima? Quattro? Anne aveva gi cominciato a punzecchiarlo, diceva che gli sarebbe venuta la pancia. A poco pi di trent'anni!
Ha buttato gi il caff senza zucchero e in un'unica sorsata, poi se n' fatto un altro.
Nel bagno il suo riflesso stanco lo attendeva nello specchio sopra il lavandino sbeccato. Ha sentito la barba pizzicargli la pelle, l'ultima volta se l' fatta dieci giorni fa. Tiene i capelli corti, per evitare la comparsa dei ricci. Con i riccioli biondi e gli occhi azzurri avrebbe un aspetto fin troppo angelico, che non si addice molto alla sua professione.
Per prima cosa si  lanciato dell'acqua fredda sul viso con entrambe le mani.
Svegliarsi presto  contrario al suo bioritmo: nonostante l'espresso era ancora stordito. E quindi trovare le chiavi dell'auto  diventata un'impresa. Ha rivoltato le tasche di tutte le giacche e di tutti i cappotti appesi nell'armadio, compresi quelli di Anne. Se avessero avuto dei figli, avrebbe guardato anche nei loro.
Quando ci ha infilato dentro la mano, dalla tasca del cappotto di Anne  scivolata fuori una piccola busta da lettera, che  caduta sul pavimento. Lui  rimasto impietrito a fissarla. Qualcuno ci aveva disegnato sopra con un pennarello nero un cuore trafitto da una freccia.
Che stupido clich,  stata la prima cosa che gli  venuta in mente. Tutto a un tratto non ha sentito pi la stanchezza e nella sua testa  partito un effetto domino. Ogni tessera gli ha fatto un male cane. Che cosa pensava? Che Anne avrebbe sopportato la sua assenza per sempre? Che gli sarebbe stato risparmiato quello che aveva gi visto accadere ai suoi colleghi, ai suoi amici?
Nella sua mano la lettera sembrava minuscola quanto una falena. L'ha aperta con le dita tremanti. Si aspettava di trovarci scritto qualcosa. Una dichiarazione d'amore. Un numero di telefono, nella migliore delle ipotesi. Magari non era niente.
Invece dentro c'era una bustina di plastica piena di polvere bianca.
Senza rendersene conto ha trattenuto il respiro. In bocca aveva ancora il retrogusto amaro dell'espresso.
Era quello che sembrava?
Assurdo, se ne sarebbe accorto.
 tornato di corsa in cucina, ha strappato un foglio da un bloc-notes e ci ha versato sopra un po' di polvere. Poi l'ha piegato e se l' infilato in tasca. La lettera con il cuore e la freccia l'ha rimessa nella tasca del cappotto di Anne, poi  uscito dall'appartamento come un ladro.
Adesso Tom  seduto in macchina e fissa l'emblema della stella sopra il volante. Doveva essere gi partito da un bel pezzo. Doveva andare. Fare il poliziotto.
Da quanto tempo?
Non riesce a togliersi quella domanda dalla testa. Non riesce a credere che Anne lo abbia tradito, ma poi ripensa all'odore dei suoi capelli, si infuria e colpisce il volante.
Perch?
Quando si trattava degli altri, l'ha sempre trovata una domanda ridicola. C' sempre un motivo, semmai non lo si vuole vedere. Adesso invece il perch? si  insinuato anche tra i suoi pensieri, nonostante lui sappia benissimo qual  la risposta. Ma non lo aiuta affatto.
Va' a fare quel che devi fare.
Poco prima Anne ha pronunciato quelle parole con noncuranza, ma dentro c' tutta la sua delusione. Lavora come montatrice televisiva e quando  in fase di produzione per qualcuno dei suoi documentari rimane incollata al computer e anche lei torna spesso tardi a casa sfinita, con gli occhi che le bruciano per la stanchezza e il nervosismo. Ma le sere in cui ha pi bisogno di lui sono quelle in cui torna presto e se la prende con il suo lavoro, perch il mondo della televisione sta crollando, dice, e lei  circondata da idioti. Adesso  tutto complicato, la preoccupazione principale non  pi fare bei film, ma ridurre al massimo i costi di produzione.
Tom comunque spesso non c' nemmeno le sere in cui lei rientra tardi e Anne sa che c' qualcosa che lui non riesce a mollare. Crede che sia il lavoro, l'ambizione, il senso di responsabilit, perch lui  uno dei buoni, lo ha detto anche lei.  proprio questo che le piace e ammira di lui.
Tom le lascia credere che sia cos, e in fondo non  sbagliato. Se sapesse che in realt si tratta sempre e soltanto di Vi, ne sarebbe ancora pi ferita. Ci rimuginerebbe sopra cos tanto da arrivare persino a dare la colpa a Vi se non rimane incinta. Come se il problema fosse che lui  bloccato e ha in mente soltanto sua sorella. Le persone vanno sempre in cerca di scuse quando si interrogano su se stesse, per non sentirsi colpevoli, per rendere qualcun altro responsabile dei loro problemi.
Lui per non ha nessuna scusa.  colpa sua se Vi non c' pi. Per questo non riesce a smettere di cercarla. Dopo tutti quegli anni dalla sua scomparsa,  ancora come se gli avessero tolto un pezzo di se stesso.
Concentrati, maledizione. Parti.
Tom gira la chiave di accensione. La Benz blu scuro emette un rombo vorace. Finalmente parte e spinge in avanti i suoi pensieri, sulla strada. Il Landwehrkanal  ancora avvolto nella nebbia mattutina. Una foglia si stacca da un ramo e finisce sotto le sue ruote. Il foglietto ripiegato con dentro la polverina bianca preme contro la stoffa dei suoi pantaloni.
Tom gira a sinistra in Schlesische Strae. Deve arrivare sull'altra sponda della Sprea, la parte che una volta era l'est. Berlino est. Gli sembra quasi di non aver mai vissuto l. Vi non potrebbe ricordarselo,  nata solo un anno prima della caduta del muro. C' una foto di loro due in cui sua madre gliel'ha fatta prendere in braccio. Lui ha quattro anni e il viso raggiante di felicit. La foto  storta, c' una torretta di guardia che fa capolino dal margine destro.
A volte Tom ha l'impressione che sua sorella sia seduta accanto a lui, con il naso tempestato di lentiggini voltato all'ins, come faceva sempre quando voleva sembrare pi grande dei suoi dieci anni. C' anche la chiave argentata appesa al suo collo con un cordoncino sottile. Le sue dita ci giocherellano nervose.
Non dovresti avere quell'affare, Vi.
Lei aggrotta la fronte. Ma me l'hai data tu.
No, te la sei presa.
Vi prende la chiave e la fa sparire sotto il pigiama, quello che portava allora, prima di scomparire, e che a lui era sempre sembrato un pigiama da signore anziano.
La Benz imbocca il ponte e attraversa il fiume. Sulla destra si vedono gli archi di mattoni dell'Oberbaumbrcke appena restaurato. Ai tempi del muro, tanti bambini di Kreuzberg sono annegati qui, al confine tra i due settori. Le guardie di confine della ddr non li salvavano per principio e quelle dell'ovest non osavano farlo, per paura che gli sparassero. Tom  nato a Berlino est cinque anni prima della caduta del muro. Adesso ne ha trentatr e la ddr  solo un vago sfondo dei suoi ricordi di bambino. Il vecchio confine, che attraversa la citt come una cicatrice, non  la sua cicatrice, ma fa comunque parte di lui.
Ripensa alla chiamata che ha ricevuto e si chiede cosa lo aspetti nel duomo di Berlino. Se Vi fosse davvero seduta accanto a lui, si agiterebbe avanti e indietro sul sedile per la curiosit.
Dove andiamo?
Sulla scena di un crimine.
Di nuovo?
Pensavo lo trovassi eccitante.
Stupide scene del crimine.
Eccolo di nuovo, il vecchio trucco di Vi. A un certo punto aveva pensato che se si fosse mostrata il pi possibile disinteressata, forse avrebbe aumentato le possibilit che lui la portasse con s. L'eventualit di essere lasciata indietro era il suo punto debole.
Davvero devo venire?
 una cosa vietata ai minori, Vi. Ci sar un sacco di sangue.
Pff. Come se fosse la prima volta che lo vedo.
Sembra quasi che in realt tu voglia venire.
No. Ma se rimango in macchina...
Se c'era qualcosa che Tom avrebbe volentieri cambiato nella sua sorellina era il fascino che il crimine esercitava su di lei. Ma era troppo tardi per quello. Diciannove anni di ritardo.
L'Isola dei Musei si leva sopra le acque in mezzo alla nebbia leggera. Tom svolta a destra. La via Am Lustgarten, davanti al duomo,  piena di luci blu lampeggianti e di nastri della polizia agitati dal vento che sta prendendo vigore. Per essere una domenica mattina, si  radunata una folla notevole. Tom si ferma dietro due autopattuglie, davanti al nastro provvisorio, oltre il quale conta altri tre veicoli di servizio: quello del medico, il furgone bianco della scientifica e un'Audi grigia. Il duomo di Berlino si erge alto come una dea scura e silenziosa.
Tom prende una pillola dal cassetto del cruscotto e la manda gi senz'acqua. Venti milligrammi di metilfenidato, una dose bassa, che per lo rimette in carreggiata. La confezione da cento  quasi vuota, deve farsi fare al pi presto un'altra ricetta. Gli viene in mente la polvere bianca che ha nella tasca dei pantaloni. Finora non ha mai detto ad Anne delle pillole, e forse lei non ha guardato bene.
Scende dall'auto e si sistema la fondina. L'aria fresca del mattino lo fa rabbrividire. L'adrenalina ci mette un po' a entrare in circolo,  la tensione di arrivare sulla scena del crimine. Immergersi in essa per percepire ogni traccia e allo stesso tempo mantenere freddamente le distanze,  questa la contraddizione infernale di ogni investigatore. Se si decide per l'immersione, prima o poi ci si ritrova feriti in profondit, se invece si sceglie la distanza, manca l'empatia sia verso la vittima che verso l'assassino. Si perde il fuoco della passione, ci si incupisce e si diventa freddi.
Tom alza le spalle. Un cadavere nel duomo, gli hanno detto, scoperto dal custode. Non sa altro. La croce d'oro in cima alla cupola scintilla contro il cielo mattutino.
Gli uomini delle agenzie di stampa gironzolano intorno al nastro: dpa, Reuters, bz. Nonostante i nuovi apparecchi radio digitali in dotazione alla polizia, sulla carta impossibili da intercettare, sono sempre i primi ad arrivare. Un reporter con un teleobiettivo lungo quanto la canna di un fucile viene cacciato via da un agente di polizia che indossa un giubbetto arancione e la scritta referente stampa. I due sono vecchie conoscenze l'uno per l'altro. Sulla maggior parte delle scene del crimine tra colleghi ci si scambia strette di mano, cenni del capo, qualche battuta, magari proprio rivolta alla stampa. Non c' niente da vedere. Hanno tutti il volto serio. Il cadavere del duomo ha fatto calare la sua ombra lunga su di loro.
Due agenti, che gli arrivano entrambi all'altezza del naso, fanno per fermarlo. Lui sventola il suo tesserino: babylon - lka. Loro annuiscono e battono in ritirata. Davanti al portone d'ingresso gli si fa incontro un uomo dal fisico asciutto che indossa la tuta bianca della scientifica. I suoi capelli non hanno alcuna pettinatura apparente e ha il labbro leporino. Buongiorno Tom.
Buongiorno Peer. Ci sono gi tutti?
La mia squadra da una decina di minuti, il patologo ancora non  arrivato... e poi ci siete voi. Peer Grauwein rimane l fermo, si gratta il mento glabro e si infila una Fisherman's Friend in bocca.  grazie a quelle caramelle che tiene la morte lontano, o almeno il suo odore. Per come stanno le cose, a breve mi aspetto di vedere il sostituto procuratore e qualcuno dei piani alti.
Chi  morto?
Ancora non lo sappiamo,  complicato arrivare fin lass.
Lass?
Va' a guardare tu stesso, io ho delle faccende da sbrigare, dice Grauwein accennando un ironico saluto militare. Con la tuta che gli fruscia intorno, va al furgone a recuperare altri pezzi dell'equipaggiamento.
Tom infila le soprascarpe, si rialza e si avvicina al portone. Il suo cellulare squilla e lui lo tira fuori dalla tasca della giacca.  il dottor Walter Bruckmann, capo della sezione 1 del Landeskriminalamt per i delitti contro la persona. Il superiore diretto di Tom  in realt Hubertus Rainer, caposettore per gli omicidi. Peer ha ragione, si comincia subito con i pezzi grossi.
Tom? Dov'?. Lo chiama con il nome di battesimo, ma poi gli d del lei.  una particolarit di Bruckmann, come se tutti, a parte lui, fossero ancora dei tirocinanti.
Sono gi qui, risponde Tom.
Qui dove?
Al duomo.
Bruckmann fa una pausa e prende fiato. Ha quasi sessant'anni ed  ancora pieno di energia, come dimostrano le sue rughe profonde. Tom se lo vede davanti, con il suo testone calvo quadrato, gli acquosi occhi grigio chiaro dietro gli occhiali sfumati da pilota, e le maniche della camicia rimboccate sugli avambracci tozzi ma forti.
Tom, devo chiederle di tornare indietro. Venga alla centrale. La faccenda al duomo se la sbriga Morten.
Tom esita. Jo Morten della mk4, la squadra omicidi? Si chiede come mai abbiano cambiato idea cos in fretta. Forse Bruckmann non sa che dal settore hanno chiamato la mk7, non la 4.
Morten ancora non c', e non c' nessun altro della 4. Hubertus Rainer ha fatto chiamare noi della 7 e il commissario Behring  malato, perci per il momento sono io il responsabile. Sembra qualcosa di grosso. Entro un attimo a vedere, visto che sono gi qui.
Tom? Aspetti. Apprezzo il suo impegno, ma.... La voce di Bruckmann si spezza e diventa incomprensibile. Tom ha spinto il pesante portone d'ingresso, attraversa l'atrio ed entra nella possente sala del duomo. La scena bizzarra che si trova di fronte lo lascia senza fiato. Bruckmann sta dicendo qualcosa, ma Tom ha allontanato il telefono dall'orecchio e fissa incredulo e terrorizzato lo spettacolo grottesco che ha davanti agli occhi. Hanno gi sistemato alcuni riflettori e all'interno del loro fascio di luce brillante, proprio sotto la cupola, c' una figura avvolta in una tunica da prete che dondola in perfetta simmetria a pi di cinquanta metri di altezza. Le braccia sono spalancate come se fosse crocifissa e tendono la stoffa fino a formare due ali. Come un angelo nero. Lo sguardo gli cade sul petto della figura. C' qualcosa di argenteo che brilla.
Pronto, Tom?  ancora l?, gracchia la voce di Bruckmann dal telefono.
Mi scusi, non ho sentito cosa ha detto.  andata via la linea.
Allora glielo ripeto chiaro e tondo, dice Bruckmann bruscamente. Questo caso non  suo.
Tom apre la bocca, il suo cuore comincia a galoppare. Fissa il piccolo oggetto d'argento al collo del cadavere e non crede ai suoi occhi.
Babylon, maledizione. Ma mi sta ascoltando?.
Tom riattacca senza dire una parola.
Ha una vista d'aquila, dodici decimi secondo l'ultima visita oculistica. Nonostante la distanza, quindi, si accorge subito che l'oggetto scintillante e dentellato sul petto di quell'angelo nero  una chiave. Prende il cellulare e fotografa il corpo, poi imposta lo zoom al massimo e scatta una foto della chiave.  una chiave speciale, con un cappuccio grigio di plastica sull'impugnatura. La risoluzione della foto non  delle migliori, ma  sufficiente per riconoscere le incisioni sulla plastica grigia. E quel numero.
La voce di Bruckmann torna a risuonargli nelle orecchie. Questo caso non  suo! Gli tremano le mani. Sente il cuore contrarsi.
Bruckmann si sbaglia! E comunque non gli importa cosa dice il suo capo e non gli importano neanche le conseguenze. Questo caso  suo.

Capitolo 2.

Stahnsdorf, dintorni di Berlino, Sabato 11 luglio 1998, Ore 16,03.

Tom guardava la pioggia cadere oltre il vetro opaco. Nel pugno stringeva il foglietto accartocciato con sopra scritto da un'incerta mano infantile:
Scusa, Vi.
Chiss se suo padre era gi tornato. Tom non sopportava l'idea di doverlo guardare negli occhi. Cosa poteva dirgli?
L'acqua scrosciava dal tetto della baracca in cui si era rifugiato e penetrava all'interno da sotto la porta, come se Dio avesse deciso di annegarlo l dentro.
Il pomeriggio del giorno precedente il cielo era stato ancora limpido e azzurro.
Una giornata allegra, con il cielo di mille colori che lambivano i contorni delle nuvole e l'acqua del canale di Teltow che scintillava come il sudore sui loro volti.
Il ponte della ferrovia, in disuso da decenni, si levava stoico sopra il canale a quattordici metri e ventisette centimetri di altezza; l'avevano misurato l'estate precedente con un ago e un filo di nylon. Il ponte era il loro territorio, nonostante il cartello accesso vietato - pericolo di crollo, o forse proprio per quello. Un cartello con scritto benvenuti, godetevi il panorama li avrebbe tenuti il pi lontano possibile.
Fino agli anni Cinquanta avevano continuato a portare via cadaveri da l, trasportandoli sulla ferrovia cimiteriale oltre Dreilinden, fino al cimitero di Stahnsdorf. In seguito, circa duecento metri pi avanti, la linea ferroviaria era stata interrotta dal confine. Qui est, l ovest. Da allora il ponte e i binari erano rimasti ad arrugginire e nemmeno la riunificazione aveva cambiato le cose.
Tom aveva quattordici anni e quel pomeriggio si annoiava. Per quanto fosse bello starsene l sul ponte, l'eccitazione di fare qualcosa di proibito ormai era svanita. Per Viola di sicuro essere l sarebbe stata una grande conquista, ma era troppo piccola ed era rimasta a casa. Bene invece aveva gi quindici anni. Si soffiava via in continuazione ciocche di capelli biondi dal viso brufoloso, mentre sparava con un fucile ad aria compressa a dei barattoli di latta, che saltavano via quando li colpiva. Karin li rimetteva al loro posto, tenendo d'occhio la canna del fucile con un certo nervosismo, anche se il proiettile al massimo le avrebbe lasciato un graffio, a meno che ovviamente non la colpisse in un occhio. Josh stava di nuovo giocando ai supereroi, si era tolto la maglietta e diceva che si sarebbe lanciato dal ponte. Naddi gli aveva promesso che se fosse sopravvissuto, quando avesse tirato fuori la testa dall'acqua lei gli avrebbe fatto vedere le tette. Ma conosceva bene la misura dell'eroismo di Josh e sapeva che non c'era alcun pericolo che lo facesse davvero. Tom avrebbe volentieri fatto a cambio con lui e sarebbe saltato, anche se avrebbe preferito un bacio alle tette. Ma nel caso anche quelle gli sarebbero andate bene.
In ogni caso, l'offerta non lo riguardava.
Tom era troppo alto, con braccia e gambe troppo lunghe. Odiava il suo fisico che pareva crescere solo in altezza e non in ampiezza. Era un ragazzo sportivo, ma si muoveva in maniera cos goffa che sembrava non fosse capace di governare il suo corpo. Suo padre gli diceva sempre che tra un po' avrebbe cominciato a irrobustirsi, ma non lo confortava granch. Era adesso che si sentiva fuori posto, non gli importava cosa sarebbe successo dopo. Persino Bene, con la frangetta scomposta e i brufoli, sembrava pi a suo agio con il suo fisico. Forse era perch al momento non aveva avuto ancora a che fare con le ragazze, o forse semplicemente sapeva nascondere meglio la sua frustrazione.
Tom guard Josh, che continuava a lanciare occhiate furtive a Naddi. Rispetto all'anno prima, la sua maglietta pareva molto pi tesa e sotto il cotone leggero si intravedevano due minuscoli rigonfiamenti. Nadja, era questo il suo vero nome, scost di lato la folta chioma castana, aprendo completamente la visuale a Josh. Santo cielo! Ma lo faceva apposta!
Okay. Vado, disse Josh con voce rauca. Probabilmente aveva la bocca asciutta.
Naddi aggrott la fronte. Pff, ci creder solo quando sentir il tonfo nell'acqua.
Allora apri bene le orecchie. Josh serr la mascella e sollev una gamba oltre la ringhiera.
Merda, ma sei scemo?, disse Bene, abbassando il fucile. Cos, a bocca aperta, sembrava un po' tonto, invece era il pi intelligente. Lo sai quanto  alto.
Naddi inarc civettuola un sopracciglio. Non  niente in confronto a quelli che saltano dalle rocce nella pubblicit della Davidoff, loro si tufferebbero di testa, con le braccia cos.... Tese le braccia come le ali di una farfalla e la sua maglietta si alz, scoprendole per un istante lo stomaco. Il pomo d'Adamo di Josh fece su e gi.
Naddi sorrideva con l'innocenza di una bambina, Josh non aveva chance.
Karin le lanci un'occhiataccia. Senti, Bene ha ragione.  troppo alto.
Josh scavalc anche con l'altra gamba, era sull'orlo esterno del ponte, con la schiena contro la ringhiera e le mani aggrappate a destra e a sinistra. Per Tom non era facile ammetterlo, ma in controluce, con la brezza che gli agitava i capelli e il petto molto pi muscoloso del suo, Josh assomigliava un po' a un supereroe, o almeno a uno di quei tuffatori.
Avvicinatevi signore e signori, disse. Comincia lo spettacolo.
Naddi si spost dietro di lui e gli mise una mano sulla spalla. Tom ebbe l'impressione che gli stesse sussurrando qualcosa all'orecchio. Un istante dopo Josh lasci la presa e salt.
Naddi lanci un gridolino e si ritrasse. Tom, Bene e Karin si sporsero dalla ringhiera. Dal basso giunse un urlo che si smorz quando Josh colp la superficie dell'acqua sollevando alti spruzzi.
Woooow!, esclam Bene. Che figata!.
Tom guardava di sotto come ipnotizzato. Aveva scommesso contro Josh, e aveva perso. Quella era davvero una figata.
Negli occhi di Karin invece si leggeva solo irritazione. Era la pi piccola tra loro, ma il modo in cui alzava gli occhi al cielo come per dire Ragazzi, insomma! la faceva sembrare la pi vecchia. Il fatto che sua madre fosse il pastore della comunit parrocchiale non l'aiutava a essere meno rigida. In quella particolare occasione, tuttavia, il suo disappunto aveva dei motivi squisitamente egoistici, o almeno cos pensava Tom. Se Josh fosse saltato per lei, probabilmente non avrebbe protestato cos tanto.
La superficie dell'acqua s'incresp, poi si acquiet e rimasero solo dei cerchi concentrici a indicare il punto in cui Josh si era tuffato. Ma lui dov'era?
Laggi!, strill Bene.
La testa di Josh era appena sotto il pelo dell'acqua.
Ha!, esclam Bene sorridendo a Naddi. Adesso tocca a te!.
Tom not lo sguardo di Naddi, il suo viso aveva assunto un colorito rosaceo.
Fuori le tette, baby!!, scherz Bene.
Non per te, deficiente, rispose Naddi. Tu girati.
Bene sogghign, ma obbed. Tom incroci di nuovo lo sguardo di Naddi, le sue pupille verdi brillavano illuminate dal sole. Fu un breve istante, dur quanto un battito di ciglia. Adesso avrebbe chiesto anche a lui di voltarsi e lui l'avrebbe fatto. Quella faccenda era gi abbastanza umiliante per lei.
Nadja continu a guardarlo e sollev la maglietta, e per un attimo Tom ebbe l'impressione che l'avesse fatto solo per lui. Non pot fare a meno di guardare. Lei si volt verso il canale e si sporse dalla ringhiera. Josh... ehiiii!, grid per superare l'imbarazzo, quasi in tono rabbioso. A Tom sembr pi bella che mai, il seno bianco e perfetto sospeso sopra l'abisso.
Con grande fatica distolse lo sguardo e lo rivolse in basso, verso Josh, aspettandosi di vedere il suo volto sorridente e con gli occhi sgranati, il sorriso del vincitore. Ma la testa di Josh era ancora sott'acqua.
Cazzo, che succede?.
Karin e Nadja rimasero mute a guardare gi, come ipnotizzate.
La superficie dell'acqua si mosse, Josh stava agitando le braccia.
Oddio, gli  successo qualcosa?, sussurr Karin.
Bene si gir a guardare con gli altri. Nadja era impietrita, ancora con la maglietta sollevata. Tom si schiar la voce e le fece un cenno, solo allora lei si copr. Merda, mormor. Avanti Josh. Avanti!.
Tom si tolse la camicia in fretta e furia e slacci la cintura.
All'improvviso la testa di Josh riemerse dall'acqua. Prese una boccata d'aria, poi grid. Non era un grido di trionfo, n di vittoria. Gridava di paura, o per il dolore.
Joooosh!, url Nadja. Che succede?.
Lui non rispose e continu a gridare. La corrente cominciava a trascinarlo via.
Cazzo, mormor Bene. Che facciamo?.
Tom guard gi. Quattordici metri e ventisette centimetri. Fino a quel momento aveva saltato al massimo da tre. Sent la gola stringersi.
Merda, c' qualcosa l sotto, disse Karin. Aveva le lacrime agli occhi.
Dobbiamo andare a prenderlo, disse Tom.
E come?  pericoloso.
Josh continuava a gridare.
Dev'essere lo shock o qualcosa del genere. Dobbiamo aiutarlo.
Io non ci salto l sotto, non esiste. Bene si allontan istintivamente dalla ringhiera.
Tom si tolse i pantaloni e scavalc la ringhiera arrugginita. Il cuore gli batteva come se volesse saltargli fuori dal petto. I suoi pensieri volavano.
Nel giro di un istante ha di nuovo cinque anni ed  sul sedile posteriore dell'auto con Viola accanto.
Al volante c' sua madre, sente il rombo del motore.
Il ramo dell'albero crolla e rimane in orizzontale davanti a loro.
Il tetto viene spazzato via, tutto quello che c' sopra il volante viene spazzato via. Lui e Vi no, perch sono piccoli.
Una pioggia di vetri.
Un boato assordante, il muso della macchina che in una frazione di secondo si trasforma in un ammasso contorto.
Poi suo padre che gli stringe la mano al funerale della mamma. Per un terribile istante lui desidera che i ruoli siano invertiti. Che sia la mano di sua madre a stringere la sua al funerale di suo padre.
Josh! Tieni duro!.
Fu la voce di Karin a interrompere il flusso dei ricordi di Tom. Guard l'acqua che scorreva sotto di lui.
Sta' attento, gli sussurr Nadja.
Cazzo se era alto. Tom sent qualcosa muoversi nella regione inguinale e pens che indossava le mutande pi sfigate di sempre. Quelle bianche della Schiesser. Percep lo sguardo di Nadja su di lui. Sent Josh gridare di nuovo.
E salt.
L'aria sfrecciava intorno a lui. Il coraggio veniva sempre associato a due palle grosse cos, ma Tom scopr che erano solo chiacchiere. Le sue si erano ridotte alle dimensioni di due noccioline.
Entr in acqua di piedi, a pochi metri di distanza da Josh. Le piante dei piedi gli bruciavano. No, era tutto il suo corpo a bruciare. L'acqua gli entr nel naso e la paura gli fece spalancare gli occhi in un mare di bollicine. Mentre affondava sempre di pi sentiva un rombo nelle orecchie, poi tutto a un tratto vide qualcosa sul fondo, accanto a lui. Era Josh? Gli facevano male i polmoni, emise altre bollicine e agit braccia e gambe per tornare a galla. Il sole lo colp in pieno viso, lui toss e si scroll l'acqua dal viso. Josh era un po' pi avanti, pallido in volto, e si agitava furiosamente.
Merda! L'hai visto?, gli disse con voce stridula.
Tom prese una boccata d'aria. Che cosa?
Quella roba l sotto!.
Calmati adesso, sbott Tom.
Calmarmi? E come, cazzo? Come faccio?
Ehi, tutto a posto l sotto?. Era Nadja, che li chiamava dal ponte.
S, tutto a posto, grid Tom. L'acqua gli gocciolava dai capelli negli occhi. Josh, andiamo. Intanto torniamo a riva.
Il labbro inferiore di Josh tremava, non riusciva a coordinare i movimenti. La corrente continuava a trascinarlo indietro, fin con la bocca sott'acqua e sput.
Josh, con calma.  tutto a posto, mi hai sentito? Torniamo a riva. Tom si avvicin con cautela. Vengo da te, okay?.
Lo afferr per un braccio e tent di trascinarlo in direzione della riva, ma Josh lo cacci via agitando le braccia.
Tom, devi prenderlo da dietro, grid Bene dal ponte. E nuotare a dorso.
Tom sbuff. Era pi facile a dirsi che a farsi. Hai sentito Josh? Sto arrivando. Nuotiamo insieme fino alla riva, okay?.
Non attese la sua risposta, gli circond il petto con il braccio, lo fece voltare sulla schiena e si spinse avanti con le gambe. Un istante dopo Josh appoggi tutto il suo peso su di lui e lo fece affondare. Tom agit le gambe con pi energia, cercando di mantenere naso e bocca fuori dall'acqua. Maledizione, ma quanto era lontana la riva?
Almeno Josh aveva smesso di dibattersi e muoveva le gambe in sincrono con quelle di Tom. Il ponte della ferrovia pareva dondolare sopra di loro. Tom aveva l'acqua nelle orecchie e ne mand gi parecchia dalla bocca. A un certo punto sent un dolore acuto nella parte bassa della schiena. Si era ferito contro una roccia poco sopra l'elastico delle mutande. Smise di muovere le gambe e cerc il fondo con i piedi. Finalmente. Terra. Trascin Josh sull'argine. La ferita alla schiena bruciava come fuoco.
Sto bene. Puoi lasciarmi andare, mormor Josh. Non sono pi un bambino.
Risalirono l'argine con le gambe tremanti, fino a raggiungere il prato scaldato dal sole.
Tom si accorse che gli altri non erano pi sul ponte. Forse stavano venendo da loro lungo lo stretto sentiero che conduceva su quella sponda del fiume.
Che cavolo ti  successo?
Mi aveva preso. Te lo giuro, mi aveva preso, sussurr Josh.
Ma che cosa?
Non l'hai visto?
Vuoi dire che c'era qualcuno?
Non hai visto niente?
S, qualcosa, disse Tom. Ma non l'ho visto bene. Pensavo che fossi tu.
No, era lui.
Ma lui chi?
Il morto, disse Josh con un filo di voce.
Vuoi dire che l sotto c'.... Tom deglut e sent i peli rizzarsi sulla nuca. ...un cadavere?. Nonostante il caldo aveva la pelle d'oca.
Josh annu. Quando sono piombato in acqua l'ho toccato. Cazzo, che schifo. Si strofin con vigore le mani sull'erba. Poi mi ha preso il panico e ho provato ad andarmene, ma mi ha trattenuto.
Trattenuto? E com' possibile?, chiese Tom incerto.
Dietro di loro sentirono un fruscio e si voltarono spaventati.
Tutto a posto?. Bene emerse dai cespugli. Dietro di lui c'erano Nadja e Karin.
S, s. Tutto a posto, disse subito Tom. Nadja squadr prima Josh e poi lui, e tutto a un tratto Tom si ricord di essere nudo. Le mutande gli erano calate sui fianchi ed erano cos flosce da farlo sembrare un vero idiota. Sul volto di Nadja comparve un sorriso.
Josh dice che c'era un cadavere in acqua, si affrett a dire Tom.
Il sorriso scomparve. Un cosa?.
Josh raccont di nuovo tutto quanto e gli altri si scambiarono delle occhiate perplesse.
E adesso?, chiese Nadja.
Dovremmo chiamare la polizia, propose Karin.
Bene aggrott la fronte, dubbioso. Non prima di averlo visto anche noi.
Ma sei matto?. Karin si batt la fronte. Io l non ci entro neanche morta. E poi hai sentito che ha detto Josh, ha provato a prenderlo.
Stupidaggini, brontol Bene. Se  un cadavere, non pu prendere nessuno.
E se invece non  cos?
Per questo lo voglio vedere.
Sentite ragazzi, disse Josh. Io non ci torno per nessun motivo. Chiamiamo la polizia.
Ma di!, si accalor Bene.  tutta l'estate che aspettiamo che succeda qualcosa, poi troviamo un cadavere e ve la fate tutti sotto?
Fai presto a parlare tu, brontol Josh. Non c'eri mica tu l sotto.
Bene fece spallucce. Tom per s. E non  mica pallido come te.
Forse l'acqua  contaminata, disse Karin. Chiss da quanto tempo sta l il cadavere.
Per un attimo cal il silenzio.
Be', riflett Tom. Per mica  una pozzanghera. La corrente avr ripulito l'acqua. Gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Per caso avete portato i miei vestiti?
Scusa, li abbiamo lasciati su, mormor Nadja.  successo tutto cos in fretta.
Ma con le mutande calate cos sei molto sexy, ghign Bene.
Tom si sarebbe volentieri sotterrato. Allora li recuperiamo dopo, propose. Chi viene con me?.
Per un momento persino Bene rimase in silenzio, scippato della sua stessa iniziativa. Poi si tolse la maglietta, entr in acqua e cominci a camminare in direzione del ponte.
Che cretinata  quella?, lo apostrof Tom indicando i suoi pantaloni lunghi.
E quella invece?, replic Bene. Tom non ebbe bisogno di guardare per sapere a cosa si riferiva.
Vengo anche io, disse Nadja, in tono un po' incerto.
Coolio!. Bene le mostr i pollici. Da quando era uscita Gangsta's Paradise del rapper Coolio, tre anni prima, quella era diventata la sua esclamazione preferita.
Dio, voi siete matti, disse Karin. Era sospettosamente vicina a Josh e Tom ebbe la sensazione che fosse contenta di restare per un po' da sola con lui.
Avanzarono nell'acqua controcorrente, mantenendosi vicino alla riva. Tom in mutande, Bene con le spalle ossute e i jeans che gli si erano subito inzuppati d'acqua e gli aderivano alle gambe, e infine Nadja, che si era tolta i pantaloncini, sotto ai quali portava delle mutandine da bikini. Si era lasciata addosso la maglietta, per quel giorno aveva gi fatto vedere anche troppo.
Superarono il ponte di qualche metro, poi nuotarono fino al centro del canale e lasciarono che la corrente li trasportasse indietro. L'acqua fredda diede un po' di sollievo alla schiena ferita di Tom.
Dovrebbe essere qui, giusto?, chiese Bene.
Tom annu. Tutto a un tratto si sentiva a disagio. Anche Bene sembrava pi cauto di quanto non si fosse dimostrato sulla riva. Ma adesso non potevano pi tornare indietro.
Tom prese un profondo respiro e si immerse. L'acqua era torbida di detriti e alghe. In quel punto il canale era profondo circa quattro metri. Bene e Nadja si immersero uno alla sua sinistra e l'altra alla sua destra.
Arrivarono insieme sul fondo e videro tutti e tre la stessa cosa. Per un istante Bene smise di nuotare e Nadja emise una nuvola di bollicine, con gli occhi spalancati. Poi si diede una spinta con i piedi, sollevando i detriti sedimentati sul fondo, e prese a nuotare freneticamente verso la superficie.
Tom rimase a fissare il corpo adagiato sul fondale. Era avvolto stretto in una rete con le maglie che sembravano squame. A giudicare dalla statura sembrava trattarsi di un uomo, ma era difficile dire di che et. Aveva il viso sfigurato, la carne gonfia premeva contro la rete. Tra le maglie si intravedeva una camicia chiara. Oltre a lui, nella rete erano avvolte anche delle pesanti pietre, che tenevano il corpo inchiodato al fondale. In corrispondenza del ventre parte della rete si era sfilacciata e galleggiava rivolta verso l'alto, come appesa a qualcosa di invisibile. I capelli del morto ondeggiavano a ritmo con i movimenti di Tom. Sopra di lui la superficie dell'acqua scintillava come argento vivo. La luce caleidoscopica faceva luccicare qualcosa sul fondo, vicino alla mano destra del morto.
Tom si fece coraggio e si avvicin, con la paura che il braccio gonfio del cadavere potesse afferrarlo da un momento all'altro, e raccolse l'oggetto dal fondo. Poi si diede una spinta e nuot velocemente verso l'alto, voleva allontanarsi il pi possibile dal cadavere.
Spunt fuori dall'acqua sbuffando. Il volto di Nadja era pallido e anche Bene non era riuscito a rimanere l sotto molto a lungo.
Ragazzi, esord proprio Bene. Quello  morto stecchito.
Nadja non disse una parola.
Tom mostr loro l'oggetto scintillante. Questa era vicino a lui. Appesa a un cordoncino, una chiave argentata con un cappuccio grigio sull'impugnatura dondolava in mezzo a loro. Nella plastica qualcuno aveva inciso il numero diciassette.

Capitolo 3.

Duomo di Berlino, Domenica 3 settembre 2017, Ore 8,39.

Tom!, lo chiama Peer Grauwein.  appena rientrato nel duomo con la sua valigetta e ha visto Tom sotto l'organo, un po' discosto, affaccendato con le corde che sostenevano in aria il corpo. Gli corre incontro con la tuta in dotazione alla scientifica che fruscia violentemente. Ma che cavolo fai? Sei impazzito? Devo ancora fotografarla.
Tom lo ignora, non pu fare altrimenti. L'attesa non  mai stata uno dei suoi punti di forza, ma in quella circostanza aspettare  assolutamente impossibile. Si accinge a sciogliere anche la seconda corda. Il corpo dondola in aria come una marionetta storta e comincia a scivolare verso il basso.
Paonazzo, Peer Grauwein cerca di strappare la corda dalle mani di Tom. Ancora non abbiamo cominciato e tu gi contamini la scena del crimine?.
Tom lo spinge via, Grauwein  molto pi gracile di lui.
Ti ha dato di volta il cervello?, urla l'agente della scientifica.
Tom fa scorrere tra le dita l'ultimo pezzo di corda. Si  messo dei guanti di latex e ha sistemato un telo di plastica sotto la cupola, per coprire la pozza di sangue e urina. Le gambe del cadavere si piegano, il corpo senza vita vi si accascia sopra, e il suo cuore salta un battito. Ma non serve a niente. Deve sapere. Subito.
Merda, sussurra Grauwein.
Per un attimo cala il silenzio. Ci sono solo quattro persone nella chiesa: Tom, Grauwein e due assistenti, che li guardano impietriti da lontano.
Tom corre tra le file di banchi e raggiunge il centro.
La donna  l, con le gambe piegate in uno strano angolo e le braccia spalancate, assicurate a un'asse di legno infilata dentro la tunica da prete.  alle due estremit di quell'asse che sono agganciate le corde che la tenevano sospesa.
Tom fissa la chiave. Sul cappuccio di plastica grigia  inciso il numero diciassette. Il suo cuore parte al galoppo. Il viso della donna, il suo naso, la sua bocca.  Vi? Ha immaginato un'infinit di volte che aspetto potrebbe avere oggi, si  chiesto se la riconoscerebbe. Forse dal sorriso, dalle fossette, dalla luce nei suoi occhi, dal colore delle iridi. Ma gli occhi della donna sono coperti da un pezzo di stoffa nera.
Tom, che cosa.... Grauwein  in piedi accanto a lui, si dondola sui talloni. Ma che fai?
Zitto, dice Tom con voce roca.
 come se Viola si stesse chinando insieme a lui su quella donna morta. Il pigiama scivola morbido sui suoi fianchi di bambina, i suoi capelli biondi sono tutti arruffati. Anche la donna morta ha i capelli biondi, a parte qualcuno grigio. Vi osserva il corpo e indica la chiave.
Quella  mia. Perch quella donna ha la mia chiave?
Perch sei tu?
Con le dita tremanti, Tom afferra la benda per spingerla verso l'alto. La stoffa  umida e appiccicata alla pelle. Con un movimento dolce ma fermo, Tom la scosta e osserva il volto pallido e vuoto. O almeno ci che n' rimasto. Il suo respiro si fa affannoso, si avvicina ancora di pi al cadavere e si mette in ginocchio. Sente sciaguattare il liquido sotto al telo di plastica.
Grauwein si lascia sfuggire un sospiro che sa di Fisherman. Mentolo, liquirizia, eucalipto.
Sul volto della donna ci sono due cavit scure al posto degli occhi, e sulle guance ci sono le tracce di lacrime scure, a destra e a sinistra del naso. Senza pi occhi, quel viso sembra deforme e senz'anima. La forma di un dito senza impronta digitale. Adesso per Tom  sicuro di una cosa: la donna morta non  Viola.  sulla cinquantina, ha il naso troppo piccolo e gli occhi un po' troppo distanti. No, quel viso non ha niente in comune con quello di sua sorella.
Il sollievo dura solo un breve istante, pochi secondi dopo arriva la delusione. Quella delusione che lui odia cos tanto  il suo tallone d'Achille, lo rende debole, perch a volte vorrebbe lasciar perdere e smetterla di cercare. Una parte di lui lo vorrebbe, vorrebbe lasciarsi tutto alle spalle per sempre.
Merda, sibila Grauwein.  roba grossa.
Che vuoi dire?, chiede Tom, ancora alle prese con se stesso, dimentico del suo ruolo di investigatore.
Non la riconosci?
Dovrei?
Non li guardi i telegiornali?  la Riss. Ex vescovo e pastora del duomo.
Brigitte Riss?. Tom impallidisce. Sei sicuro?. Torna a guardare il volto senza pi occhi.
S. E sono sicuro anche di un'altra cosa: hai appena messo a rischio la tua carriera. Grauwein mastica la caramella che ha in bocca.
Solo adesso che ha smesso di cercare somiglianze con Viola, Tom riconosce Brigitte Riss.  la madre di Karin, certo. Sono passati quasi vent'anni dall'ultima volta che l'ha vista, a parte sulla copertina di qualche libro o sui giornali, quando si  dimessa dal ruolo di vescovo. Quanto tempo  passato? Tre anni? Ripensa a Karin, che si lamentava sempre di sua madre con gli amici. La chiesa di qua, la chiesa di l... Senza tutte queste cazzate protestanti forse pap non ci avrebbe mollate, si era sfogata una volta in un momento di tranquillit sulle rive del canale di Teltow.
La rivede davanti a s, proprio nel giorno in cui hanno trovato la chiave. Le sue argomentazioni, le sue riflessioni di quel giorno... erano sacrosante eppure loro le hanno ignorate.
Bruckmann ti ammazza se lo viene a sapere. Grauwein indica il corpo sul pavimento.
S, probabile, sospira Tom, cercando di mettere ordine tra le sue emozioni. Avete trovato qualcos'altro?
E quando?, sbuffa Grauwein. Abbiamo a malapena sistemato le luci. Dopodich sei arrivato tu a tirare gi il nostro cadavere.
Gi, dice Tom. Scusate. Gli sta simpatico Grauwein, ha un sorriso sbilenco che sembra sempre un po' triste per via del labbro leporino.  un vero professionista e il suo cinismo  superato solo dal suo senso di solitudine e dal suo entusiasmo nei confronti del lavoro. Nonostante la sua stazza, Tom tutto a un tratto si sente piccolo. Gli dispiace aver rovinato il lavoro ai colleghi. Una scena del crimine contaminata  l'incubo di qualsiasi team della scientifica, soprattutto quando  probabile che la procura chieda di avere alla svelta dei risultati.  per questo che il caso  stato indirizzato subito all'lka, il dipartimento per i delitti contro la persona, perch di sicuro verranno fatte un sacco di pressioni. Ma Tom non si pente neanche per un secondo di quello che ha fatto. Se fosse stata Vi, non avrebbe potuto lasciarla appesa lass.
Abbassa lo sguardo sulla chiave, che scintilla argentea sulla tunica della pastora.
Il suo cellulare squilla, il suono riecheggia nella cupola.  Bruckmann. Tom mette il silenzioso. Si sorbir pi tardi la sgridata. Adesso squadra il corpo dalla testa ai piedi, cerca di assimilare tutto ci che vede. Brigitte Riss, le corde appese alla cupola a formare una V. Le carrucole che hanno permesso di tirarla su, il graticcio nero sotto la galleria dell'organo, alla quale sono state assicurate le estremit delle funi. L'atmosfera del duomo, la luce del primo mattino, il silenzio. Cerca di diventare il tipo di investigatore che si immerge, che lascia entrare tutto dentro di s.
Il cellulare riprende a vibrare. Questa volta  Anne.
Non risponde. L'abbraccer quando tutto questo sar finito. Poi gli torna in mente la busta con la polverina bianca. Una ragione di pi per non parlarci adesso.

Capitolo 4.

Stahnsdorf, dintorni di Berlino, Venerd 10 luglio 1998, Ore 16,53.

Tom sedeva su una pietra calda lungo la riva del fiume, aveva le mutande ancora bagnate e stringeva nel pugno la chiave. Dentro di s sentiva un gran freddo. L'acqua gli gocciolava dai capelli e gli scorreva lungo la schiena. La ferita bruciava.
Erano seduti in circolo, come intorno a un fuoco. Bene, Karin e Nadja erano pallidi come fantasmi. Josh invece sembrava pi tranquillo, lo shock degli altri aveva come ridimensionato il suo. Si era rimesso in carreggiata.
L'hanno ucciso, vero?, disse Nadja, constatando l'ovvio. Il suo sguardo si perse nel vuoto.
Non l'hanno semplicemente ucciso, aggiunse Bene. Avete visto la sua faccia? E la rete per conigli?
La rete per conigli?, chiese Josh.
L'hanno annegato, ragazzi.
Dici che l'hanno avvolto l dentro e poi...?
Certo, insieme a quelle pietre. Bene ne deline i contorni con le mani.
Nadja sollev le spalle, come per proteggersi. Volete dire che era ancora vivo quando l'hanno buttato di sotto?.
Silenzio.
Che aveva la sua faccia?, chiese Karin sottovoce.
Tom si schiar la voce. Il groppo che aveva in gola non voleva saperne di scendere. Sembravano dei tagli.
Non volevano che qualcuno lo riconoscesse, riflett Bene.
Forse volevano anche fargli male, disse Tom a bassa voce. Punirlo per qualcosa.
Karin si port una mano alla bocca.
Per non sono stati certo quei tagli a ucciderlo, prosegu Tom. Altrimenti che senso avrebbe avuto la rete e tutto il resto?
Serviva a non farlo spuntare fuori sulla riva? O a impedirgli di nuotare in superficie?, ipotizz Bene.
Se non volevano che qualcuno lo scoprisse potevano seppellirlo da qualche parte. Secondo me questa era pi una punizione. Tom guard i suoi amici uno dopo l'altro.
Perch dici volevano? Secondo te  stata pi di una persona?, chiese Karin.
Non lo so. Per quello  un corpo pesante da sollevare. E in pi c'erano anche le pietre.
Silenzio.
Karin si strofin il collo, nervosa. Dobbiamo... dobbiamo andare alla polizia.
Secondo voi da quanto tempo  l sotto?, chiese Bene.
Tom fece spallucce. Non so bene come funzionano queste cose. Forse una settimana? Altrimenti dovrebbe gi... avere un aspetto diverso.
Smangiucchiato, aggiunse Bene.
Tacquero tutti di nuovo. Il fatto che il corpo fosse l da poco tempo lo rendeva ancora pi minaccioso. Tom alz lo sguardo sul ponte, da dove lui e Josh erano saltati in acqua. Era da l che dovevano aver buttato gi quell'uomo. Era successo tutto cos... vicino! Da un momento all'altro quelle persone potevano spuntare dai cespugli e annegarli tutti.
Dobbiamo andare alla polizia, ripet Karin.
Che facciamo con la chiave?. Josh indic il pugno di Tom, da cui spuntava il cordino. Tom apr istintivamente la mano e mostr la chiave sul palmo.
Consegnarla,  ovvio, disse Karin.
Bene alz gli occhi al cielo. Sei proprio la figlia del pastore eh!.
Della pastora, disse Karin. Mio padre la fede non sa neanche cosa sia.
Gi, infatti se l' filata, la punzecchi Bene.
Piantatela, non ha senso litigare adesso, li interruppe Tom.
Dillo a lui, non a me. Karin serr le labbra, furiosa. C'erano molti argomenti su cui era suscettibile e suo padre era di gran lunga quello principale.
E se l'avessero ucciso proprio a causa di quella chiave?, chiese Josh. Forse  preziosa. Magari apre una cassetta di sicurezza o roba del genere.
Tom aggrott la fronte. Allora perch gliel'hanno lasciata addosso?
Magari non sapevano che ce l'aveva, ipotizz Josh.
Se davvero era cos preziosa, l'avrebbero perquisito per cercarla.
Avevano tutti gli occhi puntati sulla minuscola chiave argentata nella mano di Tom.
Cos' quel numero sulla parte di plastica?, chiese Nadja.
Tom ci pass sopra l'indice. Le cifre erano state incise in profondit, in modo che risultassero nitide e leggibili. Le linee sottili si incrociavano l'una con l'altra. Diciassette, sussurr Tom. Qualcuno ci ha inciso sopra il numero diciassette.
 come ho detto io. Una cassetta di sicurezza, sostenne Josh.
E cosa pensi che ci sia in questa tua cassetta di sicurezza?, chiese Karin.
Dei soldi o roba del genere, disse subito Bene. Gli altri lo fissarono. Be'? Che c'? Ha l'aria di essere una roba mafiosa, no? La rete, le pietre...  come la faccenda delle scarpe di cemento. Ho sentito che in Italia fanno cos. Bene aveva le guance in fiamme. Forse potrebbe trattarsi anche di droga. Ma io punto sui soldi. Un sacco di soldi.
Il pallore diffuso sul viso di tutti i presenti prese a virare verso il rosso dell'eccitazione. Tom si agit sulla pietra su cui era seduto, sempre pi a disagio. Quell'entusiasmo improvviso non gli piaceva. Lo shock del ritrovamento era sparito, si era dissolto come fumo nell'aria. Guard la chiave. E dovette ammettere a se stesso che se doveva scegliere tra nasconderla o consegnarla... be', lo intrigava molto di pi la possibilit di tenersela. Faceva paura, ma era pur sempre un'avventura, di quelle che si leggono nei libri o si vedono al cinema. Quella chiave nascondeva un segreto, un segreto che non si poteva semplicemente consegnare a qualcun altro, o addirittura ignorare.
Io dico sul serio, ragazzi. Secondo me dobbiamo tenercela, disse Josh.
Sei matto?, esclam Karin. C' del sangue su quella chiave, come ti viene in mente di tenerla?
Che palle, sei peggio di mia madre, si lament Nadja. Siamo solo curiosi, nient'altro.
Quindi anche tu stai con lui?. Karin guardava Nadja a bocca aperta. Be' avrei dovuto immaginarmelo da miss ti-faccio-vedere-le-tette. Certo.
 arrivata la signorina perbene, brontol Nadja. Ma era diventata tutta rossa.
Tom, tu che dici?, chiese Karin.
Lo sguardo di tutti si pos su di lui.
L'hai trovata tu.
Gi, sei tu che devi decidere.
Tom si sentiva a disagio pi che mai. Pass in rassegna tutti i suoi amici. Josh era il solito spaccone, e anche Bene. Nadja lo guardava speranzosa. Di colpo tutto dipendeva da lui.
Si schiar la gola. Be', che ne dite di aspettare un giorno? Insomma, ci dormiamo su e domani decidiamo cosa fare.
Karin gli lanci un'occhiata eloquente.
Buona idea, brontol Bene, cercando di sembrare convinto.
S, davvero, annu vigorosamente Josh.
La bilancia pendeva sempre pi dalla sua parte. Per tanto per chiarire: io sono per tenerla. Senza dubbio.
Nadja sorrise e basta.
E il cadavere?, protest Karin. Deve aspettare anche lui fino a domani? Ci avete pensato? Volete davvero andare alla polizia e poi tornare domani con la chiave e dire ops, scusate, questa ce l'eravamo scordata...?
Giusto, ammise Tom. Sarebbe una sciocchezza.
Allora non diciamo niente, insist Josh. Tom non pensava che fosse disposto ad andare cos oltre.
In che senso non diciamo niente?, chiese Nadja. Anche lei tutto a un tratto pareva pi titubante.
Chiss da quanto tempo  l sotto, aggiunse Bene. Ormai  morto, no? Che differenza fa?.
Tom deglut. Bene non si faceva alcuno scrupolo. Lui invece trovava che ci fosse una grossa differenza, ma voleva anche tenere la chiave e non ebbe il coraggio di ribattere. Karin aveva ragione. Se andavano alla polizia quella faccenda finiva l. Si trattava di scegliere, tutto o niente, e lui non ne aveva idea. Non in quel momento almeno. Non l. Aveva sempre trovato difficile prendere una decisione se c'erano troppe persone insieme a lui. Doveva stare da solo per schiarirsi le idee.
Okay, disse con voce roca. Facciamo cos. Adesso andiamo tutti a casa e nessuno dir niente. Domani ci rivediamo sul ponte, alla solita ora. Se abbiamo deciso di tenere la chiave, ce la teniamo. Altrimenti la ributtiamo in acqua, vicino al cadavere.
Per un attimo cal il silenzio. I raggi del sole danzavano sul canale.
Ottima idea, disse Nadja.
Coolio, aggiunse Bene sollevando i pollici.
Io ho gi le idee chiare, disse Josh. Teniamocela.
Karin si limit a serrare le labbra.
Sei in minoranza, sogghign Bene.
Qualcuno ha altro da aggiungere?, insist Tom.
Tutti scossero la testa.
E va bene, mormor Karin.
Si alzarono, raccolsero le loro cose e si avviarono verso le rispettive case, ognuno in una direzione diversa. Tom risal il sentiero fino al ponte, dove c'erano ancora i suoi vestiti. I jeans e la camicia erano caldi e asciutti, le sue stupide mutande invece erano ancora bagnate, ovviamente. Si infil soltanto la camicia, lasciandola sbottonata in modo che non sfregasse contro la ferita sulla schiena. Poi decise di tornare a casa passando dalla scorciatoia del bosco.
Protetto dagli alberi, Tom infil la chiave nella tasca dei jeans e li pos accanto a un tronco. Poi cal le mutande e stava per sfilare una gamba, quando sent un fruscio alle sue spalle.
Tom? Ehi, aspetta.
Rimase impietrito. Era la voce di Nadja. Tent freneticamente di rimettersi quelle maledette mutande, ma rimase impigliato con l'alluce e saltell per mantenersi in equilibrio, rischiando di cadere. Rosso in volto, tir finalmente su le mutande e si volt. Lei l'aveva visto? Aveva aspettato?
Ehi, disse esitante, spostando il peso da un piede all'altro. Lei si avvicin, almeno non stava ridendo. Ma come faceva a non essere nervosa? Da dove prendeva sempre tutta quella sicurezza? Di nuovo quel sorriso, uguale a quello di prima. Leggero come una piuma e difficile da decifrare. Era in piedi davanti a lui e anche se era pi grande di un anno gli arrivava a malapena al collo.
Tutto a posto con la schiena?
La schiena?
Dove ti sei graffiato. Allung una mano oltre la sua spalla per sfiorarlo e lo tocc con la punta delle dita vicino alla ferita. Tom sussult.
Devo soffiarci sopra?
Soffiare?, chiese Tom. Santo cielo, ma non riusciva a fare niente di meglio che ripetere quello che lei diceva? Nadja protese le labbra e gli soffi sul petto, tra i lembi aperti della camicia. Lui sent freddo e caldo insieme. No, non ti preoccupare.
Sei stato coraggioso prima.
Perch?
Sei saltato per Josh.
Anche Josh ha saltato.
S, ma l'ha fatto per me. Era diverso.
Tom annu ed evit di dire che anche lui sarebbe saltato per lei, se glielo avesse chiesto.
Sei saltato per aiutarlo.
Tom non seppe fare altro che annuire di nuovo.
E queste sono le mutande pi brutte che io abbia mai visto, sussurr.
In quel momento, mentre lui voleva solo seppellirsi dalla vergogna, lei infil la mano tra il suo ventre e l'elastico e lo afferr. Tom non sapeva come, ma gli pareva che il sangue non gli arrivasse pi al cervello. E non sapeva nemmeno cosa stesse pulsando di pi, se il suo cuore o il suo coso nella mano di lei. Quello per... non  la schiena, balbett.
Nadja ridacchi.
Infil la mano sinistra sotto la sua camicia e oltre il fianco, fino alla schiena. Quella  qui, giusto?. Le sue dita si muovevano come zampe di ragno, danzando sopra la ferita. Un dolore bruciante gli attravers tutto il corpo. Poi Nadja gli infil la lingua in un orecchio, umida e calda, e lui fu sopraffatto, come da un'ondata.
Le vuoi vedere di nuovo?
Chi, io?, chiese con voce roca, sentendosi un completo idiota nello stesso istante in cui apr bocca. Anche Josh si sarebbe comportato da imbecille in quella situazione?
Toccami, gli sussurr Nadja all'orecchio.
Tom si sentiva inerme e quasi incosciente. Sentiva le farfalle turbinare nel suo stomaco. La ferita alla schiena non gli faceva pi male.

Capitolo 5.

Berlino, quartiere di Prenzlauer Berg, Domenica 3 settembre 2017, Ore 8,48.

La dottoressa Sita Johanns  nuda, in piedi davanti al suo specchio a figura intera, e cerca di valutare i graffi che il gatto le ha lasciato sulla schiena.
Intorno a lei regna quel disordine che sua madre definisce da sempre caos da studente. Fin da piccola Sita ha sempre odiato le faccende di casa. Certo, un paio di cose hanno un posto fisso in casa: lo spazzolino elettrico, le chiavi, il barattolo del t, i preservativi, il lampadario e la lounge chair, la sua sedia relax, che ha comprato usata, pagandola quasi quattromila euro.  comoda tanto quanto era cara, solo che adesso non riesce quasi a sedercisi. Il resto degli oggetti di casa va, viene e si ferma dove capita, ma lei non ha molta roba e l'appartamento misura circa centoventi metri quadrati, perci il disordine in fondo non si nota, pensa. Sua madre certamente non sarebbe d'accordo, ma del resto lei non capisce nemmeno perch non abbia fatto scrivere dottoressa sulla porta.
Perch  una specie di seconda pelle che indosso quando vado al lavoro.
Passa con cautela le dita sopra i graffi che ha sulla schiena. Alle sue spalle lo smartphone comincia a vibrare e cade sul pavimento accanto al futon.
Sita fa lo slalom tra i vestiti sparpagliati per prenderlo. Sullo schermo legge il nome Bruckmann.
Johanns, risponde, con un tono meno affabile di quanto vorrebbe. Ai comandi c' ancora Sita numero uno, e poi  domenica mattina,  stanca e vorrebbe solo starsene in pace.
Sita? Ho bisogno di lei e delle sue competenze. Subito.
Quel Bruckmann chiama tutti per nome, ma  solo una dimostrazione di forza, speculare alla sua abitudine di non presentarsi mai per cognome.
Di che si tratta?, chiede Sita in tono sicuro. Si sta gi trasformando in Sita numero due.
La situazione al duomo. Ha gi saputo?
No. Lancia un'occhiata allo specchio.  strano essere al telefono con il suo vecchio ufficio, e proprio con Bruckmann, mentre  nuda. Non ha neanche la parrucca.
Perch non ha chiamato un profiler della vostra squadra?
Dopo di lei non abbiamo trovato nessuno con le stesse competenze in ambito psicologico. E comunque sono pieni di lavoro. Ci metterebbero una settimana a esaminare la documentazione e a farmi rapporto, e a quel punto non mi servirebbe pi a niente.
Quindi  in questa direzione che soffia il vento. Affiancamento nelle indagini. Di solito i profiler dell'lka vengono chiamati in causa se gli investigatori finiscono in un vicolo cieco. Per questo molti di loro fanno solo lavoro d'ufficio, valutano i casi in base alla documentazione prodotta, come suggerisce del resto il nome ufficiale del dipartimento a cui appartiene la loro squadra: unit valutazioni. Se all'epoca non fosse stata costretta ad adeguarsi, Sita sarebbe stata la prima a dirlo: troppa teoria, scarsa presenza sulla scena del crimine. In ogni caso quella di Bruckmann  essenzialmente una domanda retorica. Lei dir di s, non pu che dire di s, perch  Bruckmann che chiama.
Quanto pagate?
Tariffa giornaliera per la consulenza psicologica esterna, pi rimborso spese. Contenta?.
Sita gioisce in silenzio. Quei soldi le fanno molto comodo e sente gi un formicolio nello stomaco. Azione. Adrenalina. Va bene, risponde con calma.
Ottimo, brontola Bruckmann.  a casa?. Suona pi come un'affermazione che una domanda. Morten passa a prenderla tra due minuti. La aggiorner lui.
Oh no, ma perch proprio Morten? La fa sentire come quando andava all'asilo, ai tempi della ddr. Lei era la ragazzina diversa, la figlia bastarda e di colore di un Gastarbeiter arrivato dalla repubblica comunista sorella di Cuba. La ragazzina che nell'ottica del governo falce e martello non sarebbe mai dovuta nascere. Morten ha due bambini e tra il suo status di uomo sposato e il suo titolo di commissario c' un ampio spazio in cui albergano desideri mai esauditi. Quando la guarda, i suoi occhi cercano di non far trapelare la repulsione che prova... e allo stesso tempo l'istinto di trascinarla in qualche lurido cortile posteriore e prenderla l, tra i sacchi dell'immondizia.
Bene. Allora mi sbrigo.
S, per favore. E Sita? C' un'altra cosa.
S.
Sul posto trover Tom Babylon, dell'mk7. Questo non  il suo caso, glielo faccia entrare bene in testa, perch a quanto pare non l'ha capito.
Perch?
Perch non l'ha capito? Non ne ho la pi pallida idea, risponde Bruckmann irritato.
No, perch devo spiegarglielo io?
Adesso la smetta di tirarsela, Sita.
Sono una psicologa, non una babysitter.
Fa lo stesso, ribatte Bruckmann. Spesso gli capita di essere pi diretto di quanto abbia intenzione, ma non  mai stato sfacciato e pretenzioso come adesso. Si occupi di rimetterlo al suo posto. Poi un clic, il capo dell'lka1 ha riattaccato.
Sita getta il telefono sul letto e si guarda un'ultima volta allo specchio.
Le pare di riconoscere una sconosciuta che  appena andata via. Una sconosciuta che le era familiare, con la pelle scura, gli occhi marroni, i capelli cortissimi, la cicatrice sulla mascella e il segno della bruciatura sul seno destro.
Rimetterlo al suo posto, ha detto Bruckmann. Alla fine si tratta sempre di questo. Chi non resta al suo posto si fa male. Ma anche chi ci resta.
Il formicolio si fa pi intenso.

Capitolo 6.

Duomo di Berlino, Domenica 3 settembre 2017, Ore 9,13.

Non pensare che ti coprir se questa cosa salta fuori, brontola Grauwein scattando un'altra foto con la sua Nikon. La macchina fotografica digitale simula il suono di quella analogica e Grauwein schiocca la lingua. Lui e Tom sono sul tappeto rosso, spalle all'altare, e l'obiettivo della Nikon  rivolto verso la cupola.
Grazie, dice Tom.
Non mi ringraziare! Ci manca solo che qualcuno si metta in testa che l'ho fatto per te. Grauwein indica la pastora del duomo, Brigitte Riss, di nuovo appesa in alto come se nulla fosse accaduto. Avrei dovuto tirarla su di nuovo in ogni caso. Se mi presentassi senza foto non salterebbe solo la tua di testa.
Comunque grazie, dice Tom.
Beier, Brne. Venite qua per favore, chiama Grauwein.
I due assistenti interrompono le loro attivit e si avvicinano, facendo frusciare le tute nel silenzio che regna sotto la cupola. Uno dei due ha il pizzetto e uno sguardo un po' arrogante, cosa che gli ha fatto guadagnare il soprannome di Brne, anche se di fatto non ha nulla in comune con il tecnico forense della televisione. Beier invece non ha la barba,  biondo e cos secco da far pensare che il suo lavoro gli tolga completamente l'appetito.
Capo, dice quando arrivano da loro.
Brne invece sta zitto. Non  un grande fan della parola che comincia per C.
Lo sguardo di Grauwein si sposta sull'ingresso principale, da dove provengono dei rumori. Prima di tutto, nessuno deve sapere che la signora  stata gi calata gi. Non ci facciamo una bella figura.
Brne inarca le sopracciglia. E se....
Rispondo io alle domande. Solo io. Grauwein lancia a Tom un'occhiataccia.
Il portone d'ingresso si apre e i passi rapidi del commissario Jo Morten risuonano nel duomo. Insieme a lui ci sono due agenti in uniforme e una donna che a giudicare dalla carnagione e dai capelli scuri sembra latinoamericana. Al contrario di Morten ha lo sguardo fisso a terra, forse vuole risparmiarsi la vista del cadavere. Tom ricorda vagamente che ha gi lavorato come psicologa per l'lka, ma il suo nome non gli viene in mente.
Insieme ai colleghi, nella chiesa penetra anche un mormorio, quello della folla sempre pi nutrita di curiosi che si sta radunando fuori. Alle dieci di solito c' la messa, e turisti e fedeli si sono uniti ai giornalisti davanti alle transenne. Tom riesce a immaginare perfettamente la scena.
Mi sono spiegato?, sibila Grauwein.
Certo, brontola Beier. Brne mette il muso e Tom spera che sappia almeno stare al suo posto.
Non siete ancora andati avanti?, grida Morten a una ventina di metri di distanza. La sua voce nasale riecheggia in tutto il duomo.
Che vuol dire avanti, pallone gonfiato?, mormora Grauwein.
Guarda che ti ho sentito, Grauwein, risponde lui. L'eco. Ridacchia e si sfiora l'orecchio destro con l'indice. Il mignolo rimane all'ins e sembra che stia facendo le corna. Per avere pi di cinquant'anni, Morten ha ancora un sacco di capelli scuri e folti, con solo qualche chiazza grigia, e perfettamente pettinati.
Se ne sai di scienza forense quanto ne sai di acustica, almeno si spiega la tua inefficienza.
Grauwein arrossisce di rabbia, ma tace.
Beier e Brne si dileguano e tornano al loro lavoro.
Ciao, Joseph, dice Tom, affondando le mani nelle tasche della giacca.
Morten si ferma davanti a loro,  snello, un po' pi basso di lui, e accenna un sorrisetto. Tom sa che preferisce il diminutivo Jo, e Morten sa che Tom lo sa.
Qualcuno ha fatto casino, dice Morten.
Ah s?, risponde Tom, restituendogli l'occhiata penetrante. Maledizione, doveva lasciare il cadavere dov'era. Se Morten ha capito, le cose si mettono male per lui. Sarebbe la terza volta che finisce davanti alla commissione interna.
E chi, secondo te?
La nuova coniglietta di Rainer, alla centrale. Quella con la vocetta acuta, dice Morten.
Tom ricorda la telefonata di quella mattina, il tono di voce acuto e nervoso. Coniglietta.  evidente che alla psicologa non vadano molto a genio i modi di Morten: i suoi zigomi sporgono sotto la pelle bronzea. Sotto l'orecchio destro a Tom sembra di vedere una cicatrice, per lo pi coperta dai capelli.
Non vuoi sapere che casino ha combinato?, dice Morten.
Immagino ti riferisca al fatto che ha chiamato me e non te.
Ma guarda, il grande Babylon. Morten digrigna i denti giallastri, per via del t e della nicotina. Si capisce subito che fai l'investigatore.
In questo caso non c'era molto da investigare.
Gi, risponde secco Morten. Alle sue spalle il cadavere dondola illuminato dai riflettori.
Io mi metto al lavoro, dice la psicologa a bassa voce.
Morten si volta a guardarla. Non te l'ho chiesto, mi sembra.
No, risponde lei tranquilla. Ma se stiamo giocando a chi ce l'ha pi lungo pu telefonare a quello che invece me l'ha chiesto.
Morten la squadra per un lungo istante dalla testa ai piedi, con aria di sufficienza. Non perch non sia attraente, anzi, ma  come se avesse bisogno di un momento per mandare gi il fatto che lui  un uomo e lei una donna.
Va' a fare quel che devi fare.
Tom reprime un sorrisetto.
Dottoressa Sita Johanns. La psicologa gli porge la mano. Dev'essere alta circa un metro e ottanta, i suoi occhi scuri non tradiscono nulla di lei.
Tom Babylon.
Il grande, dice lei sorridendo.
 il nome che fa impressione, sorride lui di rimando.
Morten si volta e brontola. Be', ci vogliamo dare una mossa?.
In tutto il duomo si sentono fruscii e cigolii.
E spegnete un paio di lampade, questi affari ti accecano. O non avete ancora finito con le foto?
Posso chiamarla Tom?, chiede Sita.
Quindi Bruckmann ha pensato di mandare una psicologa per fermarmi?
 necessario che qualcuno la fermi?
Lasci perdere, risponde Tom.
Lasci perdere cosa?
Questi giochetti.
Quali giochetti?
Le domande. Sono solo un modo per non dire niente e mantenere il controllo della conversazione.
Accidenti, dice lei. Allora  sveglio davvero.
 ironica?
Almeno non era un'altra domanda.
Una delle lampade si spegne e il viso di Sita Johanns tutto a un tratto viene avvolto dalla penombra. Nei suoi occhi brillano minuscoli puntolini dorati, il riflesso delle decorazioni dell'altare.
Facciamola breve, dice Tom. Bruckmann l'ha fatta venire per chiarirmi che sono fuori da questo caso, giusto?.
Lo sguardo di Sita si fa freddo. Per prima cosa mi ha pregata di affiancare l'indagine.
E poi di togliergli la castagna dal fuoco.
Se con la castagna intende lei, s.
Se Bruckmann vuole togliermi il caso, me lo deve dire lui.
Non l'ha gi fatto?
Di persona, ribatte Tom. Fino a quel momento seguo anche io le indagini.
Alle loro spalle si sente un rumore, Brne  andato a sbattere contro uno dei banchi.
Ehi, sta' attento, non farla cadere, grida Beier.
Sita Johanns si volta e lancia una rapida occhiata al cadavere. L'angelo nero viene scosso da uno strattone della corda, il corpo si dimena in maniera grottesca. Beier e Brne cominciano lentamente a farlo scendere. Sita torna a voltarsi verso Tom, per un breve istante si  come aperta una crepa nella sua facciata.
Perch vuole avere questo caso a tutti i costi?  solo vanit?. Poi indica Morten con un cenno del capo. O  per dare fastidio alla concorrenza?
Quello semmai  pi un problema suo.
E allora perch?.
Tom non risponde, si sente a disagio. Di solito negli interrogatori  lui quello che fa le domande, in pi quella Sita Johanns ha qualcosa di inquietante. Ha afferrato l'osso e non vuole mollarlo.  perch conosce la donna morta?.
Tom ci mette un istante di troppo a rispondere.
Perch mai? Dovrei?
Adesso  lei che fa le domande. Sta cercando di controllare la conversazione?. Ancora uno scintillio dorato nei suoi occhi.
Non la conosco.
Come fa a saperlo?  ancora appesa lass, con gli occhi bendati.
Tom apre la bocca, poi la richiude. Non gli viene in mente nessuna risposta. Sita Johanns lo sta fissando,  come avere una torcia puntata in viso.
Basta con le chiacchiere, dice infine Tom. Ma  troppo tardi ormai, lei ha capito che qualcosa non va. Ha capito di averlo scoperto, anche se ancora non sa bene che cosa ha scoperto.
Che legame ha con lei?, chiede la psicologa.
La smetta. Non ho intenzione di giocare con lei.
Lasci perdere questo caso o sar costretta a smascherarla. Lei e i suoi colleghi.
Come scusi?
Mi creda, dice lei freddamente. Ancora non so cosa  successo qui, ma anche solo da come ci ha guardati Peer Grauwein quando siamo entrati, ho capito subito che c'entra anche lui.
Tom lancia un'occhiata dietro di lei, Grauwein  l, poco lontano, e si sta chiaramente sforzando di ignorarli.
Vuole farlo davvero?, chiede Tom.
Sita Johanns sorride. Salga in macchina e se ne vada a casa, e non succeder niente.
Davvero vuole lavorare con Morten? Quello  un....
So benissimo cos'. Ma in questo caso non....
Merda! Ma che roba ?, esclama qualcuno.
Sotto l'organo, a una ventina di metri da loro, un agente fa cenno di avvicinarsi.  giovane, Tom non lo conosce, ed  in piedi davanti alla grata nera alla quale erano assicurate le corde. Tra le sbarre appuntite si intravede uno scintillio dorato.
Ci serve una chiave, grida l'agente. C' un altro cadavere qua dentro.

Capitolo 7.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Domenica 3 settembre 2017, Ore 9,21.

Lui  tornato, sussurra Klrchen in tono solenne.
La paziente della stanza 128  seduta sull'orlo del letto con sguardo trasognato, come affacciata a una finestra che d su un altro mondo, quando Friderike Meisen entra nella stanza oscurata. La tirocinante esita e lascia cadere la mano in cui tiene il dispenser dei medicinali. Le pillole sbatacchiano nei minuscoli scomparti azzurrini.  la prima volta che Friderike mette piede nella stanza 128.
Lui  tornato. Non pu evitare di pensare al film tratto dal libro di Timur Vermes. Il libro non l'ha letto, ha visto solo il film sul suo cellulare, scroccando l'accesso a una piattaforma di contenuti web.
Quella paziente per non guarda mai film. Forse legge? Friderike scorge il profilo di Klrchen davanti alla finestra oscurata con le lenzuola,  smunta e con le spalle cascanti, potrebbe avere trenta o anche quarant'anni. Il letto su cui  seduta  rifatto di fresco, e lei tiene i piedi composti, uno accanto all'altro, sulla moquette chiara.
S. Io lo so. Lui  tornato.
Dice a me? Friderike non ne  affatto sicura, forse Klrchen sta parlando con se stessa. In fondo lei  nuova qui, una nuova leva, come l'ha presentata la direttrice due settimane prima al resto del personale. Diciannove anni appena compiuti, bionda, corporatura media, naso e bocca minuti. Non ha detto a nessuno che suo padre  neurologo, non vuole lasciar intendere che si crede migliore degli altri. Del resto nemmeno suo padre la ritiene migliore di nessuno, si cura molto di pi del suo fratellastro Volker, che da due anni studia medicina a Heidelberg, vive ancora a casa con loro ed  sempre pi insopportabile. Che altro poteva fare se non andarsene? Solo dopo ha scoperto che suo padre ha dato una spintarella alla sua domanda di assunzione qui a Berlino. Ha telefonato al professor Wittenberg per mettere una buona parola per lei.
 la sua terza settimana alla clinica e per la prima volta le fanno fare qualcosa di diverso dal piegare le lenzuola e preparare il caff.
Klrchen  innocua, le hanno detto i colleghi. Deve solo portarle le sue pillole. Adesso per si sente a disagio, un'intrusa in un mondo privato che non conosce.
Datti una mossa, pensa. Se vuoi fare questo lavoro non puoi farti spaventare dalla prima paziente. Cerca di stabilire un contatto. Sii gentile!
Friderike si schiarisce la gola. Mi scusi, chi  che  tornato, signora... ehm.... Guarda la scatoletta con le pillole, sull'etichetta adesiva c' scritto Klara Winter. ...signora Winter.
La paziente alza lo sguardo e fissa la tappezzeria grigia di fronte al letto. Lui, risponde inarcando le sopracciglia sottili. Le sue pupille sembrano cercare un punto preciso sulla parete.
Ah, capisco, dice Friderike confusa, seguendo il suo sguardo. Solo adesso nota che i disegni sul muro non sono affatto tappezzeria. L'intonaco  ricoperto di piccole cifre scritte a matita che arrivano fino al soffitto, divise in blocchi quadrati, di cinque o sei file. La parete frontale ne  piena, e anche il muro intorno alla finestra oscurata. Solo negli angoli si intravede ci che resta della tappezzeria verdognola originaria.
Le ho portato le sue pillole, dice Friderike, decisa a non lasciar trapelare il suo sconcerto. Posso chiamarla Klara?.
Klara Winter scuote la testa.
Friderike le d il dispenser con le pillole gi suddivise. Obbediente come sempre, Klrchen tira fuori le pillole della mattina. Friderike si avvicina alla parete, i blocchetti di numeri sono in realt un calendario. Ognuno rappresenta un mese, dodici blocchetti compongono un anno. Friderike passa in rassegna con lo sguardo quelle file che le paiono infinite. Quanti anni saranno? Proprio di fronte a lei, in lettere minuscole, si legge la parola dicembre sopra uno dei mesi. L'ultimo numero del blocchetto attira la sua attenzione e per un momento Friderike pensa di aver visto male. E invece no: l'ultima cifra del blocchetto di dicembre  trentadue. In quel momento si accorge che c' anche un'altra cosa che non va.
Curioso, pensa Friderike.
Con la coda dell'occhio vede Klara Winter che lascia cadere le pillole della mattina sul pavimento e le spinge sotto al letto con un piede.
Ehi? Non va bene cos!, l'ammonisce Friderike severa, sentendosi subito una brutta persona per lo sgradevole tono accondiscendente con cui si  rivolta alla paziente. Sembrava che stesse parlando a un'idiota o a una bambina piccola. Invece si era ripromessa di trattare i pazienti in modo diverso, di non avere lo stesso atteggiamento presuntuoso e paternalista degli infermieri e delle infermiere pi anziani. I pazienti sono persone come tutte le altre, solo un po' diverse, e lei non vuole stigmatizzarle.
Perch l'ha fatto?, le chiede con voce pi amichevole.
Non lo so, mormora Klara Winter, rovesciando anche il resto delle pillole sul pavimento. Le minuscole compresse rimbalzano sulla moquette. Forse non mi piace prenderle.
Signora Winter, dice Friderike, sinceramente interessata. Chi  lui? Magari pu presentarmelo una volta o l'altra.
Oh, lui non si presenta. Lui sceglie.
E ha un nome?
Un nome. S.
Me lo vuole dire?.
Adesso Klara Winter la sta guardando dritta in faccia. I suoi occhi sono grandi e agitati, le iridi grigio-azzurrine sembrano riflettere il colore delle pareti della stanza. Muove le labbra senza emettere suoni.
Deve parlare pi forte, signora Winter.
Ges, dice a bassa voce.
Ges? Intende quel Ges?
 lui.  uguale.
Ah, dice Friderike, sforzandosi di restare seria. Ha giurato di accettare i pazienti per come sono, per quanto strani. E l'ha visto qui?
Come lo sa?, chiede la paziente guardandosi intorno, come se si sentisse osservata.
Be', risponde Friderike, azzardandosi a farle l'occhiolino con un'aria da birbante. Non le capita molto spesso di uscire, no?.
Klara Winter scuote la testa nervosamente e accenna un sorriso.
Ges poi mi pare un po' anziano per lei, dice Friderike.
Ha sempre la stessa et.
Uhm, in effetti ha ragione. In fondo  il Figlio di Dio, non credo abbia problemi di invecchiamento. Ride per la battuta, adesso le sembra di cavarsela bene.
E che cosa voleva, signora Winter?
Salvarmi.
Friderike annuisce e rimane in silenzio per un momento. Per non credo che gli piacerebbe molto quello che ha fatto con le pillole.
Ma non vorrebbe che le prendessi, vero?
Al contrario, sono sicura che invece vorrebbe proprio che lo facesse.
Klara Winter socchiude gli occhi.
Sa una cosa?. Friderike si china e raccoglie le pillole dalla moquette. Quei maledetti affari sembrano tutti uguali. Possiamo fare cos: vado a prenderle delle altre pillole e mentre vado mi affaccio in cappella a chiedere a Ges se per lui va bene. Se mi dice di s torno da lei, cos pu prenderle.
Klara Winter aggrotta la fronte con un'espressione ostile, ma rimane in silenzio.
Tutto a un tratto Friderike si sente a disagio, come se avesse superato una linea invisibile. Non mi guardi cos. Torno subito da lei.
Fa per uscire, ma lo sguardo le cade di nuovo sulla parete coperta di numeri e si ferma.
Ah, volevo dirle una cosa. C' un piccolo errore nel suo calendario. Perch il diciassette...?
Non c' nessun errore, grida Klara Winter alle sue spalle.
Friderike non fa in tempo a voltarsi. Qualcosa la colpisce sulla schiena, lei cade in avanti e sbatte il naso sul legno di un comodino. Poi perde l'equilibrio e si accascia sulla moquette, che  molto meno morbida di quanto pensasse. Con un gemito si volta sulla schiena. Alzati, pensa. Non puoi restare cos per terra. Poi vede il volto di Klara Winter, angosciato e furioso.
Friderike si alza e si porta una mano al naso, da cui gocciola del liquido caldo color rosso scuro. Le fa male, un male cane.

Capitolo 8.

Duomo di Berlino, Domenica 3 settembre 2017, Ore 9,37.

La grata nera  ancora chiusa a chiave. Il tempo scorre lento e vischioso, come resina su un tronco d'albero. C' un silenzio buono e un silenzio cattivo, e questo  certamente del secondo tipo, o almeno cos la pensa Tom. Non parla e agita i piedi nervoso, in attesa del secondo cadavere.
Peer Grauwein si mette in bocca l'ennesima Fisherman, Jo Morten cammina inquieto avanti e indietro poco distante. Sotto la stoffa dei pantaloni, in corrispondenza della tasca, si scorge una sagoma quadrata. Ma non aveva smesso di fumare?
E dov' il custode del duomo con le chiavi? Sono passati pi di dieci minuti da quando si  precipitato nel suo ufficio, insieme a Sita Johanns.
Dietro le sbarre brilla una sorta di lussuosa bara, la superficie  dorata, ma c' anche un velo di nero, come se fosse sporca di fuliggine. Dietro, sul pavimento di pietra, si vede una testa. Grauwein la illumina, la luce fredda della torcia a led fa scintillare il sangue scuro tra ciuffi di capelli grigi e radi.
 come se la conversazione con Sita Johanns non fosse mai avvenuta, la scoperta del secondo cadavere l'ha rimandata a data da destinarsi. Tom non sa dare una direzione ai suoi pensieri. La pastora morta, Vi, la chiave con il numero diciassette e nella tasca dei suoi pantaloni il foglio ripiegato con dentro la cocaina, o qualsiasi cosa sia.
Ehm, Peer?
Hm.
Mi fai un favore?
Un altro?.
Tom gli porge il pacchettino. L'ho preso a una testimone, mi serve un'analisi. Per adesso la signora non vuole parlare... ma con un po' di aiuto....
Grauwein sposta la Fisherman da una guancia all'altra. Sotto quale caso lo registro?
Schiffner. Schiffner era uno degli squali della citt, gestiva club, un grosso giro di prostituzione, e forse anche di droga. Quattro mesi fa qualcuno gli ha sparato nel suo club di punta, l'Odessa.
Per le impronte sar difficile. Grauwein lancia un'occhiata di rimprovero alle dita di Tom, strette intorno al foglio.
Di quelle non m'importa. Dimmi solo cosa c' dentro.
Con l'abilit di un borseggiatore, Peer Grauwein fa sparire il pacchettino in una busta di plastica. Priorit?
Alta.
Alta? Sei pazzo? Questo semmai ha la priorit alta, dice Grauwein agitando un dito per indicare la scena del crimine in cui si trovano.
In quel momento risuonano dei passi. Ecco!. Il custode del duomo sbuffa come se stesse trasportando dei mattoni. La chiave che ha in mano sembra nuova, come se non fosse mai stata usata.  agganciata a una targhetta di plastica viola dove c' scritto fg1. Federico Guglielmo i, spiega porgendola a Tom e ignorando completamente Jo Morten. L'espressione del commissario dice tutto. Perch ci  voluto cos tanto?.
Il custode grassottello alza le spalle, come se volesse scomparire. Il mazzo di chiavi ... non lo trovavo.
Il che probabilmente spiega come ha fatto l'assassino - se  uno solo - a entrare.
Tom infila la chiave nella serratura.
Come ha fatto a entrare stamattina allora?, chiede Grauwein.
La chiave del portone d'ingresso la porto sempre con me, il resto del mazzo no, spiega il custode. Lo sa quante porte ci sono qui? Pi di cinquecento, e.... L'occhio gli cade sulla testa del morto e ammutolisce.
Va bene, ne parliamo dopo, dice Tom con calma, facendo un cenno a Sita Johanns. Lei prende sottobraccio il custode e lo guida fino a un banco poco lontano.
Un clic metallico, una spinta, e la grata si apre senza far rumore. Per un attimo Morten, Grauwein e Tom rimangono fermi sulla soglia, come se ci fosse una barriera invisibile. La targhetta della chiave dondola ancora nell'aria. Un riflettore viene puntato contro il sarcofago dorato, che risplende. Delle zampe di leone dorate appoggiano su uno spesso piedistallo nero; sul pavimento subito dietro c' una pozza di sangue.
Non avvicinatevi direttamente, muoviamoci tutto intorno alla grata.
Sarebbe meglio se mi lasciaste fare il mio lavoro prima, dice Grauwein di malumore, prendendo la Nikon appesa al collo con una cinghia sottile. Nessuno risponde. L'unico rumore che si sente  il respiro di ciascuno di loro. Grauwein emette una sorta di fischio leggero, conseguenza del setto nasale deviato.
Il morto  un uomo sulla cinquantina.  incastrato tra la parete di fondo e il sarcofago, indossa una giacca grigia e dei pantaloni con le pinces che hanno asciugato parte del liquido scuro sul pavimento. All'anulare sinistro porta una fede, cos stretta che sembra tagliare la carne.
Che casino, brontola Morten.
Grauwein fotografa tutto con metodo, poi volta il cadavere sulla schiena. Il liquido della pozza  vischioso. Lo stomaco di Tom si fa sentire e gli ricorda che oltre a Tom Babylon investigatore dell'lka, c' anche Tom Babylon uomo come tutti.
I capelli radi del morto gli stanno ritti sulla testa, gli occhi sotto le sopracciglia cespugliose sono stati cavati con feroce brutalit e sul collo, in corrispondenza della giugulare, si vede una profonda ferita. Il flash della macchina fotografica acceca Tom, imprimendosi sulla sua retina. Con le dita avvolte nel latex, Grauwein tasta la mascella del morto.  rigida. Le braccia invece si riescono ancora a muovere. Tre ore, mormora lui. Forse anche quattro. In ogni caso  morto qui, altrimenti avremmo trovato tracce di sangue anche altrove.
Tom si volta a guardare la cupola, dove il corpo di Brigitte Riss  ancora sospeso. Beier e Brne hanno interrotto il loro lavoro. Tutto il resto di ci che  accaduto qui  secondario, lui deve trovare il modo di impadronirsi della chiave.
Morten nota il suo sguardo e indica con un cenno del capo il morto dietro il sarcofago. Un danno collaterale?.
Danno collaterale. Tom si chiede se anche lui tra vent'anni avr perso ogni traccia di empatia. A volte gli sembra impossibile che accada, altre invece gli pare inevitabile. Questo poveretto non sembra parte della messinscena, risponde. Anzi, l'hanno lasciato dietro le quinte.
Scambia un'occhiata con Grauwein, entrambi stanno pensando a Brigitte Riss, anche a lei hanno cavato gli occhi. L'assassino  lo stesso, questo  fuori discussione.
Bene, brontola Morten. Quindi concentriamoci prima di tutto sulla donna.
Peer, dice Tom, puoi provare a scattargli una foto del viso che sia un po' meno terrificante?
La situazione  quella che , mormora Grauwein.
Prova a farla in bianco e nero e chiedi alla nostra psicologa di mostrarla al custode del duomo. Magari lo riconosce.
Tom, posso ricordarti che non hai l'autorit per dare ordini qui?, sbotta Morten. E tu, Beier, fai scendere quella donna. Voglio sapere chi , il resto pu aspettare. Come si chiama il custode?
Becher, credo.
Il medico non gli ha gi dato un calmante?
S, certo.
Allora pu benissimo venire a vedere il cadavere, senza bisogno del vostro servizio fotografico.
Grauwein mostra il dito medio alle spalle di Morten, poi scatta un'ultima foto in bianco e nero e torna al centro del duomo, mentre il suo cellulare squilla. Le note iniziali di Sex Machine risuonano sotto la cupola. Sita Johanns si volta e reprime una risata. Accanto a lei c' Becher, pallido e rigido come un ciocco.
Non la sopporto quella, bisbiglia Vi a Tom.
Fa solo quello che le hanno chiesto di fare, spiega lui.
Dovrebbe andare a farlo da qualche altra parte.
 Bruckmann. Non vuole che io stia qui.
Lo stesso Bruckmann di prima?
S, quello.
Possiamo andare a prendere la mia chiave?
Non  tua quella chiave, Vi. Per s, adesso andiamo a vedere.
Viola scompare rapidamente com' arrivata. Tom ha imparato a convivere con le sue apparizioni, in fondo sa bene che arriva solo quando lo vuole lui.
Si avvicina al punto in cui nel frattempo  stato deposto il cadavere di Brigitte Riss. Il flash di Grauwein riprende a ronzare. Morten fa cenno a Sita Johanns e a Becher di avvicinarsi, ma i due lo ignorano.
Gli agenti della squadra forense rimuovono con cautela la benda che copre gli occhi della donna.
Merda, brontola Morten.
 l'ex vescovo, Brigitte Riss, dice Grauwein turbato, e riesce persino a far sembrare che l'abbia scoperto solo ora.
Merda, ripete Morten.
Tom rimane impietrito. Sulla tunica della pastora non c' pi nulla. Maledizione, dov' la chiave?, sussurra.
Che chiave?, chiede Morten.
Nel duomo cala il silenzio.
La chiave. Aveva un cordoncino appeso al collo, con una chiave.
Lo sguardo di Morten si sposta da Tom a Grauwein, e ritorno.
Ed  Grauwein a distogliere gli occhi per primo.
Grauwein? Lei ha visto una chiave?, chiede Morten. O qualcun altro l'ha vista?.
Tutti tacciono. Grauwein annuisce. L'ho vista dall'obiettivo, quando ho zoomato.
Morten guarda prima lui e poi Tom. Qualcuno pu spiegarmi che succede? Che chiave era? E perch adesso non c' pi, maledizione? Questa  la scena di un crimine. Non pu essere sparita cos!.
Ehm... scusate?. Sita Johanns si sta avvicinando.
Che c'?, ringhia Morten.
Il morto dietro al sarcofago reale. Il signor Becher crede di averlo riconosciuto.
Senza foto? Da dietro?. Morten indica bruscamente il banco della chiesa sul quale il custode del duomo  miseramente appollaiato.
Dice che l'ha riconosciuto dalla nuca. Dai capelli e dal bavero della camicia. O almeno cos mi ha detto.
Be', allora dev'essere qualcuno che conosce molto bene.
Certo. Il morto  l'organista del duomo, Bernhard Winkler.
Bernhard Winkler. Tom sente una stretta al cuore. Ricorda bene quell'uomo, anche se l'ha visto solo una volta a Stahnsdorf, nella piccola Norwegerkirche, dove  stato celebrato il funerale di sua madre. All'epoca Winkler gli aveva fatto le sue condoglianze e l'aveva saputo ascoltare come nessun altro. Era stata la penultima volta in cui Tom aveva messo piede dentro una chiesa, senza contare oggi. All'ultima volta non vuole pensare,  stata uno scherzo e un incubo insieme. Un funerale che non lo era.
La pastora, l'organista. Che cazzo di casino, mormora Morten. Poi aggiunge a voce pi alta: Voglio il silenzio stampa. Avete capito tutti quanti? Silenzio stampa. Non una parola, con nessuno!.
Grauwein non sta pi fotografando e ha cominciato a tagliare con cautela la tunica di Brigitte Riss. Tom si scosta di lato. La svestizione della vittima sulla scena di un crimine  qualcosa di umiliante,  quasi peggio dell'incisione a Y che il medico legale praticher in seguito sul cadavere.
Grauwein posa le forbici e tira su la stoffa con la punta delle dita. Per un istante cala il silenzio, poi si sente un Oh mio Dio pronunciato a voce bassa e strascicata e seguito dal fruscio della tuta di Grauwein, che si rialza e fa due passi indietro. Tom si volta, lo spettacolo dev'essere davvero orribile perch Grauwein ne ha gi viste tante ed  tutt'altro che impressionabile.
Brigitte Riss giace nuda sul pavimento, senza nemmeno la biancheria intima e con le orbite cave degli occhi che guardano la cupola. Ma non  questo che ha fatto ritrarre Grauwein.

Capitolo 9.

Stahnsdorf, dintorni di Berlino, Venerd 10 luglio 1998, Ore 21,19.

Viola era in bagno e armeggiava con la lunga piuma che aveva ricevuto in dono. Intanto, con gli occhi spalancati, guardava Tom penare davanti allo specchio. La ferita sulla schiena pareva proprio brutta.
Posso... posso aiutarti?.
Tom sussult.
Viola ci rimase un po' male, suo fratello aveva notato solo ora che lei era l. Era diventata trasparente per lui?
Ah, grazie. No, va tutto bene.
No che non va bene, disse Viola. Non stai combinando granch.
Va bene cos.
So dove pap tiene la tintura di iodio. Lo guard, aspettando una sua reazione, magari persino una lode. Non aveva mica avuto un'idea stupida, la prima cosa che si metteva sulle ferite era la tintura di iodio. Poi bisognava stare fermi e applicare un cerotto. Suo fratello per rimase davanti al lavandino, aveva una strana aria confusa ed era pallido. Come se avesse visto un fantasma.
La vado a prendere. Si mise la piuma dietro l'orecchio come una guaritrice indiana e fil via.
La bottiglia verde era nel cassetto accanto al lavandino, e vicino c'erano anche i cerotti.
Tornata in bagno, Viola si guard allo specchio. Aveva i capelli arruffati ed era rossa in viso per l'eccitazione. Tent di assumere un'espressione seria, da dottore. Seria e da adulta.
Devi sdraiarti sulla pancia, altrimenti gocciola tutto gi.
Tom guard la bottiglia verde che sua sorella aveva tra le mani e sorrise. Ma non era il suo solito sorriso, in qualche modo sembrava pi fiacco. Se davvero aveva visto un fantasma, doveva averlo spaventato parecchio.
Okay, signor dottore, disse. Andiamo sul mio letto allora.
Ehi, gli disse Viola mettendo il broncio. Non mi trattare come una bambina piccola.
Tom alz una mano. Ma non  vero, signor dottore.
Cretino. Vieni adesso?.
Tom annu. Di nuovo quel sorriso, che le piaceva cos tanto. A volte per gli dava un'aria un po' da saputello. Ma adesso sembrava fare sul serio: and in camera sua, si sdrai sul letto e la guard.
Dimmi un po', che cos' quella piuma?
Che piuma?, chiese Viola fingendo noncuranza.
Quella che hai dietro l'orecchio.  carina.
Ah,  un regalo. Di pap, ment. Era la cosa migliore da fare, per evitare altre stupide domande.
Hmmm, fece Tom. Ma perch riusciva sempre a capire quando lei diceva una bugia? Invece di incalzarla per disse: Puoi cominciare.
Sollevata, Viola svit il tappo verde. Adesso forse ti far un po' male, disse in tono serio, versando il liquido scuro sulla schiena di suo fratello, una goccia dopo l'altra. Tom non si mosse nemmeno. Come faceva a resistere?
Adesso un bel cerotto. Con la fronte aggrottata per la concentrazione si mise al lavoro.
Ehi, quanti ne stai usando?, chiese Tom dopo un po'.
Finito, disse Viola, ammirando il risultato del suo lavoro. In effetti faceva pensare a un tappeto rattoppato, ma almeno aveva coperto la maggior parte della ferita.
Okay, grazie, disse Tom rialzandosi. Qualcosa cadde tintinnando sul pavimento.
Che cos'?, chiese lei, raccogliendo l'oggetto argentato. Non era mica... certo che lo era! La chiave-sorpresa.
Oh, non  niente di che, solo una chiave, disse Tom facendo il vago.
Be', questo lo vedo anche io. Ma dove l'hai trovata?.
Tom rimase a guardarla per un lungo istante.
L'hai trovata nel posto dove ti sei fatto male alla schiena?.
Tom annu.
Che cosa  successo?, bisbigli Viola. Le era venuto naturale bisbigliare, in fondo si trattava pur sempre di un segreto, e lei aveva promesso di non raccontarlo a nessuno. Altrimenti niente pi sorpresa.
Tom assunse un'aria innocente. L'ho trovata tra due rocce e mentre la tiravo fuori mi sono graffiato la schiena.
Non  vero. Mise di nuovo il muso. Di solito funzionava.
Certo che  vero.
Non sono pi una bambina.
Tom alz gli occhi al cielo. Ma sei ancora una ragazzina....
Viola fece una smorfia, Tom era davvero cattivo a dire cos.
...e certe cose non sono adatte alle ragazzine come te.
Perfido! Furiosa, Viola gli assest un calcio nello stinco.
Ahia! Che cavolo fai?.
Lei scaravent la bottiglia verde sul pavimento. La piuma le scivol dall'orecchio. Spero che ti faccia tanto male!. Aveva le lacrime agli occhi.
Viola, non prendertela.
Non me la sono presa!.
Per favore,  che non te lo posso dire.
E perch no?
Perch non voglio farti venire gli incubi.
Lei spalanc gli occhi.  una cosa cos brutta?.
Tom annu.
Ti prego, ti prego, dimmela!, lo preg.
No, non si pu. Ti ricordi cosa  successo l'anno scorso, quando ti ho letto un capitolo di quel libro rosso? La storia di Pipi Flip-Flop?.
Certo che se lo ricordava. Il nome Pipi Flip-Flop se l'era inventato lei, perch quel Dracula le aveva fatto cos paura che l'unica soluzione era stata dargli un nome ridicolo.
Hai pianto un sacco, le ricord Tom. E pap si  arrabbiato con me.
S, ma adesso sono pi grande, protest lei. La scorsa settimana, quando pap e la nuova non c'erano, tu hai visto quel film in cui tagliavano la testa a un uomo e io non mi sono spaventata.
Tom la guard con aria scettica. Davvero l'hai visto?.
Viola annu con vigore. Di, dimmelo.
Non molto tempo fa il tuo programma preferito era ancora Heidi, e quando la ragazzina che stava sulla sedia a rotelle ha ricominciato a camminare hai pianto un'altra volta. Com' che si chiamava lei?
Klara, rispose Vi. Ma adesso non la guardo pi Heidi. Da un sacco di tempo. Era un'altra bugia, ma se Tom avesse saputo che la guardava ancora non le avrebbe mai detto niente. E pap mi fa vedere quel programma sulla polizia che fanno la domenica dopo il telegiornale.
Scena del crimine, intendi?
Esatto. Viola si mise in punta di piedi e mostr a Tom la sua arma segreta, il visetto che riusciva ad ammorbidire persino suo padre. Adesso dimmelo.
Tom guard a destra e a sinistra, come se temesse che ci fosse qualcuno in ascolto.
Abbiamo trovato un morto, sussurr. Nel canale.
Viola spalanc occhi e bocca. Davvero? Come in un giallo?
S.
E l'hai gi detto a pap?
Ma come ti viene in mente? Lui lo direbbe subito alla nuova e risuccederebbe un casino. Giovanotto, tutto bene?, prosegu imitando una voce acuta e agitata. Oh, chiss che shock per questo povero bambino! Dobbiamo chiamare subito il dottore!.
Viola ridacchi, poi torn subito seria. E la chiave?
Era vicino al morto, in acqua.
Davvero?.
Tom annu.
Viola si pass la lingua sulle labbra, nervosa. Posso averla io?
Cosa?.
Lei lanci un'occhiata alla chiave, con il suo cappuccio di plastica e le cifre incise sopra. Le sue labbra sillabarono di-cias-set-te!. Era un numero cos misterioso. Avrebbe voluto poter dire tutto a Tom, ma aveva promesso di non farlo. E la cosa pi importante era avere quella chiave.
Tom ci pens su per un momento, poi sorrise. No.
Viola lo fulmin con lo sguardo, furiosa.
Per..., le concesse lui, puoi metterla tu nel nascondiglio che ho deciso, okay? Come premio per avermi curato.
Viola prese a dimenarsi, eccitata, e salt al collo del fratello. Grazie, sussurr felice. Grazie. Grazie. Grazie.
Adesso ascoltami bene, sorellina.
Tom le sussurr il nascondiglio all'orecchio. Quanto aveva dovuto aspettare per mettere le mani su quella chiave! Non era mai arrivata cos vicina alla soluzione del mistero. L'unica cosa che le dispiaceva era non poterlo condividere con Tom. Ma anche lui d'altra parte non le diceva mai niente. O quasi niente. Ma quando fosse arrivato il momento, gli avrebbe raccontato tutto senza pi avere rimorsi di coscienza. Il cuore le batteva forte, questa volta toccava a lei per prima. Questa volta era lei quella che avrebbe avuto qualcosa da raccontare.
Buonanotte, sussurr. Poi fil via, con la piuma che le dondolava dietro l'orecchio.
Fu quella l'ultima volta che Tom la vide.

PARTE SECONDA.

Capitolo 1.

Sede dell'lka1, Berlino, quartiere del Tiergarten, Domenica 3 settembre 2017, Ore 10,49.

La sottrazione di prove  una faccenda seria, Tom. Bruckmann parla a voce insolitamente bassa.  seduto dietro la scrivania, con le braccia incrociate.
Tom rimane in silenzio e spera che anche i colleghi, di ritorno dalla scena del crimine, non abbiano detto nulla. Bruckmann per ha un istinto infallibile e sta andando nella direzione giusta se pensa che Tom abbia qualcosa a che fare con la scomparsa della chiave. Ma ci sono tante altre cose che Tom gli tiene nascoste. Il silenzio nell'ufficio del suo capo si fa opprimente.
A Berlino il dipartimento per i delitti contro la persona ha sede in Keithstrae. La facciata dell'edificio a quattro piani  d'epoca, all'interno invece si sente odore di umidit, e il pavimento e le porte sono di legno consumato che risale agli anni Venti. L'ufficio  stato riverniciato un paio di volte, prima di bianco e poi, all'inizio degli anni Ottanta, di un verde giallastro. Le imponenti cornici delle porte sono state dipinte cos alla buona che sotto si vedono ancora le tracce del colore precedente, che spuntano sotto la nuova tinteggiatura come dei brufoli.
Sulla sua poltrona da ufficio, Bruckmann sembra una roccia. La procura, il ministro dell'Interno e il capo della polizia pretendono massima attenzione e una risoluzione rapida del caso. Lui ha detto di s. Alle diciotto  stata convocata una conferenza stampa. La sala al primo piano sar piena fino all'orlo e Tom  felice di non dover essere lui ad affrontare la folla. Politica e stampa. Lui odia entrambe.
Tom?, insiste Bruckmann.
Mi scusi, era una domanda?
No, ma mi piacerebbe lo stesso ricevere una risposta. Il cranio lucido di Bruckmann luccica illuminato dal sole pomeridiano che entra dalla finestra. La sua scrivania  un monolite senza fronzoli con le gambe cromate, la superficie  sgombra: Vedete, il dottor Walter Bruckmann non ha arretrati! In realt quella stanza assomiglia di pi a una saletta per gli interrogatori che all'ufficio del capo.
Tom. Questa sera non voglio ritrovarmi inerme davanti ai riflettori.
La capisco.
Visto quindi che lei era sulla scena del crimine, anche se le avevo detto che non ce la volevo....
Mi scusi, lo interrompe Tom. Posso sapere perch non mi ci voleva?
Sta forse mettendo in discussione una mia decisione?
No, vorrei solo capirla.
Capirla, sbuffa Bruckmann. Semmai vuole cambiarla.
Tom alza le spalle.
 molto semplice Tom. Ho affidato a Morten la guida dell'unit speciale, e so bene che lei e Morten nella stessa squadra non andate d'accordo.
Questo gliel'ha detto Morten?.
Bruckmann socchiude gli occhi. Non importa chi l'ha detto. Sono io che decido. E certo non ho bisogno di gente che litiga su questo caso. Era questa la ragione. Soddisfatto?
Ma non deve aspettarsi alcuna intemperanza da parte mia, ribatte Tom. Io....
Bruckmann lo azzittisce con un gesto della mano. Ormai  andata come  andata. Torniamo all'argomento principale. Dunque, visto che in ogni caso era l, pu quantomeno rendersi utile. Quindi mi dica: cos' questa storia della chiave? E dov' soprattutto?
Questo vorrei tanto saperlo anche io, risponde Tom.
Bruckmann solleva il mento e lo squadra con gli occhi socchiusi. Poi sospira, abbassa sul naso gli occhiali da pilota e si strofina gli occhi con le dita tozze.
Tom. Ragazzo!, sospira di nuovo. Secondo miglior allievo del corso alla scuola di polizia, il pi giovane aspirante commissario dell'lka, investigatore e.... Bruckmann si tira su di nuovo gli occhiali. L'agente con pi richiami da parte della commissione disciplinare. Il che, purtroppo, allunga di parecchio i tempi di un'eventuale promozione a commissario semplice e rende quasi impossibile la nomina a commissario della polizia criminale. Vuole forse finire come Schssler?.
Tom alza le spalle.
Tutta acqua passata, eh?
Di recente non ho...
Di recente ha ignorato il mio ordine di restare lontano dalla scena del crimine. Perch?.
Tom prova a rilanciare: Troppa ambizione, mormora contrito.
Bruckmann lo guarda con diffidenza. Lei sa bene che apprezzo l'ambizione. Quello che non apprezzo invece,  essere preso per il culo.
Perch dovrei farlo? I due omicidi nel duomo sono qualcosa senza precedenti. Il modus operandi dell'assassino - o degli assassini -  brutale e senza scrupoli: chiaramente puntava a una dimostrazione pubblica. Una persona del genere va fermata ed  per arrestare tipi cos che sono entrato in polizia.
Tipi cos. Aha, mormora Bruckmann. A volte non sono cos sicuro che sia questa la ragione per cui sei entrato in polizia, Tom.
Per un momento Tom rimane senza parole: tutto a un tratto Bruckmann gli sta dando del tu. Sente montare dentro di s la rabbia.
Non guardarmi cos. Ti conosco da quando eri piccolo e attaccavi la gomma da masticare dietro le travi della tettoia nella chiesa del cimitero di Stahnsdorf. Conosco tuo padre e so quanto avete sofferto. Prima l'incidente che ha ucciso tua madre, poi la faccenda di tua sorella... Cosa credi, che non sappia fare due pi due? La piccola  annegata nel canale di Teltow, ma dopo tutti questi anni tu continui a indagare su vecchi casi di scomparsa di persone, importuni la gente, riapri vecchie ferite. Tuo padre lo sapeva benissimo,  per questo che non voleva che diventassi poliziotto.
Tom sente un groppo in gola. All'improvviso ha la sensazione di essere di vetro.  come se avesse Vi seduta in grembo, con i capelli bagnati e marci. Quando scuote la testa schizzano acqua tutto intorno.
Non credere a una parola. Non  vero, Tom. Non sono annegata. Non  vero e basta!
Tom, ascoltami. Finora ti ho tenuto una mano sopra la testa, ma quello che ho sentito oggi su come ti sei comportato mi ha fatto una strana impressione. Mi ha fatto pensare a un commissario che in realt fa sempre di testa sua, perch invece del suo dovere, in mente ha solo una ragazzina morta.
Quelle ultime parole riecheggiano nella testa di Tom. Vi  sempre seduta in grembo. Ha smesso di scuotere la testa e adesso stringe i pugni.
Ho sempre fatto tutto nel mio tempo libero, dice Tom. E quello che faccio nel mio tempo libero non  affare di nessuno.
S, ma hai usato le tue credenziali di servizio, avevi con te la tua arma e hai richiesto analisi di laboratorio. Per me questo si chiama abuso d'ufficio.
Senza volerlo, Tom ripensa al pacchettino che ha dato quella mattina a Peer Grauwein, pregandolo di analizzarlo. Bruckmann ha parlato con Peer? Lui gli ha raccontato cosa ha fatto con il cadavere? O  stato qualcun altro?
Ma Bruckmann me l'avrebbe detto chiaro e tondo, no?
Anche se fosse cos..., comincia Tom.
 cos, lo interrompe Bruckmann.
...non capisco cosa c'entri con quello che  successo oggi.
Silenzio.
Speravo proprio che me lo dicessi tu.
Quindi ci diamo del tu adesso?.
Bruckmann gli risponde con un ridicolo cenno della mano.
Perch pensi che le due cose siano collegate?, chiede Tom.
La maggior parte della gente  abbastanza semplice da capire, Tom. Anche tu. Se qualcuno si comporta sempre in modo pi o meno normale, tranne quando c' di mezzo un particolare tema che lo fa agire in maniera irrazionale, si pu capovolgere il ragionamento e presupporre che quando quella persona si comporta irrazionalmente ci sia di mezzo proprio quel tema, no? Nel tuo maledetto caso si tratta di tua sorella. Perci adesso dimmi che cosa  successo nel duomo. E cosa c'entra questa storia della chiave.
Tom fissa Bruckmann, che si  proteso in avanti e ha appoggiato le mani sul piano della scrivania. Il suo capo  troppo intelligente, perci non pu permettersi di rivelargli quello che davvero ha scoperto. Vecchio trucco da investigatore: non rivelare mai tutto quello che sai, e soprattutto perch lo sai. Tra l'altro  molto probabile che Sita Johanns abbia fatto rapporto a Bruckmann, ma per fortuna aveva solo un vago sospetto che qualcosa non andasse. Anche se al suo sguardo acuto non  sfuggito che anche Grauwein si stesse comportando in maniera un po' strana. Se Bruckmann dovesse decidere di interrogare Peer, probabilmente non ci metterebbe molto a estorcergli la verit.
Sto aspettando, insiste Bruckmann.
Vi adesso  dietro di lui, come un fantasma.
Non dirgli niente, altrimenti sei fuori.
Se solo sapessi! Non posso dire niente. Niente, su tutto quello che  successo allora, quando sei scomparsa.
Quando sono scomparsa? Perch, cosa  successo?
Tom ignora Vi e guarda Bruckmann.
Tom, cos' che non mi stai dicendo?
Non c' niente da dire. E non ho la minima idea di dove possa essere finita quella chiave. So solo che prima c'era e che qualcuna delle persone che erano in chiesa deve averla presa. Non so perch, ma di sicuro ha a che fare con il caso.
Bruckmann gli lancia un'occhiata penetrante. Dimmi una sola ragione per cui dovrei permetterti di continuare l'indagine.
Avete bisogno di tutto l'aiuto possibile, e io sono stato sulla scena del crimine. Quindi ormai sono parte di questa indagine.
Bruckmann rimane in silenzio per un po' e si gratta la nuca con due dita.
Sita Johanns si  espressa a tuo favore.
Cosa?. Tom fissa Bruckmann dritto in faccia.
Sorpreso?
E cosa ha detto?
Non te lo riferir adesso. E lei mi ha chiesto di non dirtelo, quindi per favore non una parola.
Okay. Allora questo cosa significa?.
Bruckmann sospira. Significa che ho appena avuto un attacco di debolezza senile. Adesso sparisci, torna all'indagine. Il capo  Morten, tu rispondi a lui. Se non ti sta bene dimmelo subito.
Come ho gi detto, per me non c' problema.
Bruckmann annuisce. Bene. E non fare casini.
Tom  sollevato e confuso insieme. Perch mai proprio Sita Johanns si  schierata dalla sua parte?
E Tom?
Hm?
Questa cosa del tu non  ufficiale.
Dal mio punto di vista non  nemmeno ufficiosa, pensa Tom.
Lascia la stanza di Bruckmann senza dire una parola, ed  come se Vi lo seguisse. Un'ombra che gli tira la manica della giacca.
Che cosa mi stai nascondendo Tom? Dimmelo.
Tom infila la mano nella tasca sinistra dei pantaloni, prende una pillola dal blister e la manda gi. A capo chino, passa davanti alle porte dei colleghi e vorrebbe solo poter entrare e sfogarsi con qualcuno di loro. Raccontare tutto quello che sta macerando dentro di lui da cos tanto tempo.
Mentre  sulle scale tra il terzo e il secondo piano il suo cellulare squilla. Spera che sia Anne, anche se non  molto dell'umore per parlare con lei. Sullo schermo invece compare una B. Ovvio.
Che vuoi?, chiede Tom brusco.
Dimmi un po', ho capito bene quello che  successo alla vecchia Riss?.
Tom rimane impietrito. Cosa hai sentito?
La faccenda del duomo. Ho sentito che  morta. L'hanno appena detto alla radio.
Maledizione! Tanti saluti al silenzio stampa. Bene. Cosa vuoi?
Ma perch ce l'hai con me? Ti chiamo per Karin.
Adesso soffri di empatia acuta?
E di, eravamo amici, dice Bene, e in effetti dalla sua voce sembra almeno un po' ferito. Mi dispiace.
Tom si ferma sull'ultimo gradino della scala, non vuole continuare quella conversazione nel corridoio, davanti alle porte dei colleghi. Gi, sospira, dispiace anche a me. Nella sua mente fa capolino un'immagine del Bene di allora, sul ponte, e per un attimo pensa di dirgli della chiave. Effettivamente a lui potrebbe dire tutto. Ma non vuole farlo, non al Bene di oggi.
Ci mandano te a dirlo a Karin?
Sempre che non lo sappia gi.
E quando avrai preso quel porco, che ne dici di ripensare alla mia offerta?
Scordatelo. Nemmeno tra diecimila anni, brontola Tom.
Bene ride. Potrebbero anche passare pi in fretta di quanto credi, soprattutto per uno che come te guadagna meno di tremila euro.
A me va bene cos, mente Tom. Se per te  diverso,  un tuo problema.
Quando si parla di soldi non ho mai alcun problema.
Non mi richiamare!.
E pensi davvero che questo ti aiuter a dimenticare quello che hai fatto? Quello che abbiamo fatto?
Io non sono come te.
Bene ride. Poi riattacca.

Capitolo 2.

Berlino, Gendarmenmarkt, Domenica 3 settembre 2017, Ore 12,08.

Il pavimento dell'atrio  mosaicato, le pareti sono rivestite di piastrelle lucide, e c' anche un ascensore ultramoderno. Dopo il restauro, della casa originale probabilmente  rimasta solo la facciata, pensa Tom. La moda dei vecchi edifici che si  diffusa in citt ha incoronato uno degli angoli pi costosi della citt, quello tra Franzsische Strae e Markgrafenstrae, scorcio pi bello di tutta Berlino. Brigitte Riss non era una di quei protestanti dediti alla vita spartana. Il fatto che il suo appartamento si trovi nella ex parte est della citt  solo un indizio delle sue origini.
Tom preferisce le scale all'ascensore. Al terzo piano, accanto all'ingresso dell'appartamento di Brigitte Riss, qualcuno ha scritto sulla parete, in grandi lettere rosse, le parole puttana di sinistra. L'estremit superiore della S attraversa tutta la targa d'ottone lucido con la scritta dr.ssa riss. Dalla porta aperta si affaccia Grauwein, con le guance in fiamme.
Ormai siamo come la lepre e la tartaruga, dice Tom.
Fortunatamente per te, risponde Grauwein. Dopo quello che  successo al duomo non posso fare a meno di chiedertelo: sei stato tu a fare questo casino?
Che casino?
Guarda tu stesso, brontola il tecnico forense. Io devo andare a preparare la squadra. Sono gi le due e mezza! Che macello.
Ti ha mandato Morten?
No, Bruckmann. Il ministro dell'Interno gli tiene il fiato sul collo. E poi c' la conferenza stampa. Dobbiamo tutti darci una mossa.
Hmm, mormora Tom.
Non sapevo che avesse mandato anche te, dice Grauwein. C' pure la Johanns?
Perch?
Mi pareva che te l'avessero appioppata.
Dio non voglia, dice Tom.
Dentro ci sono Berger, Wolters e Schreier. Grauwein gli d una pacca sulla spalla a mo' di saluto.
Non li conosco.
Non fa niente, dice Grauwein ghignando. Fintanto che hai un tesserino. Si allontana, ma a met della scala che porta al piano di sotto si volta verso Tom: Sono proprio curioso di sapere cosa ne pensi.
Curioso? Tom entra nel corridoio e si dirige subito verso l'imponente salotto. Il soffitto  decorato con un lampadario Jugendstil e delle roselline di stucco, una porta a soffietto divide la sala dall'altrettanto imponente studio, che in realt assomiglia pi a una biblioteca ed  arredato con due poltrone, un tavolino basso pieno di roba da leggere - giornali, riviste politiche, e una pila di saggi - e una grande scrivania da lavoro. Ci sono due uomini in tuta che fotografano tutto. Il terzo dev'essere in un'altra stanza. Tom si presenta e comincia a guardarsi intorno. Quando quelli della scientifica passano in rassegna la vita di qualcuno, lo spettacolo  sempre lo stesso: scaffali svuotati, pile di oggetti sul pavimento, tra cui molti libri dai quali spuntano dei post-it. In cima a una pila c' un libro sul giornalismo radiofonico.
Mi pare che siate gi a buon punto, dice Tom.
Abbiamo appena cominciato, risponde Schreier.  calvo e ha il naso sottile e a punta. Siamo arrivati una ventina di minuti fa, insieme a Peer.
Un momento, quindi vuol dire che....
Che tutto questo non  opera nostra.
Avete trovato tutto in questo stato?, chiede Tom sbalordito.
Per cos dire, annuisce Schreier.
Esattamente cos? Non avete toccato niente?
Per adesso abbiamo fatto solo foto e qualche rilevamento.
Hanno forzato la porta?
Non sembra. Ma la serratura  roba da quattro soldi. Con un appartamento lussuoso come questo, risparmiare sulla sicurezza..., afferma Schreier scuotendo la testa.
Tom si guarda di nuovo intorno, questa volta con occhi diversi. Chiunque sia stato qui, dev'essere un tipo scrupoloso. L'appartamento  stato perquisito con grande efficienza, scaffale dopo scaffale, senza evidenti segni di rabbia o di particolare fretta. E il responsabile non ha ritenuto opportuno rimettere tutto a posto. Lo sguardo di Tom si posa sulla scrivania, che sarebbe in realt un tavolo da pranzo riadattato.  lunga quasi tre metri e carica di roba. Accanto a un bicchiere pieno di matite c' una cornice con due foto. Il cuore di Tom fa un balzo. Ecco Karin, a undici o dodici anni, proprio come la ricorda. Sta cercando di sorridere, ma non le  mai riuscito molto bene. Poi lei da adulta, fotografata di profilo senza che se ne accorga. Sembra tranquilla e allo stesso tempo inquieta, chiusa. Se non fosse cos magra potrebbe anche essere bella.
Sul pavimento, accanto a un cestino per la carta vuoto e alla gamba del tavolo, c' un cavo di alimentazione con ingresso usb.  di un MacBook di ultima generazione. Avete trovato un computer?
No, non c', dice Schreier.
Cellulare?
Finora neanche quello.
C' altro che vi sembra mancare, cos a colpo d'occhio?
Difficile a dirsi.
Avete trovato tracce di lotta, qualcosa che suggerisca una colluttazione?
Niente.
Tom prende il cellulare, chiama la centrale e chiede altri due agenti per interrogare i vicini.
In cucina lo spettacolo  lo stesso: una perquisizione metodica. In generale non sembra che Brigitte Riss fosse una gran cuoca, quella stanza pare pi adibita ad angolo colazione. Sullo scaffale ci sono dozzine di qualit diverse di t. Vicino alla porta, sopra un ripiano, vede un telefono. Linea fissa. Ci sono sei chiamate in segreteria. Una proposta di acquisto per corrispondenza, un corriere, il gestore dell'energia elettrica che chiede di fissare un appuntamento per leggere il contatore, e tre chiamate di una certa Marga, che a quanto pare  la donna delle pulizie. Tom trova in rubrica il suo numero di cellulare e la chiama per dirle di venire subito, in taxi.
Marga Jaruzelski  una donna dal viso rubizzo, sulla quarantina.  polacca. Ha gli occhi gonfi di pianto e la sua mano piccola e forte scompare in quella di Tom. Poi raddrizza la schiena ed entra nell'appartamento come se si aspettasse di trovare l'assassino appostato dietro una porta. Tom non deve spiegarle cosa  successo a Brigitte Riss, ci hanno pensato gi i media. Gli occhi di Marga sfrecciano nell'appartamento e lei si porta le mani al volto. Tutto per aria, quanta fatica per niente.
Tom la fa sedere nel salottino, guadagnandosi un'occhiataccia da parte di Schreier. Dalla tasca della giacca tira fuori un taccuino giallo. Si prospetta una conversazione confusa, e quando  cos gli  sempre utile prendere qualche appunto,  come piantare dei cartelli sul sentiero per orientarsi in una foresta. Posa il cellulare sulla pila di libri che c' sul tavolinetto.
Posso registrare la nostra conversazione?.
Marga annuisce, con gli occhi spalancati.
Da quanto tempo lavora per la signora Riss?
Oh, aspetti un attimo.... Alza lo sguardo al soffitto e comincia a contare. Otto. Sono otto anni.
Quindi lavorava gi per lei anche quando era vescovo?
S, s. Che tempi quelli, sospira.
E quante volte alla settimana viene?
Tutti i giorni. A parte il sabato e la domenica. Sempre dalle otto alle due.
Quindi conosce bene la casa, continua Tom.
Marga Jaruzelski annuisce. La signora Riss mi chiedeva sempre: Marga? Dov' questo? Dov' quello? Io lo sapevo sempre. Il suo sguardo vola alla libreria. A parte quando si trattava dei libri.
Se si guarda intorno adesso, le sembra che manchi qualcosa?
S. Il computer. D un'altra occhiata in giro per la stanza. Un momento. Si alza, si avvicina alla libreria e osserva le pile di libri sul pavimento.
Le scatole dei tesori.
Le scatole dei tesori?
S, la signora Riss le chiamava cos. Indica lo scaffale pi in alto della libreria.  vuoto. Io potevo toccare tutto, a parte il computer e le scatole dei tesori. Erano tre. Grandi cos. Delinea con le mani la grandezza di una scatola da scarpe. Grigio scuro.
Tom lancia un'occhiata a Schreier, che scuote la testa.
La signora Riss avr di sicuro anche una cantina. Avete gi guardato l?
Procediamo con ordine, risponde Schreier.
La chiave  nel cassetto in cucina, sotto il telefono, dice Marga Jaruzelski. Ma la signora Riss non metteva niente in cantina. Tutto quel su e gi per le scale. Preferiva buttare via. Mi diceva sempre: Marga, tutto quello che non entra qui - si tocca la tempia - o in casa, va buttato.
Andate comunque a dare un'occhiata, chiede Tom a Schreier.
Certo. L'uomo sparisce in cucina, va a prendere la chiave.
Ha idea di cosa potesse esserci nelle scatole?, chiede Tom.
Quel che resta, Marga. Quel che resta. Mi ha detto cos una volta.
Quel che resta di cosa?.
Marga fa spallucce. Foto, oggetti. Cose private, immagino.
In otto anni che ha lavorato qui, la signora Riss non ha mai aperto una di quelle scatole, e non l'ha mai spostata dalla libreria?
No. Mai. Almeno non quando c'ero io. A volte le spolveravo. Erano sempre coperte di polvere, sembrava che nessuno le toccasse mai.
La signora Riss le ha mai raccontato qualcosa della sua vita privata?
Prima s, poi dopo quella brutta faccenda, non pi.
Si riferisce alle sue dimissioni?
Mi sono sempre chiesta perch l'ha fatto. Poteva anche rimanere. Ma mi ha detto: Marga, a volte bisogna andarsene. Ed  meglio farlo andando avanti. E allora io le ho detto che quello non era andare avanti, perch lei si stava tirando indietro. E lei mi ha risposto che sembrava cos, ma non lo era. Marga si torce le dita.  stata una brutta faccenda. Gli uomini lo fanno sempre. I preti cattolici con le donne, con altri uomini e.... Per un momento pare quasi che voglia sputare per terra. ...volte con i bambini. Quando si tratta di uomini con ragazze giovani nessuno dice niente, invece per una volta che una donna pi grande ha una relazione con uno pi giovane le puntano tutti il dito contro.
Tom ricorda i titoli dei giornali: L'amante del vescovo, Il vescovo rovinafamiglie. Brigitte Riss era famosa anche prima, ma era diventata un volto veramente noto solo quando era saltata fuori la sua breve relazione con un uomo pi giovane e sposato. Lei si era scusata, aveva dichiarato pubblicamente di aver commesso un errore e si era dimessa da tutte le cariche che ricopriva all'epoca. In seguito aveva leggermente rivisto la sua posizione e da l era scaturito un dibattito sui temi morali. Innamorarsi di qualcuno non era mai sbagliato, il suo errore era stato invece ferire qualcun altro. Ma non aveva potuto evitarlo, perch non sapeva che quell'uomo era sposato. Tuttavia, se all'epoca non si fosse dimessa subito, chiss quanto fango le avrebbero lanciato addosso. In questo modo aveva preservato la sua credibilit. Poco meno di un anno dopo era tornata alla ribalta con una sua trasmissione radio, in cui discuteva di temi trasversali che interessavano tutta la societ. Circa un anno prima aveva ricominciato a celebrare al duomo e secondo la stampa la partecipazione dei fedeli era aumentata in maniera stupefacente.
Niente scatole grigie. Schreier  tornato dalla cantina. Solo una vecchia bicicletta, un secchio e qualche asse del parquet. La cantina non le andava molto a genio.
Grazie, dice Tom.
Computer, tre scatole del tesoro, quel che resta, scrive sul blocco. Il primo cartello nella foresta.
Marga sta squadrando con diffidenza la tuta bianca di Schreier. Evidentemente le ricorda quello che  successo e le salgono di nuovo le lacrime agli occhi.
Ma chi  il mostro che l'ha fatto?  una cosa da pazzi.
La signora Riss litigava mai con qualcuno?, chiede Tom.
Litigare?. Marga si asciuga le lacrime con il dorso della mano. S, spesso. Per la politica. E per tutta la faccenda dei migranti.
Litigava con i migranti?
No, no. Ha fatto un sacco di discorsi. In chiesa, a volte anche a qualche manifestazione. A Berlino e a Dresda. Secondo lei bisognava stare dalla loro parte. Ma c'erano pure un sacco di nazisti.
Gente di destra, la corregge Tom.
Nazisti, ribadisce Marga, alzando la testa.
Quella scritta fuori all'ingresso l'hanno fatta loro?
S, io volevo cancellarla ma lei mi ha detto di no. Voleva che tutti vedessero che razza di gente era quella. Gli inquilini del palazzo si sono arrabbiati.
Ma quindi da quanto  l quella scritta?
Domani saranno due settimane. E le hanno anche rotto i vetri della finestra con un sasso.
Un sasso contro la finestra? Al terzo piano?
Non l'hanno lanciato. Marga fa il gesto di tendere un elastico. Hanno usato una fionda, ha detto il vetraio.
La signora Riss ha sporto denuncia?
S, s. Certo.
Controllare denuncia Riss, annota Tom. E ha mai ricevuto lettere minatorie o email con minacce?.
Marga fa spallucce.
Quando  stata l'ultima volta che ha visto la signora Riss?
Venerd alle due, quando sono andata via. Era qui a scrivere.
E ha notato qualcosa di strano? Lei com'era?
Non lo so, come sempre. Un po'... come si dice, un po' assente.
Sa perch?.
Marga scuote la testa. Lei era sempre un po' cos, a volte stava meglio e a volte peggio.
E le scatole? Venerd c'erano ancora?
Venerd? Credo... di s.
Sicura?
S. Credo.
Tom annuisce e guarda l'orologio. Non manca molto alla riunione della squadra. Grazie signora Jaruzelski. Mi  stata di grande aiuto. Pu restare qui? Magari potrebbe accorgersi che manca qualcos'altro. Tra poco arriveranno altri due colleghi che le faranno delle domande su amici, numeri di telefono, appuntamenti, tutto quello che si ricorda. Ah, un'ultima cosa. Sa per caso dove possiamo rintracciare la figlia della signora Riss? Karin Riss. Non riusciamo a trovarla.
Marga scuote la testa. Non veniva molto spesso qui, non avevano molti contatti.
Vuole dire che non avevano un buon rapporto?
A volte litigavano, per via dell'azienda della figlia.
E qual era il motivo esatto?
Non lo so. Ma le cose non erano semplici tra loro due, sospira Marga.
Brutto rapporto con Karin. Per via dell'azienda?. Un altro cartello.
Un'ultima domanda. Ha mai visto in casa una chiave con un cappuccio di plastica e dei numeri incisi sopra?.
Marga riflette per un istante, come se stesse frugando mentalmente in tutti i cassetti e gli angoli della casa. No.
E ha mai sentito pronunciare il nome Viola?.
Riflette di nuovo. Scuote la testa.
Ma che si aspettava? Un indizio che conducesse direttamente a Vi?
Tom scaccia via la delusione, sistema gli appunti sul blocco giallo e salva la registrazione sul cellulare con il nome Marga Jaruzelski 1. Poi la ringrazia e la saluta con cortesia.
Un vecchio scandalo, un rapporto difficile con la figlia, qualche esponente violento dell'estrema destra, un computer sparito e tre scatole grigie con quel che resta. Ha gi piantato un sacco di cartelli, ed  solo all'inizio. E chiss che cos' davvero quel che resta, pensa Tom. Magari il collegamento con Vi  nascosto in una di quelle scatole grigie.

Capitolo 3.

Sede dell'lka1, Berlino, quartiere del Tiergarten, Domenica 3 settembre 2017, Ore 14,24.

Sita Johanns  seduta nell'ufficio di Bruckmann e si sforza di non chiedergli le motivazioni per cui ha cambiato idea su Tom Babylon.
Qualsiasi cosa celi dietro i suoi occhi acquosi, il signor lka deve avere le sue ragioni e per principio non ha alcuna intenzione di rivelarle.
Per, le dice, lo tenga d'occhio. Me lo deve.
Non serve sottolinearlo cos. Sita rimane a fissarlo stoicamente, lui sembra divertito da quel piccolo duello. Ha incrociato gli avambracci muscolosi e pelosi davanti al petto, la sua classica posa da conversazione.
Quindi rimane nella squadra, conclude Sita.
Abbiamo bisogno di tutti gli uomini disponibili. Il ministro dell'Interno sta gi facendo pressioni, vuole una soluzione sul tavolo il prima possibile.
Lo capisco. Solo che, come ho gi detto, non faccio la babysitter.
Le sue obiezioni non mi interessano.
Non sto obiettando. Solo puntualizzando che Babylon non mi sembra il tipo che si lascia mettere al guinzaglio.
Rispetto a questo direi che siete anime gemelle, sorride Bruckmann. Il che la rende la candidata perfetta per questo compito. Guarda l'orologio. Adesso direi che deve andare, se non vuole fare tardi alla riunione della squadra.
Anime gemelle.
Mentre va alla riunione non riesce a togliersi dalla testa quel commento di Bruckmann.
La sala conferenze  nuovissima, cos nuova che non ha ancora le sedie, che vengono recuperate dagli uffici vicini. Sita si siede al tavolo con i suoi ex colleghi. La moquette odora ancora lievemente di colla. In un angolo ci sono circa quaranta metri di plastica protettiva che  stata rimossa e ammucchiata l alla bell'e meglio.
Bruckmann non  l di persona, ma in qualche modo  come se ci fosse, anche solo perch quel team - e ogni singolo membro di esso - porta il suo sigillo.  stato lui a selezionare uno per uno i membri delle due squadre omicidi mk4 e mk7, pi quello strambo di Grauwein, Brne, e Lutz Frohloff della scientifica, costretto a essere l, ma sempre con un ghigno stampato in faccia. Poi c' il capo, Joseph Rompipalle Morten, e infine lei, in qualit di... gi, di cosa? Profiler? Psicologa? Babysitter?
Sa gi che sar dura, con i dettagli orribili dei due omicidi. E con i suoi ex colleghi.
Le  bastata un'occhiata. Lei  un corpo estraneo e gli altri glielo lasciano intendere chiaramente.
Non contare sul fatto di aver gi lavorato qui, dicono i loro occhi. Sei fuori! O era ancora dentro? Quasi sempre gli agenti tendono a mantenere una certa distanza di sicurezza dagli psicologi.
Non farti scoprire. Chiss cosa mi legge in faccia quella?
Poi si chiede se qualcuno dei suoi colleghi all'epoca abbia letto ci che era scritto a caratteri cubitali sulla sua faccia, prima che Bruckmann le indicasse discretamente una via d'uscita verso la terapia di disintossicazione. Da allora  sobria. Ma quando ha ricominciato da capo, un nuovo inizio lavorativo, si  scontrata con la ripetitivit. Consulenze e coaching: sempre lo stesso ufficio, sempre lo stesso ambiente, persino la stessa sedia, come se ci fosse incatenata.
Il capo dell'unit speciale Joseph Morten spalanca la porta di vetro. La sua bocca  una linea pallida sul viso magro, la sua rabbia evidente e ostentata, forse causata dal fallimento del silenzio stampa.  un sentore di nicotina quello che aleggia adesso nell'aria? Ma non aveva smesso per via di una malattia?
Senza dire una parola, Morten si siede a un'estremit del tavolo da conferenza ancora vergine. La nuova prestigiosa sala meeting al terzo piano di Keithstrae finalmente non si chiama pi il cantiere. Tuttavia, dopo due anni di lavori e interminabili litigi sui dispositivi antincendio e sulla tutela del valore storico dell'edificio, ancora non  finita. Vetri auto-oscuranti, tecnologia all'avanguardia per le presentazioni, tende a rullo. Un curioso tentativo di dare al vecchio edificio ammuffito che ospita l'lka1 una vaga somiglianza con Tempelhof. Tempelhof, pi precisamente Tempelhofer Damm 12,  l'indirizzo della moderna sede principale dell'lka di Berlino, dove ci sono anche i laboratori della scientifica. Venticinquemila metri quadrati con ascensori a comando vocale, una cascata e proiettori rotanti. Pare sia la sede del corpo di polizia pi costosa del mondo.
Peer Grauwein, fiero residente di Tempelhof, attacca il suo computer a una presa e proietta lo schermo sulla lavagna bianca. Per ora ho questo. Per qualche motivo sembra nervoso. Sita ricorda lo strano scambio di sguardi tra lui e Tom Babylon.
Aspetta un attimo, brontola Morten. La mano destra stringe l'angolo del tavolo, la fede gratta rumorosamente sul legno.
Sita vorrebbe inchiodargli il dito sul tavolo, quel rumore la fa impazzire.
La porta di vetro si apre di nuovo. Tom Babylon entra nella stanza e il dito di Morten trova pace. Se si facesse crescere barba e capelli, pensa Sita, Tom potrebbe recitare una parte in Vikings. La saluta con un cenno del capo e si siede accanto a lei. Il suo sguardo  vigile, e in contrasto con i suoi squadrati lineamenti nordici, che danno un'impressione di tranquillit, le pupille scattano inquiete da una parte all'altra, come quella mattina nel duomo. Nel periodo in cui ha lavorato l, ricorda di averlo visto un paio di volte. Le era sembrato un tipo piuttosto chiuso, molto concentrato su se stesso, quando stava riflettendo su qualcosa sfregava sempre pollice e medio.
Dettagli.
Una benedizione e una maledizione insieme. Ha sempre notato queste piccole cose nelle persone. Non deve sforzarsi di farlo, i dettagli si imprimono nel suo cervello naturalmente, come se le mancasse un filtro per proteggersi da loro. A volte sono qualcosa che ha visto, come una striscia di pelle pi chiara su un dito, a indicare l'assenza di un anello; a volte invece sensazioni che una determinata persona sembra emanare dal modo in cui sta in piedi, volta la testa o tiene le spalle.
Bene, comincia Morten, lanciando un'occhiataccia a tutti i presenti. Lo dir una volta sola. Se vengo a sapere che qualcuno di voi ha parlato con la stampa mi occuper personalmente di scatenargli contro la commissione disciplinare. E non solo quella.  chiaro?.
Volti imbarazzati e furiosi. Tutti sanno bene quanto  difficile gestire quelle situazioni se ci si pone male fin dall'inizio. Morten riserva a Sita uno sguardo particolare, quasi un avvertimento, che non sfugge a nessuno. Che miserabile!
Poi, prosegue Morten, dalla scena del crimine  sparita una delle prove. Una chiave che era appesa al collo della prima vittima. Questa  gi una circostanza da sottoporre alla commissione disciplinare. Chiunque sia stato sulla scena, assolutamente chiunque, dice guardando questa volta ciascuno di loro, sar sentito dalla commissione interna. Qualcuno ha qualcosa da dire? Se s,  il caso di farlo subito.
Silenzio.
Il mucchio di plastica nell'angolo scricchiola.
Bene. Allora mettiamoci al lavoro. Morten sbatte la mano sul tavolo, argomento chiuso, si passa al prossimo punto. Fa un cenno del capo a Grauwein. La situazione, per favore.
Peer Grauwein si schiarisce la gola e attiva il computer. Sulla lavagna bianca compare l'interno del duomo, in un'immagine sbiadita, senza contrasto.
Qualcuno pu abbassare le luci...?.
Brne preme l'interruttore accanto alla porta. La luce si spegne, i motori elettrici cominciano a ronzare e davanti alla finestre e alle pareti di vetro calano le tende a rullo. La luce fioca del proiettore si fa pi visibile, il duomo adesso campeggia al centro della sala conferenze. Il cadavere  sospeso in mezzo, sembra che fluttui, le corde nella foto sono sottili come spago.
Vittima numero uno: Brigitte Riss, pastora del duomo, dice Grauwein, puntando la penna laser sul cadavere. Non sappiamo ancora se il luogo del delitto coincide con quello del ritrovamento. Se per  stata uccisa nel duomo, l'assassino, o gli assassini, devono aver pulito dopo. I colleghi stanno controllando con il luminol, ma data la superficie del luogo ci vorr parecchio tempo.
Grauwein passa a una foto che mostra la parte superiore del corpo di Brigitte Riss, nudo. Le braccia sono state assicurate a un listello di legno di dimensioni standard, quattro centimetri per sei, la lunghezza curiosamente corrisponde esattamente alla statura della vittima, ovvero un metro e settantadue. Il listello  stato fissato con dei cavi legati intorno alle braccia e ai polsi. La tunica indossata dalla vittima..., dice Grauwein mostrando loro una foto della pastora ancora vestita, ...probabilmente  la sua. Alle estremit del listello di legno - un'altra foto - ci sono dei fori dai quali  stata fatta passare una corda grigia in polipropilene del diametro di sei millimetri, che poi  stata annodata. Si trova in qualsiasi negozio di fai da te, oppure su internet. Difficile rintracciarne la provenienza quindi.  stata tirata su con l'aiuto di due paranchi dotati di freni, marca Schrken, portata fino a trecento chili. Qui le cose si fanno interessanti, attrezzi come questi non si trovano cos facilmente in giro. I colleghi se ne stanno occupando. I paranchi sono stati agganciati al parapetto della cupola con lo stesso tipo di corda.
Questo vuol dire che l'assassino non  necessariamente un tipo muscoloso, constata Morten.
Con due di quegli affari un adolescente potrebbe sollevare una vacca, continua Grauwein. Sita ha un sussulto interiore. Il tempo che ha trascorso fuori servizio le ha fatto dimenticare che la mancanza di tatto quando si parla tra colleghi  una delle pietre miliari dell'autodifesa di ciascuno.
Tom prende la parola. Come ha fatto l'assassino a trasportare tutta quella roba? I due paranchi, gli attrezzi, pi di cento metri di corda, un listello di legno alto quanto una persona... e la vittima, se non  stata uccisa nel duomo. Deve aver progettato tutto accuratamente e deve averci messo un bel po' di tempo.
Forse abbiamo un assassino e un aiutante, propone Sita.
Oppure l'ha aiutato la vittima, interviene Grauwein. Ovviamente solo se luogo del delitto e del ritrovamento coincidono.
E i nodi?. Tom indica l'ultima foto proiettata, che mostra la corda agganciata ai paranchi. Sembrano molto... puliti e solidi, chi li ha fatti non era alle prime armi. Forse un alpinista, qualcuno che  stato in marina, o che ha un patentino per la vela?
Li faremo esaminare da uno specialista, lo rassicura Peer Grauwein. Veniamo alla causa della morte. Ovviamente non abbiamo ancora il referto del medico legale, ma con ogni probabilit.... Peer si schiarisce la gola e passa alla foto successiva, in cui si vede il corpo nudo tutto intero.  stato questo palo.
Il tecnico forense disegna un cerchio al centro del corpo con la penna laser. Le gambe sono leggermente divaricate, e sotto ai peli pubici appena ingrigiti e curiosamente ordinati, sporge qualcosa che lascia tutti a bocca aperta. Rotondo, legno di pino, lungo circa novanta centimetri per quattro di diametro, un'estremit appuntita. A quanto pare  stato spinto nel retto della vittima.
Sita boccheggia e avverte una fitta al basso ventre.
Nella stanza cala il silenzio, si sente soltanto il ronzio della ventola del proiettore.
Spinto?, chiede Morten con voce roca.
All'estremit non appuntita del palo - la penna laser di Grauwein si sposta tra le cosce pallide, sulle quali si vede un rigagnolo scuro - abbiamo riscontrato i segni di un martello.
Dio mio, sussurra Sita.
Grauwein prende una Fisherman dal pacchetto e se la infila in bocca. Sembra un martello da fabbro o da falegname. Proietta l'immagine di repertorio di un grosso martello quadrato. Due o tre chili di peso.  facilmente reperibile in qualsiasi negozio, ma non  il normale tipo di martello che si usa per piantare un chiodo in una parete. Grauwein torna indietro alla fotografia della vittima.
Un fruscio di vestiti, qualcuno scrocchia le dita, Brne tossisce, altri si dimenano sulla sedia. Nell'oscurit della sala conferenze il disagio  palpabile. L'immagine proiettata del corpo martoriato di Brigitte Riss, con il palo che sporge tra le natiche,  l'unica fonte di luce nella stanza.
Sita tiene gli occhi fissi sul tavolo. Peer Grauwein, adesso nel suo elemento, passa alla foto successiva, che non migliora la situazione.
Gli occhi, prosegue, probabilmente sono stati rimossi post mortem. L'ora del decesso  collocabile tra le sei e le sette di questa mattina. Domani il medico legale potr essere pi preciso. Nello stesso lasso di tempo si colloca anche la morte della vittima numero due: Bernhard Winkler, l'organista del duomo. Nel suo caso il luogo del ritrovamento coincide sicuramente con quello dell'uccisione. Causa della morte: carotide recisa. I suoi occhi per sono stati rimossi ante mortem. La penna laser indugia sulle ferite sul viso di Winkler.
Prima di ucciderlo?, chiede Bert Pfeiffer. Sul serio?.
Pfeiffer, che tutti chiamano Berti, guarda Morten, aspettando una sua reazione. Come Tom,  in lista d'attesa per il posto da commissario, solo che non ha combinato molto per migliorare la sua situazione. Quando Sita lavorava all'lka ci ha provato con lei, ma lei non sa che farsene dei tipi leccati e con la manicure perfetta come lei. Per  un bravo poliziotto.
Prima o durante, direi, si corregge Grauwein.
Sembra quasi che... non so, glieli abbia strappati via, dice Berti. Deve averlo fatto in un moto di rabbia. Ed  possibile che Winkler abbia cercato di difendersi.
Forse era sotto shock, o magari era gi privo di sensi.
Domani ne sapremo di pi, aggiunge Grauwein.
Io opterei per qualcosa di personale, continua Berti, a giudicare dall'odio che dimostra.
L'odio non era necessariamente diretto contro Winkler, commenta Sita.
Berti inarca le sopracciglia, scettico. Sembrano rifilate, pensa Sita, ma scaccia via subito quel pensiero.
Veramente, ribatte Berti indicando la foto dell'organista sfigurato, una roba cos mi sembra molto personale.
Io non credo che l'assassino ce l'avesse in maniera particolare con Bernhard Winkler, si inserisce Tom.
Sono d'accordo con Tom Babylon, conferma Sita. Al contrario della messinscena orchestrata per Brigitte Riss, l'omicidio di Bernhard Winkler sembra pi un incidente. Probabilmente si  solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. E forse  proprio questo il motivo di tanta rabbia, perch l'assassino  stato disturbato mentre faceva una cosa importante. Tutta la preparazione, l'adrenalina, e poi qualcosa va storto....
Atteniamoci alla sequenza degli eventi, per ora, li interrompe Morten, gelido. Prima i fatti, poi le teorie.
Berti incrocia le braccia e sogghigna rivolto a Tom e a Sita.
Vale anche per te, Berti, dice Morten. Il ghigno di Berti scompare rapido come  arrivato.
Ah ecco, tentenna Grauwein, infilando la confezione di caramelle nella tasca posteriore dei pantaloni. Per quanto riguarda il rilevamento delle prove, la situazione purtroppo  abbastanza misera. Senza contare la chiave scomparsa.
A me pare misera pure quella, dice Brne.
Nessuno ride. Peer Grauwein mostra un'immagine a figura intera del cadavere di Brigitte Riss appeso sotto la cupola del duomo e zooma fino a inquadrare il piccolo oggetto argentato appeso al suo collo. L'altissima risoluzione della foto permette di vedere perfettamente sia la dentellatura che le cifre incise sull'impugnatura.
Diciassette, sussurra Sita.
Cosa significa?, chiede Berti.
Qualcuno sa che tipo di chiave  quella?. Morten si guarda intorno. Di una cassetta di sicurezza, di un baule, di una serratura speciale? E la dentellatura? Non sembra cos comune.
Non ne ho idea, la controlleremo, risponde Grauwein bruscamente. Non sopporta doversi esprimere su argomenti dei quali non sa niente.  un atteggiamento tipico di Tempelhof. Senza dubbio, pensa Sita, tra i seimila collaboratori dell'lka di Berlino ci sar uno specialista in serrature. Lei prova in egual misura timore e ammirazione nei confronti del gigantesco apparato delle forze di polizia. Gli specialisti sono qualcosa di incredibile, ma un esercito di specialisti  in grado di sfilacciare un'indagine in mille relazioni, proposte, perizie, referti aggiuntivi e cos via. Nessuno riesce a leggere tutto quanto e quindi nessuno ha una visione d'insieme.
Okay. Andiamo avanti, dice Tom, guadagnandosi un'occhiataccia da parte di Jo Morten. Qui andiamo avanti lo dico solo io.
Bene, s... armi del delitto, prosegue Grauwein. Nessun riscontro. Niente martello, niente coltello, niente. Niente impronte digitali rilevate sugli oggetti a nostra disposizione, come la corda. Ovviamente portava dei guanti. L'assassino, o gli assassini, sono stati prudenti. Dal punto di vista del rilevamento di prove, il duomo  un disastro. Impronte digitali, capelli, fibre tessili sono ovunque. Nella casa del Signore ogni giorno transitano diverse migliaia di visitatori. Ci vorr un miracolo per cavarne qualcosa. E ci servir del tempo. Molto tempo.
Che non abbiamo, brontola Morten.
Quindi, gente.... Grauwein punta la penna laser sulle sue labbra e la spegne mimando un soffio, come se fosse una Colt fumante. Per il momento questo  tutto quello che ho.
Chiss se avremo mai un caso facile, brontola Brne. Non so, un grazioso omicidio nella casa di un single, o roba del genere.
Be', Dio tecnicamente  single, dice Frohloff.
Certo, risponde Grauwein serio. Solo che ha una casa davvero grande.
Qualcuno ridacchia, altri sorridono.  il momento di trovare un po' di sollievo, qualche secondo di pausa.
Lutz Frohloff  come sempre il pi sorridente, e persino nei momenti in cui sorridere sembra inappropriato non d fastidio. Le sue guance si trasformano in due mezzelune che gli sollevano leggermente sul naso i Ray-Ban neri, verso la mezza chierica che ha in testa, dove appena sopra la fronte si intravede un'ostinata peluria.
Posso?. Frohloff infila una chiavetta usb nel computer di Grauwein. Confermo che la situazione delle prove  penosa. Non abbiamo abbastanza tempo. Ma adesso parliamo delle vittime. La voce di Frohloff  briosa, una specie di cinica cantilena in cui ogni frase si chiude su una nota acuta.
Sulla lavagna bianca compare un ritratto di Brigitte Riss. Una donna di bell'aspetto con un caschetto biondo cos semplice e lineare da essere quasi provocante. Vittima numero uno: Brigitte Riss, cinquantatr anni, nata a Lipsia, separata....
Un momento, lo interrompe Brne. Era sposata? Com' possibile se faceva il vescovo?
Era una pastora evangelica, Brne.
Aaah, certo, brontola lui.  che il duomo sembra cos cattolico, con tutte quelle decorazioni.
Suo marito Berthold, prosegue Frohloff, negli ultimi anni della ddr era sergente investigatore della polizia del popolo, un grado piuttosto alto. Dopo la riunificazione si  riciclato con scarso successo come agente immobiliare. Hanno avuto una figlia, Karin Riss, trentaquattro anni, nubile, attualmente residente a Beelitz, a circa un'ora da qui. Abbiamo cercato di contattarla ma finora  risultata irreperibile.
E se le fosse successo qualcosa?, chiede Berti. Qualcuno  andato a controllare?
Due colleghi sono andati a Beelitz e la stanno aspettando davanti casa sua. Al momento per possiamo solo suonare il campanello e guardare dalle finestre.
Silenzio.
Bene. Aspettiamo e speriamo che non sia successo nulla.
Brigitte Riss, riprende a spiegare Frohloff, com' noto ha avuto una carriera piuttosto accidentata. Ai tempi della ddr ha studiato teologia ed  diventata pastora a Stahnsdorf.  stata molto attiva nelle manifestazioni che hanno portato alla caduta del muro. Nel 1995 ha conseguito il dottorato in teologia e ha cominciato a fare carriera nella chiesa evangelica. Nel 2009  diventata pastora del duomo, e due anni dopo vescovo della diocesi di Berlino-Slesia-Brandeburgo. Quattro anni fa ha conosciuto Klaus Bittleder, durante una trasmissione televisiva. Bittleder fa il cameraman e ha sedici anni meno di lei. Hanno avuto una relazione, poi  venuto fuori che lui era sposato e....
...ed  intervenuto il telefono azzurro, scherza Brne.
Molto divertente, collega, dice Frohloff. Le accuse che le sono state mosse all'epoca vanno dalla mancanza di autocontrollo all'adulterio e all'incontinenza sessuale. Tre giorni dopo la divulgazione della notizia, la Riss si  dimessa dalla carica di vescovo.
Ricordo,  stata una vera caccia alle streghe, commenta Nicole Weihertal. Da circa un anno  investigatrice nella mk4 di Morten,  la pi giovane della squadra. Tutti pensavano che ci sarebbero state delle conseguenze.
Be', se si  dimessa subito ci sar stato un motivo, ipotizza Grauwein.
E quale? Il fatto che una donna non pu assolutamente andare a letto con un uomo pi giovane?, si accalora Nicole.
Diciamo che una donna che fa il vescovo dovrebbe lasciar perdere gli uomini pi giovani di lei gi sposati. O quantomeno non farsi fotografare in hotel con loro, dice Grauwein divertito.
Nicole Weihertal apre la bocca per rispondere, ma Tom glielo impedisce. Ragazzi, ci hanno gi pensato i media a discutere di questa faccenda. Il punto  se tutto questo ha a che fare con il nostro caso oppure no. Prima sono stato nell'appartamento della signora Riss. Due settimane fa le hanno rotto il vetro della finestra con un sasso. Lei ha sporto denuncia. Lutz, puoi far vedere le foto che hanno scattato i colleghi in quell'occasione?.
Sulla lavagna bianca compaiono le foto dell'appartamento e della finestra in frantumi. A giudicare dal buco nel vetro hanno usato una fionda, spiega Tom. Inoltre accanto alla porta d'ingresso c'era questa. La foto del vetro infranto lascia il posto a quella della scritta: puttana di sinistra.
Finora non  stato individuato nessun responsabile, dice Tom. Ma forse anche perch le priorit erano altre. C' un'altra cosa molto interessante: poco prima o poco dopo l'omicidio, qualcuno  entrato nell'appartamento di Brigitte Riss e l'ha perquisito sistematicamente. Sappiamo gi che mancano un computer e tre scatole che contenevano oggetti personali.
Non sappiamo esattamente cosa c'era dentro?, chiede Morten.
Per il momento no. Tom riassume in breve la sua conversazione con Marga Jaruzelski.
Abbiamo una finestra temporale per la scomparsa di questi oggetti?, chiede Sita.
Sappiamo solo che  accaduto tra le quattordici di venerd e le dodici di oggi, domenica.
Strano. La brutalit dell'omicidio e la sistematicit della perquisizione in qualche modo stonano l'una con l'altra, commenta Sita.
Dipende, considera Morten. Anche la preparazione dell'omicidio  stata molto metodica. Di certo non c'era niente di improvvisato. La scritta sul muro e la finestra rotta d'altro canto rientrano perfettamente nel quadro. Quella donna aveva ricevuto un sacco di minacce dagli ambienti di destra, che puntavano tutte nella stessa direzione.
Ma passare di punto in bianco a un omicidio del genere?  tutta una nuova dimensione rispetto alla violenza tipica di quegli ambienti, riflette Sita.
Non se ha incontrato la persona sbagliata, dice Morten. Nella scena neonazista ce n' in abbondanza di psicopatici violenti.
E il suo ex marito?, chiede Peer Grauwein. Che fine ha fatto?.
Frohloff storce la bocca, come se Grauwein avesse toccato un punto sensibile. Non lo sappiamo, di sicuro non  registrato in Germania.
 scappato con un'altra donna diversi anni fa, interviene Tom.
Morten aggrotta la fronte. E tu come lo sai?
Come ha detto Lutz, Brigitte Riss  stata pastora a Stahnsdorf, io vivevo l. La faccenda di lei e suo marito all'epoca divent il pettegolezzo della citt. Si diceva che la donna per cui aveva lasciato la famiglia fosse una prostituta. Altri invece sostenevano che fosse la ex moglie di un alto funzionario della Stasi.
E quando accadeva tutto questo?, chiede Frohloff.
Nel '98, credo.
Frohloff appunta qualcosa sul suo taccuino. Bene. Passiamo alla vittima numero due. Bernhard Winkler, organista del duomo dal 2003, cinquantacinque anni, due figli, Karl e Hannah, di diciannove e sedici anni. Sua moglie, Susanne Winkler, ha quarantanove anni ed  una bibliotecaria. Si sono sposati ventiquattro anni fa a Stahnsdorf.
Sita drizza le orecchie, come tutti gli altri. Stahnsdorf. La prima cosa in comune tra le due vittime. Anzi la seconda. La chiesa evangelica e Stahnsdorf.
Forse potrebbe avere senso mostrare la foto della chiave alla gente di Stahnsdorf. Magari qualcuno la riconosce, dice.
Grauwein le lancia un'occhiata nervosa. Prima datemi il tempo di scoprire qualcosa di pi su quella chiave, okay?
Procediamo per ordine!. Morten sbatte minaccioso la fede sul piano del tavolo. Prima raccogliamo le informazioni, poi io - o il procuratore - decider cosa fare.
Ecco, succede di nuovo. Il motivo per cui Sita finisce sempre all'angolo in tutte le indagini. Il suo cervello trova sempre delle scorciatoie che contrastano con il lavoro sistematico delle autorit.
Allora, riprende Morten. Ci servono delle prime ipotesi di lavoro. Con cosa abbiamo a che fare? Motivi religiosi? Sessuali? Vendetta personale? Violenza di estrema destra? Perch tutta quella messinscena? E la brutalit? Esiste il rischio che l'assassino colpisca ancora? Infine il procuratore Dudikov mi ha chiesto di sapere se sono coinvolti estremisti.
Cio se si tratta di un atto terroristico?, chiede Tom.
Morten annuisce. O comunque di qualcosa di politico. Se s, entrano in gioco i colleghi della sicurezza statale dell'lka5, e forse addirittura la polizia federale. Dopo l'attentato al mercatino di Natale hanno tutti i nervi a fior di pelle. Dobbiamo chiarire subito di che circostanze si tratta.
Peraltro non sarebbe nemmeno il primo attentato che colpisce una chiesa, dice Berti. Vi ricordate l'estate scorsa, in quel paesino vicino a Rouen? Gli islamisti hanno ucciso un sacerdote cattolico durante la messa....
Personalmente la teoria dell'attentato mi sembra azzardata. Non  questo il caso, riflette Frohloff.
Un luogo pubblico, massima attenzione, un'esecuzione simbolica, gli occhi cavati, magari  un riferimento agli infedeli che non sanno vedere... in realt molte cose tornano.
No, obietta Sita. Il simbolismo torna solo a un livello superficiale, ma gi a un'occhiata approfondita non funziona pi. Mancano alcuni elementi chiave degli attentati terroristici, per esempio il grido Allahu Akbar o Morte agli infedeli. I terroristi lanciano segnali chiari e riconoscibili per tutti, messaggi semplici, in grado di scatenare angoscia e terrore nel giro di pochi secondi.
Mah, appendere una pastora alla cupola del duomo di una capitale mi sembra un segnale abbastanza chiaro, ribatte Berti.
Forse, dice Sita. Ma  anche insolitamente complesso. Di solito i terroristi agiscono in maniera diversa. Saltano fuori all'improvviso, uccidono con armi normali oppure usano l'esplosivo, cercano di fare pi danni possibile, lanciano il loro messaggio e scappano, oppure si suicidano. Nel nostro caso la faccenda  molto pi complicata: le corde, la morte cos dolorosa, gli occhi cavati, e poi quella chiave appesa al collo.
Secondo me ha ragione, dice Tom. Non c'entra niente con un attacco terroristico.
Secondo me  una questione personale, interviene Frohloff.
O anche una questione personale a sfondo religioso, aggiunge Sita.
E la motivazione sessuale?, propone Nicole Weihertal.
Certo, il palo nel culo, dice Frohloff.
Nicole arrossisce.
S,  possibile anche questo, dice Morten. Il suo tono  curiosamente mite, il suo sguardo affabile. Controlliamo se aveva relazioni in corso. E quel tipo pi giovane con cui l'ha avuta. Ma soprattutto le sue uscite pubbliche e le dichiarazioni pi recenti, scopriamo a chi aveva pestato i piedi. E in particolare a quale gruppo di estrema destra - o comunque a chi - vanno ricondotti gli atti di vandalismo nel suo appartamento. Se ricordo bene ha pronunciato un discorso dai toni molto accesi contro le destre, per via della questione dei migranti.
E per quanto riguarda suo marito e i suoi trascorsi nella Stasi?, chiede Brne.
Sciocchezze, minimizza Morten brusco. Non ne posso pi di queste storie sulla Stasi. Prima di tutto quel tizio lavorava per la polizia, non per la Stasi, e poi questo ci riporterebbe a un delitto passionale. Ma con quale motivazione? In fondo  lui che ha lasciato lei.
Al di l di tutte le motivazioni politiche o sessuali, dice Sita con cautela, consapevole di aver preso fin troppo spesso la parola, proprio lei che  un'esterna, credo che la chiave scomparsa abbia un significato centrale in questa faccenda. Il vero messaggio non era tanto la morte di Brigitte Riss, quanto quella chiave.
Jo Morten le rivolge uno sguardo penetrante. Certo, dice infine. Quindi rimaniamo aperti a tutte le opzioni, a parte le teorie complottiste sulla Stasi. Priorit assoluta: il background personale della vittima. Tu, Grauwein, occupati di quella maledetta chiave. Dimmi tutto quello che riesci a scoprire a partire da quelle foto. Inoltre....
Lo squillo di un cellulare interrompe Morten. Frohloff infila subito una mano in tasca, mettere il telefono silenzioso durante le riunioni  una sorta di legge non scritta. Scusate. Si volta e risponde, avvicinandosi alla porta con un'espressione corrucciata, pensando forse che possa fargli da scudo contro le occhiatacce di Morten.
Bene, ricomincia il capo della squadra, passiamo a spartirci i compiti. Tom, non voglio che nessuno lavori da solo a questo caso, perci ci divideremo in team. Tu con Sita....
Ehm, capo?
Che c', Lutz?, ringhia Morten.
Frohloff  fermo sulla soglia e indica il cellulare. I colleghi hanno trovato Karin Riss. A Beelitz.

Capitolo 4.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Domenica 3 settembre 2017, Ore 15,13.

Finalmente sola!
Friderike Meisen  seduta, misera e sconsolata, nell'ultimo dei sette banchi della chiesa. st. servatius, 1476, si legge inciso sull'insegna storta fuori dalla cappellina. Un paio di passi pi in l il terreno della clinica termina con un alto muro di mattoni gialli.
Friderike si regge con la mano destra e con quella sinistra alla superficie del banco, come se rischiasse di cadere da un momento all'altro. Il legno  sbiadito, il bordo ormai smussato. Quante persone si sono rifugiate l prima di lei?
L'aria fresca e il silenzio le fanno bene. Peccato non avere il cellulare.  proibito averlo con s quando si  in servizio, almeno  cos per i tirocinanti, perci stamattina l'ha lasciato nella sua stanza.
Non riesce ancora a credere di non essersi rotta il naso. Com' che avevano detto? Klrchen non  pericolosa. Altroch! Dopo aver sbattuto contro il comodino, il naso di Friderike sembrava non voler smettere di sanguinare, per non parlare del dolore.
Eppure aveva solo voluto essere gentile!
Poi la scenata nella sala delle infermiere. Ma che hai combinato? Che hai fatto alla povera Klrchen?
Niente!, aveva giurato. Le ho solo chiesto cosa significavano i numeri sulla parete.
Adesso guarda fisso davanti a s la croce a grandezza naturale con il Salvatore morente, mogano scuro sull'intonaco bianco.
Anche se non credo in te, pensa, sto bene qui. Da te  sempre molto tranquillo, sento di poterti raccontare tutto e che mi ascolterai.
Reprime le lacrime, perch non le sembra appropriato piagnucolare per una cosa del genere di fronte al crocifisso. Quando si ha un fratellastro di quattro anni pi grande si impara a stringere i denti. Piantala di piagnucolare  una delle frasi preferite di Volker.
Volker per almeno non ha mai detto che sono stupida, invece pap lo dice sempre.
Scaccia via quel pensiero. Quello che  successo con Klara  cos ingiusto che non riesce quasi a sopportarlo, non  proprio il caso di mettersi a pensare anche a suo padre.
Nel silenzio sente un fruscio leggero. Friderike si volta verso la porta, che  socchiusa. Quello che sente  il rumore di passi sul vialetto coperto di ghiaia che porta fin l.
Oh no, ti prego.
Nessuno deve vederla in quello stato.
Lo sguardo le cade sul vecchio confessionale accostato alla parete, a pochi passi da lei. Assomiglia a un grosso armadio, con due pesanti tende di velluto rosso invece delle ante. Si precipita l dentro e si siede sul sedile minuscolo. La tenda copre solo i due terzi superiori del confessionale, perci lei solleva i piedi e si rannicchia contro il divisorio, in modo che nessuno la veda da fuori.
La porta della cappella cigola, poi sente il rumore di piedi nudi sul pavimento di pietra. Tutto a un tratto Friderike torna in s. Si  nascosta dentro un confessionale, forse anche a lei manca qualche rotella.
Oddio! Ha davvero appena pensato che le manca qualche rotella?
Dove sono finiti tutti i suoi buoni propositi verso i pazienti? Sono scivolati via con un paio di gocce di sangue finite sulla moquette?
C' nessuno?.
Friderike sussulta.
Cerca me?
Scosta leggermente la tenda e sbircia nella cappella. La donna ha percorso tutto il corridoio tra i banchi fino all'altare. Adesso si sta avvicinando al crocifisso. Addosso ha soltanto una camicia da notte bianca, ha il viso emaciato e i capelli grigi scompigliati. Per un breve istante si volta a guardare dalla sua parte e Friderike rimane impietrita. I capelli le si rizzano sulla nuca, il panico la coglie cos velocemente da farla sentire completamente inerme. Come se Klara Winter potesse colpirla anche da l dove si trova adesso.
Ma c' qualcos'altro nell'aspetto di Klara Winter che le fa paura, qualcosa che avvolge la donna come in un vortice di pezzi di vetro e che non si pu spiegare a parole.
Ci sei?, chiede Klara, guardando in tutte le direzioni. Poi rimane in piedi davanti al crocifisso e guarda Ges, che ha il capo leggermente inclinato all'indietro.
Che cosa ci fa qui? E come ci  arrivata? Le hanno dato la razione ordinaria di tranquillanti. L'infermiera Meret  tornata nella sua stanza e poi ha riferito, con il suo solito tono da infermiera presuntuosa: Klrchen? Dorme come una bambina.
Adesso invece  l, nella cappella di St. Servatius.
Chi sei?, chiede Klara. Mi hai scritto che saresti venuto. Posa la mano destra sulla camicia da notte. Ho fatto qualcosa di male?  per quella donna?.
Silenzio.
Ha detto che sarebbe venuta qui a chiederti delle pillole. S. Mi ha detto cos.
Friderike sente uno sgradevole formicolio in tutto il corpo.
Quella donna... sono io. Sta parlando di quella sciocchezza che le ho detto stamattina, perch non mi sono bevuta le sue assurdit su Ges.
 venuta?.
La domanda riecheggia nella stanza.
 per questo che tu non ci sei? Per lei?. La voce di Klara Winter di colpo si fa affilata come un rasoio. Che cosa ti ha detto? Ha parlato male di me?. Agita le mani come per difendersi. Io non sono cattiva. No! No! Non lo sono. No!.
Tutto a un tratto, come se si fosse spaventata per la sua stessa veemenza, Klara si blocca e raddrizza la schiena. La sua spina dorsale scrocchia leggermente, o forse sono le sue ginocchia.
Non le ho prese, sussurra. Adesso  dritta come un fuso. Sul serio! Ho fatto bene, vero?.
Sembra un soldato, manca solo che faccia il saluto militare.
Vuoi vedermi?.
Vuoi vedermi? Ma che intende?
Klrchen si china, poi si mette in ginocchio, come per fare un inchino solenne, afferra con entrambe le mani l'orlo della camicia da notte e la solleva fin sopra il seno. Se ne sta nuda davanti a Ges, che la fissa immobile. Sulla sua schiena ci sono delle strisce che non sono ferite fresche, ma vecchie cicatrici.
Perch non vieni?, si lamenta Klara Winter. Ho bisogno di te. Tutti questi anni, e ho ancora tanta paura del Diavolo!.

Capitolo 5.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Domenica 3 settembre 2017, Ore 16,58.

La A115  intasata dal traffico della domenica pomeriggio. Niente camion n pendolari, solo gente che ha fatto una scampagnata e adesso sta tornando a casa. Il sole  scomparso dietro una cupa nuvolaglia autunnale e ha cominciato a piovere. Una pioggia sottile, che si mischia allo sporco e agli insetti sul parabrezza e si trasforma in una pellicola trasparente.
Tom  pi che sveglio, grazie al metilfenidato  a suo agio sulla corsia di sorpasso e procede dritto su quella. La sua Benz Classe S in teoria  un'auto vintage, e consuma come una Ferrari, ma  veloce.
Seduta accanto a lui c' Sita Johanns, che pare tranquilla. Anne si sarebbe gi attaccata con la mano destra alla maniglia, e l'avrebbe stretta fino a farsi venire le nocche bianche. Gli viene di nuovo in mente la busta. La polverina. Il cuore con la freccia che adesso lui si sente nel petto. Gli fa male, ma deve ignorarla.
Stanno andando da Karin Riss. A quanto pare anche lei si era unita ai vacanzieri della domenica, in ogni caso  tornata a casa poco prima delle tre, ignara di tutto, ed  stata intercettata dagli agenti appostati davanti alla sua abitazione.
Tom imbocca l'A10 e Sita Johanns accende la radio e si sintonizza sulla rbb. Un jingle annuncia l'inizio del radiogiornale delle cinque. Lo speaker si presenta, dalla voce sembra raffreddato.
Berlino: la polizia indaga tutte le piste possibili nel caso dell'ex vescovo Brigitte Riss, trovata morta questa mattina nel duomo di Berlino. Non si esclude la possibilit di un attacco terroristico. Finora per, alla polizia non sono giunte rivendicazioni....
Tom preme il piede sull'acceleratore e lancia un'occhiata a Sita.
...la pastora cinquantatreenne  stata uccisa in maniera particolarmente efferata e appesa con delle corde alla cupola del duomo. Intorno al collo aveva appesa una chiave con sopra inciso il numero diciassette....
Ma come fanno a saperlo?, ringhia Tom.
...come mostra una fotografia che sta circolando in rete e che proviene presumibilmente dal luogo dell'omicidio. Informatori affidabili sostengono che sia stata trovata morta anche un'altra persona, l'organista del duomo. Le forze dell'ordine, nel rispetto del silenzio stampa ancora in vigore, non hanno rilasciato dichiarazioni. La conferenza stampa indetta per le diciotto nella sede dell'lka di Berlino  stata posticipata alle venti.
Washington: il presidente americano....
Sita spegne la radio. Non  possibile, sbotta. Non pu essere vero.
Tom rimane in silenzio e serra le labbra.
Beelitz-Heilsttten.  la nostra uscita.
Lo so. Tom imbocca la rampa di uscita spostandosi dalla corsia di sinistra e passando da centosettanta all'ora a sessanta. Un'Audi verde gli suona. Puoi controllare quella cosa che hanno detto della foto?, chiede a Sita.
Adesso ci diamo del tu?
 importante?
No.  solo che finora non era chiaro. Sita digita rapida sullo smartphone, mentre Tom sfreccia lungo la strada di campagna che costeggia Beelitz-Heilsttten, una ex clinica costruita dei tempi del kaiser, usata dai russi come ospedale militare fino agli anni Novanta. Dalla strada non si vede quasi niente, solo gli alberi che si susseguono e ogni tanto un sentiero chiuso da una sbarra. Oltrepassano anche la caserma adiacente alla clinica.
Merda, si lascia sfuggire Sita.
Che c'?.
Senza dire una parola, lei solleva il cellulare in modo che Tom possa vederlo. Una rapida occhiata  sufficiente. Sullo schermo c' una foto scattata sulla scena del crimine. Il duomo, la cupola, Brigitte Riss appesa a due corde.
Maledizione, ma da dove arriva? Grauwein non avrebbe mai....
Attento, un capriolo!, esclama Sita.
Tom inchioda, le ruote della Benz si bloccano, l'auto sbanda, le cinture di sicurezza mozzano il fiato a entrambi, il telefono di Sita sbatte contro il cruscotto. Poi, con grande stridore di pneumatici, l'auto si ferma in mezzo alla strada.
In quel silenzio improvviso Tom sente il suo cuore martellare. Il capriolo  sparito nella foresta.
Sita inspira ed espira profondamente, poi si porta una mano alla testa, come per ravviarsi i capelli. Si accorge che lui la sta guardando e si ferma. Quanto manca ancora?
Siamo quasi arrivati, mormora Tom, dando di nuovo gas con cautela e ripartendo pi lentamente. Sita recupera il suo cellulare e riprende a fare ricerche in rete. Incredibile, la foto  su Facebook, su Instagram, ovunque. E c' anche un dettaglio in cui si vede la chiave. E lo sai con che nome gira in rete?
Non ne ho idea.
Hashtag 17.
Come?. Tom sente una sorta di spiffero gelido sfiorargli la nuca. Quella maledetta chiave!
L'hashtag  un segno con cui....
Lo so cos' un hashtag,  che non ci posso credere.
Secondo te sono le foto di Grauwein?, chiede Sita.
Non diffonderebbe mai le foto scattate su una scena del crimine. Non volontariamente.
Qualcuno della stampa allora? Forse qualche giornalista  riuscito a superare le transenne.
Hmm.
Altrimenti rimane solo un'altra possibilit, riflette Sita.
Dici che l'assassino...?
Cerca il massimo effetto. Vuole farci vedere qualcosa.
Se  stato lui a mettere in rete le fotografie, potremmo cercare di identificare il suo indirizzo ip. Puoi scrivere un messaggio a Grauwein? Solo per sicurezza, nel caso non abbia gi allertato lui i colleghi della sezione informatica.
Non ho il suo numero.
Usa il mio cellulare. Tom le porge lo smartphone. Anzi, no. Scrivi a Morten,  meglio.
Nel frattempo hanno oltrepassato il cartello giallo con la scritta beelitz. Nel paese vivono undicimila persone, ma sembra che ce ne siano a malapena un migliaio, sparse nel cuore della pi ampia zona del Brandeburgo destinata alla coltivazione di asparagi, tra il mare e le foreste.  qui che Karin si  ritirata. Tom ripensa alla ragazzina quattordicenne un po' perbenista, cos decisa a sembrare adulta, come se superare qualche limite di tanto in tanto fosse un pericolo mortale. Certo, era la figlia della pastora. Ma bastava questo a spiegare tutto? Suo padre in fondo si era ribellato, perch non poteva farlo anche lei? Almeno un pochino.
Non bisognava per forza perdere la testa come Bene.
Le strade qui hanno nomi di uccelli e sono fiancheggiate da villette unifamiliari dall'aspetto vecchiotto e con i tetti coperti di muschio. Qua e l c' anche qualche edificio nuovo. Il navigatore li guida fino a una strada senza uscita. Sul vialetto per la retromarcia c' un'autopattuglia con le portiere spalancate. I colleghi per non si vedono da nessuna parte.
Tom frena di colpo e rimane a una ventina di metri di distanza.
Che succede?, chiede Sita.
Tom si porta un dito alle labbra. C' qualcosa che non va, sussurra.
Sita spalanca gli occhi.
Resta qui. Tom apre lo scomparto del cruscotto ed estrae la pistola di servizio dalla fondina.
La pioggia  come un velo umido. L'aria si  fatta pi fresca. La Sig sembra un corpo estraneo nella sua mano. L'ultimo allenamento al poligono risale a parecchio tempo prima.
L'autopattuglia pare abbandonata, le portiere aperte assomigliano ad ali. Nel portabicchieri al centro ci sono due caff presi in una panetteria. Davanti ai sedili c' una busta di carta, e tra il parabrezza e il cruscotto c' un panino morsicato, lasciato l da qualcuno che andava di fretta.
Tom si volta e fa cenno a Sita, ancora in macchina, di chiamare i rinforzi, poi gira intorno al cofano ed entra nella propriet di Karin.
Dietro una siepe ad altezza d'uomo c' un vialetto lastricato che conduce fino alla casa, addossata alla foresta. Il piano terra ha un'aria pulitissima,  verniciato di giallo chiaro e sormontato da un tetto a punta fatto di tegole rosse. Nel complesso ha un aspetto piacevole, gli angoli dolci e la dimensione delle finestre non hanno i tipici tratti duri dell'architettura della ddr.
Sulla cassetta della posta argentata  applicata una targhetta con il nome: k. riss. Sotto c' scritto: gestione immobili.
La porta di casa  socchiusa.
Tom stringe la pistola tra le mani, la tiene davanti a s con le braccia leggermente piegate e si avvicina alla porta. La spinge con un piede, si apre senza far rumore.
Lui aspetta qualche istante, poi si sporge per dare una rapida occhiata e si ritrae subito.
Trattiene il fiato e ascolta il silenzio.
Niente.
Uno... due... tre! Si sposta nel corridoio con la Sig spianata. La luce  quella fioca del tramonto. Ci sono diverse porte, a destra una scala, e ai piedi di essa un uomo in divisa da poliziotto.  sdraiato a faccia in gi, si vede del sangue tra i capelli biondi. Tom si avvicina strisciando contro la parete, controlla la scala, poi tasta con due dita il collo del collega.
Sente una pulsazione, bench molto debole. Grazie a Dio.
Poi nota la fondina vuota.
Merda!
A due passi di distanza si vede la porta del salotto, spalancata.
Con la mano sinistra, Tom prende il telefono dalla tasca della giacca e compone un numero.
Morten, sente nel ricevitore.
Sono Tom, sussurra. Sono a casa di Karin Riss. C' un collega ferito e un criminale armato. Serve un'ambulanza e l'unit speciale.
Tom? Okay! Non ti muovere, capito? Non....
Tom riattacca. Dov' Karin? E l'altro agente?
Si avvicina alla porta del salotto, intravede un divano di pelle marrone con un tavolinetto davanti. Delle tende bianche lunghe fino a terra sventolano mosse dalla corrente davanti a una portafinestra.
Tom oltrepassa la soglia e punta la pistola a sinistra e a destra, come gli hanno insegnato. Solo che durante le esercitazioni il cuore non gli batteva cos forte.
Nel salotto non c' nessuno.
Allora in giardino! Le tende gli sfiorano il viso mentre esce dalla portafinestra. Sull'erba umida si vedono delle impronte che vanno fino alla siepe. La pioggia ha inzuppato tutto il fogliame. Non  pi una pioggerellina adesso, dal cielo scuro scendono gocce grosse e pesanti.
Fermi!.
Tom sussulta. La voce arriva dalla foresta.
Fermi, polizia!.  una voce di donna, giovane e acuta.
Tom si avvicina alla siepe e la oltrepassa, i rami gli graffiano il viso. Giunto dall'altra parte, si ritrova ai margini della foresta, dove gli alberi hanno inghiottito gli ultimi barlumi di luce.
Fermi o sparo!, sente gridare alla collega, con voce quasi stridula. Dev'essere a circa venti o trenta metri di distanza. Gli sembra di intravedere qualcosa tra gli alberi, uno scintillio, un movimento. Poi all'improvviso dei fari, fasci di luce bianca tra i rami, e il suono basso di un motore. Le gocce di pioggia luccicano nell'aria, gli alberi sembrano dei piloni neri. Sono solo rami quelli che vede in controluce, o...?
Uno sparo. Alle sue spalle sente frusciare il fogliame.
Tom si getta a terra e nello stesso istante partono altri due colpi di pistola. Sono stati esplosi accanto ai fari ancora accesi. Non  da l che arrivava la voce della collega! Sente una voce femminile gridare e nel fascio di luce scorge una sagoma che si muove tra i rami, un'ombra dalle dimensioni ingrandite. Di riflesso Tom solleva la sua arma e spara verso il punto in cui ha visto esplodere i colpi poco prima. Dal suono sembra che ne abbia sparati anche lui due, ma sa che ha premuto il grilletto solo una volta.
Sente il rumore di una portiera che si chiude, il rombo di un motore, e vede i fari scattare indietro. Si rialza e corre verso di essi, si stanno allontanando.
Fermi, polizia!, grida, sperando che la collega non gli spari. Dev'essere da qualche parte alla sua destra, perci prima o poi entrer nella sua linea di tiro.
Il motore romba in retromarcia, un suono forte e irregolare. L'asfalto luccica sotto la pioggia e solo adesso Tom riesce a vedere la strada, una specie di ampio sentiero non segnalato che va in direzione della strada principale, verso Fichtenwalde. Quando finalmente la raggiunge, l'auto  gi duecento metri davanti a lui. Tom abbassa l'arma, sarebbe stupido sparare adesso e in ogni caso non servirebbe pi a niente. Senza contare che in macchina potrebbe anche esserci Karin.
Tira fuori il cellulare dalla tasca, ma in quello stesso istante sente un suono rauco alle sue spalle, simile al verso di un animale.
Chi ?.
Cazzo,  un rantolo quello? La poliziotta!
Sono Tom Babylon, dell'lka. Chi c' l?.
Dalla penombra in mezzo ai rami proviene un lamento basso.
Ehi?. Tom accende la torcia dello smartphone. Ai margini del fascio di luce vede la poliziotta,  a terra e si preme il petto con la mano. Tra le sue dita vede scorrere il sangue. Tom corre da lei, digita di nuovo il numero di Morten e grida qualcosa al telefono. Quando riattacca cala il silenzio.
Stringe la mano della poliziotta. Come si chiama?.
Le sue labbra si muovono.  giovane, ha delle bellissime labbra carnose, che di sicuro fanno girare la testa a chiss quanti colleghi del suo dipartimento. Vanessa. Ha gli occhi spalancati e le dita strette dolorosamente intorno alla mano di Tom.
Ciao Vanessa, io sono Tom. Le sorride, cercando di darle sicurezza. Stanno arrivando i soccorsi, adesso deve resistere, okay?.
Lei sbatte le palpebre. Ha i capelli scuri come la terra della foresta, legati in una coda di cavallo. Schiude di nuovo le labbra, ma dalla sua bocca escono solo dei sussurri sconnessi. Dal tetto di foglie sopra di loro colano gocce d'acqua che le bagnano l'uniforme e il viso. Il suo mento trema. Tom le sfiora la guancia fredda e umida.
Vanessa, mi guardi! La prego! Pu farcela.
Dalle sue labbra pallide sgorga un fiotto di sangue, sta soffocando, tossisce debolmente, poi il suo sguardo si spegne.
La pioggia tempesta le chiome degli alberi ed  questo l'unico suono che si sente.
Tom le chiude dolcemente gli occhi, sul dorso della sua mano ci sono delle macchie rosse e gli sembra di avere le dita troppo grandi per quel viso cos delicato.
Sulla mano che  ancora stretta in quella di Tom, Vanessa porta un anello d'argento con un minuscolo brillante. Chi gliel'ha regalato adesso  l fuori da qualche parte, ignaro di tutto, e aspetta felice che lei finisca il turno, per rivederla finalmente.

Capitolo 6.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Domenica 3 settembre 2017, Ore 18,42.

Peer Grauwein  in piedi sull'asfalto bagnato e screpolato e ha gli occhi rivolti verso il cielo, furioso. Non ci sono tracce decenti di pneumatici. Ci hanno appena dato in dotazione mister bee e guarda che succede. Big Electronic Eye, abbreviato bee,  un drone di ultima generazione, impiegato per analizzare scene del crimine che si trovano all'aperto. Ma la pioggia e la foresta impediscono al nuovo giocattolo di Grauwein di fare il suo dovere.
Non me ne frega niente del tuo mister bee, dice Tom, rabbrividendo per il freddo. Nelle ultime ore non ha fatto che ripercorrere mentalmente tutti i momenti della sparatoria, chi era dove, quanti colpi sono stati esplosi, persino se pu essere stato un suo proiettile a colpire Vanessa. Nella sua testa regna un caos sordo e pulsante.
Sita Johanns  in piedi alle sue spalle e gli sfiora con delicatezza una spalla. Drexler, il collega che hai trovato in casa, ha un trauma cranico grave. Per il momento  in coma artificiale, l'hanno portato al Charit. Non sanno ancora se ce la far.
Ci mancava anche questo. Ha famiglia?, chiede Tom.
Una moglie e due figlie, risponde Morten.
Che cazzo. Grauwein sputa la sua solita Fisherman, come se tutto a un tratto quell'abitudine gli fosse diventata disgustosa, e la mette nel taschino della tuta gonfia. Il tecnico forense  freddoloso e gli abiti pesanti sotto la divisa bianca lo fanno sembrare un omino della Michelin che si aggira per la foresta. E la piccola?
La piccola era una poliziotta, ribatte Tom irritato.
Okay, va bene.
Non c' niente che va bene.
Grauwein alza le mani rassegnato.
Sita si schiarisce la gola. Si chiamava Vanessa Reichert, venticinque anni, fidanzata con un collega. Beier... Beiersdorf o una cosa del genere.
Merda merda merda!, brontola Grauwein.
La pistola di Drexler?, chiede Tom.  quella che....
Se  l'arma che...? S, potrebbe essere. Abbiamo trovato i bossoli, 9x19, azione 4, quindi chiaramente munizioni in dotazione alla polizia. Non c' foro d'uscita perch... insomma lo sai, farfuglia Grauwein.
Forse lui s, ma io no, dice Sita. Potreste spiegarmi?.
Grauwein e Tom si scambiano un'occhiata. Tom abbassa lo sguardo.
Da qualche anno usiamo munizioni con elevato potere di arresto. I proiettili blindati che usavamo prima di solito passavano lisci da parte a parte, invece gli azione 4 quando impattano il bersaglio assumono una forma a fungo che....
Okay, ho capito. Sita alza le mani e distoglie lo sguardo.
Potrebbe anche essere un proiettile della tua Sig, dice Grauwein a Tom, ma l'angolo di tiro non mi torna. A giudicare dal foro di entrata il proiettile arrivava da davanti, quindi dal punto in cui si trovava la macchina.
Per Tom  come se Grauwein gli avesse sollevato un peso dal cuore.
A proposito, ci serve la tua pistola per le indagini balistiche.
L'ho gi data a Brne, risponde Tom.
Comunque dovresti cercare di evitare le situazioni come questa, dice Grauwein. Ci vorr un bel po' prima di chiarire i dettagli dello scontro a fuoco e poterti riassegnare un'arma.
Conosco la procedura.
Jo Morten si avvicina a loro lungo uno stretto corridoio tra gli alberi, delimitato dal nastro della polizia.  il sistema escogitato da Grauwein per non far contaminare le scene del crimine. Morten tossisce, il suo alito sa di sigaretta. Il tuo collega Brne, dice a Grauwein, ha fatto una prima perlustrazione della casa. Niente tracce di lotta, niente arma del delitto, niente Karin Riss.
Tutti i presenti rimangono in silenzio.
I vicini non si sono accorti di niente, prosegue Morten, finch non hanno sentito gli spari. Non ci sono nemmeno segni di effrazione. Nell'ufficio di Karin Riss, al piano terra, il cestino della carta  pieno di fazzolettini usati, probabilmente era l a piangere la morte della madre.
Nello studio?, chiede Sita.
Il computer era acceso, e indovinate che fotografia abbiamo trovato nel browser.
No, per favore, mormora Tom.
Quella scattata nel duomo?, chiede Sita incredula. Ma non  stata lei a postarla, vero?
Non sembra, la stava solo guardando.
Speriamo fosse solo questo, dice Sita.
Avete capito da dove arriva quella foto?, chiede Tom.
I colleghi dell'informatica ci stanno lavorando, dice Grauwein. Ma si diffonde a macchia d'olio, non riusciamo a starle dietro. Una cosa per  chiara: non  una nostra foto. Cio, non  mia.  stata scattata la mattina presto, prima che arrivassimo. Si capisce dalla luce.
Quindi  stato l'assassino, ipotizza Tom.
 possibile. Come ho gi detto, ci stiamo lavorando. Grauwein si porta una mano alla tempia a mo' di saluto. Vado a continuare.
Quando ispezionate la casa, gli grida dietro Tom, controllate se ci sono le tre scatole grigie che sono sparite dall'appartamento di Brigitte Riss.
Sar fatto risponde Grauwein.
Quindi cosa abbiamo adesso tra le mani?, chiede Morten. Un rapimento? Una spirale di vendetta? L'obiettivo  tutta la famiglia Riss?
Per ora non riesco ad avere un quadro chiaro, dice Sita. Ma in ogni caso dobbiamo trovare Karin Riss. Al momento  possibile che diventi lei la prossima vittima.
 splendido avere a disposizione una psicologa, dice Morten, fornisce un apporto davvero fondamentale.
Senti chi parla. Cerca di ricordare qual  il tuo grado ufficiale quando rimproveri gli altri.
Segue un rapido scambio di sguardi, poi gli attriti si placano nel giro di un istante. Scusami, Tom. So che  stata dura per te oggi. A dir la verit, penso sia meglio che tu ti prenda una pausa.
Sto bene, risponde Tom.
Bene?, chiede Sita.
Voglio dire che posso lavorare. E voglio prendere lo stronzo che  responsabile di tutto questo.
Morten lo guarda rassegnato. Intendevo proprio questo. Non posso lasciare in servizio qualcuno che cerca vendetta.
Allora guardati intorno, se il criterio  questo puoi mettere a riposo tutta la squadra.
Va bene, brontola Morten abbassando lo sguardo. Ah, un'ultima cosa: dar ordine a Frohloff di scoprire tutto quello che pu sulla famiglia Riss.
Tom annuisce. Ha la sensazione che dietro tutto questo ci sia di pi, qualcosa di pi grande, che non riesce ancora a individuare. Solo che non pu dire niente. Perch una cosa  certa:  cominciato tutto con il cadavere in fondo al canale, e con la chiave. Ancora una volta si ritrova a desiderare che quel caldo giorno d'estate non sia mai esistito, o che loro non siano mai saltati dal ponte. Erano cos curiosi, ingenui e in cerca di avventure. Karin aveva ragione. Sarebbe stato meglio andare alla polizia, subito. Tutto a un tratto il senso di colpa si fa cos opprimente da chiudergli la gola. E la cosa peggiore  che dovrebbe dirlo ai suoi colleghi, vuotare il sacco, fidarsi di loro, anche a costo di danneggiare se stesso. Ma non pu farlo, perch da quando la chiave  sparita dalla scena del crimine non si fida pi di nessuno. Se  stato un collega a prenderla - chi altro ne aveva la possibilit? - deve averlo fatto per nascondere la prova che anche lui  implicato in quella faccenda.
Tom, va tutto bene?, chiede Sita.
Devo fermarmi un attimo, mormora.
Il telefono di Jo Morten squilla. Bruckmann, dice lui seccato, allontanandosi un po' prima di rispondere. Mentre parla si guarda la punta delle scarpe. La sua giacca luccica di gocce di pioggia.
Tom percorre lo stretto corridoio tra le due strisce di nastro, diretto a casa. Incrocia due uomini che portano una bara di metallo ed  felice di non essere l quando ci metteranno dentro Vanessa.
Grauwein ha fatto aprire un varco nella siepe. La casa si erge desolata in mezzo al curatissimo prato. Tom entra nel salotto passando dalla portafinestra e lascia vagare lo sguardo all'interno. Il divano di pelle marrone  macchiato in due punti, c' una libreria bianca con due vasi verdi, qualche saggio e almeno duecento dvd. Tom scorre i titoli e rimane sorpreso. Blair Witch Project, The Walking Dead, Seven, una collezione di film d Mel Gibson e solo qualche commedia. A parte queste ultime, per la maggior parte sono film maschili, anche se non ci sono indizi che suggeriscano la presenza di uomini in casa, cos come non ci sono giocattoli o altri segni della presenza di bambini.  tutto molto ordinato, ma anche asettico e senz'anima. Tom cerca di immaginare Karin e la sua vita l dentro. All'epoca gli stava comunque simpatica, nonostante le sue piccole manie da signorina perbene. Era una di loro, e adesso  deprimente pensare che la sua vita sia tutta qui.
Tom prende il cellulare e scatta un paio di foto della stanza, pi qualche dettaglio.
Lo studio di Karin  subito accanto alla porta d'ingresso. Beier sta portando via il computer. La scrivania  una sorpresa, sembra che non c'entri niente con questa casa altrimenti cos sobria.  di fronte alla finestra, rivolta verso il giardino, un mobile vecchio e pesante in legno di noce, a destra e a sinistra ha dei cassetti e sul piano un consumato rivestimento in pelle. Il legno, che una volta dev'essere stato lucido, adesso  opaco in diversi punti.
Sulla scrivania ci sono due foto incorniciate, una foto recente della madre di Karin, e a destra una di suo padre, Berthold Riss, scattata pi di vent'anni prima. Ha i capelli biondi e un po' troppo lunghi, un sorriso giovane e dei denti candidi. In quella foto sembra quasi il figlio della donna ritratta nell'altra. Un tipo attraente, fin troppo per una pastora, aveva detto all'epoca il padre di Tom. Alla fine ci aveva visto giusto.
Tom scatta qualche fotografia anche qui, poi apre uno dopo l'altro i cassetti. Buste da lettera, fogli di carta, matite, un timbro con il nome dell'azienda, una macchina fotografica digitale con un piccolo treppiede, ma senza scheda di memoria. Strano. Nel cassetto in alto a sinistra c' un mazzo di chiavi con un laccio di cuoio scuro, la chiave di una Volkswagen e un altro mazzo con tre sole chiavi e l'indicazione casa del portiere. In fondo al cassetto c' una scatolina colorata di metallo della Fossil. Sar un orologio, pensa Tom. Quando la scuote sente qualcosa sbatacchiare all'interno. Il coperchio sembra incollato, ma con un po' di forza si apre.
Tom rimane a fissare l'interno della scatola.
Il suo cuore comincia a battere sempre pi forte e le dita gli tremano mentre recupera l'oggetto contenuto nella scatola.  una chiave con un cappuccio di plastica grigia sull'impugnatura e sopra inciso il numero diciassette. Com' possibile? Tom lancia una rapida occhiata alla porta aperta. Sente le voci dei colleghi, ma non vede nessuno.
Infila la chiave in tasca, esita, poi prende anche le chiavi del portiere.
Quasi in trance, si avvia verso la porta d'ingresso, dove c' Brne, ancora con la tuta indosso, che fuma insieme a due colleghi. Non attaccate bottone adesso, pensa Tom. Deve arrivare alla macchina, chiudere la portiera, chiudere gli occhi un momento e rimettere ordine nei suoi pensieri.
Ehi Babylon!, lo chiama Brne. Di' un po', tu conoscevi la Riss prima, vero?
Hmm.
Ed  sempre stata cos strana?
Che vuoi dire?
Be'.... Brne prende una boccata dalla sua sigaretta come se volesse aspirare il tabacco attraverso il filtro. Lo sai di cosa  amministratrice?
Risparmiami la suspense. Sono stanco e fa freddo.
Della clinica degli orrori.
La casa di cura?
S, quel posto per satanisti, cacciatori di fantasmi e turisti con il gusto del macabro. Tutti quei morti.... Brne fa una pausa a effetto, sputa un anello di fumo nella pioggia che sta finalmente calando e spera che Tom gli chieda a cosa si riferisce. Ma Tom conosce gi quelle storie, come la maggior parte dei berlinesi. Nel 1991, nella foresta di propriet della clinica, la bestia di Beelitz uccise la moglie di un medico russo con il suo bambino; nel 2008 un fotografo strangol una modella nella casetta del portiere. Succede spesso che amanti del brivido e gente con qualche rotella fuori posto provino a entrare di notte in qualcuno degli edifici malandati e finiscano per cadere e farsi male. Negli ultimi anni, se Tom ricorda bene, ci sono stati diversi morti e feriti.
Insomma, riprende a parlare Brne, ma chi farebbe l'amministratrice di un posto del genere volontariamente? Bisogna essere un po' strani, o no?
E quanto bisogna essere strani per decidere di fare il tecnico forense?, risponde Tom.
Brne gli lancia un'occhiataccia, i suoi colleghi ridacchiano.
Tom si allontana e torna alla sua Mercedes, parcheggiata dietro un piccolo esercito di autopattuglia e altri veicoli della polizia. Fotografi e cameraman cominciano ad arrivare, una giornalista sta discutendo con un agente che cerca di tenerla a distanza. Tom controlla l'ora, poi osserva la confusione sotto i riflettori. La scena del crimine sembra il set di un film, pieno di comparse che si muovono da una parte all'altra.
Ripensa alla chiave con il numero diciassette che ha in tasca, perfettamente uguale a quella che  scomparsa al duomo e a quella con cui tanti anni fa  scomparsa Vi.
Cosa  successo Karin? Che hai fatto? E le chiavi della casa del portiere? Perch erano separate dalle altre?
Tom prende il cellulare e cerca casa del portiere Beelitz. L'edificio non  lontano e fa parte del complesso della clinica. Il numero civico  tredici, non diciassette. In ogni caso, adesso  finalmente tornato in possesso della chiave con cui Vi  scomparsa. Tutto a un tratto gli sembra che lei sia vicinissima, deve soltanto trovare la serratura di quella chiave. Perch non cominciare proprio dalla casa del portiere? Potrebbe anche essere la chiave di una stanza. Guarda di nuovo l'orologio. Ormai qui non c' pi niente da fare, meglio farci un salto quanto prima. Adesso  l'occasione perfetta per andarci in tutta tranquillit, senza i colleghi e senza mettere nessuno in agitazione. Cerca di individuare Sita, ma non la vede da nessuna parte. Bene.
Va a salutare Morten, che adesso  con Brne davanti alla porta di casa. Brne sta ancora fumando, e Morten lo guarda come se volesse rubargli la sigaretta. In ogni caso non tira fuori il pacchetto dalla tasca.
Mentre torna alla sua auto, dal finestrino aperto di un furgoncino vede una grossa torcia e decide di prenderla in prestito. Poi tira fuori dalla tasca il blister con le pillole e ne manda gi una.
Quando sta per salire sulla sua antiquata Benz, Sita Johanns si materializza accanto a lui.
Vuoi che guidi io?
Hm?
Non hai una bella cera. Non credo che dovresti guidare.
Voglio solo tornare a casa. Puoi chiedere a qualche collega di accompagnarti?.
Sita lancia uno sguardo alla torcia che ha in mano.
A casa. Aha. Cos' che ha detto Morten?
Ha detto tante cose..., risponde Tom evasivo.
Per ne ha detta una molto precisa sul fatto di lavorare da soli.
Non capisco di che parli.
Ah no? E quella torcia? A casa ti si  rotta la lampadina del frigo?
Lei si sopravvaluta, signora psicologa.
Semmai tu ti sopravvaluti.
Tom fa spallucce.
La questione  semplice, dice Sita. Non mi interessa dove stai andando, ma io vengo con te. O Morten e Bruckmann riceveranno un rapporto in cui si dice che in orario di servizio assumi medicinali che rientrano nella categoria delle sostanze dopanti.
Tom la fissa impietrito. Come scusa?
La pillola che hai preso adesso.
Be', che c' di male?
Puoi lavorare anche senza? E quando le prendi, riesci a dormire?.
Tom distoglie lo sguardo. Tutto questo  ridicolo.
Il metilfenidato non mi pare affatto una cosa ridicola. Semmai un miglioratore di prestazioni. E non dirmi che era solo una pillola per il mal di testa. La conosco quella roba, di norma la prescrivono gli psichiatri per i pazienti che soffrono di depressione. Sita gli lancia un'occhiata penetrante. O le prendi solo per doparti?
Chiese quella che aveva problemi con l'alcol.
Sita arrossisce, ma recupera in fretta. Ho risolto i miei problemi da un pezzo. Tu invece ci sei ancora dentro.
La stai facendo pi grande di quel che , okay?
Forse. Ma sai bene che ci sono delle regole molto precise in polizia e l'abuso di medicinali non  considerato una sciocchezza. In pi, se soffri di depressione e non l'hai detto, stai infrangendo il protocollo di trasparenza a cui sei tenuto nei confronti del tuo capo. Lui ha il diritto di sapere se sei in grado di prestare servizio.
Tom  furioso. Vuoi farmi togliere l'idoneit al servizio, quindi?
No, risponde Sita. Ma qualcun altro magari s.
E allora che vuoi da me?
Te l'ho gi detto. Venire con te.
Silenzio.
Tom guarda la casa di Karin Riss che si intravede tra le auto. Morten, Grauwein e Brne stanno confabulando. Due uomini caricano la bara di metallo sull'ambulanza.
Perch?, chiede Tom. Che ti importa? Non sai nemmeno dove voglio andare. In realt non devo fare niente di che.
Allora perch stiamo ancora qui a discutere?
Perch tu non mi dai una risposta chiara.
Nemmeno tu.
Tom la guarda e cerca di capire cosa la muove.
Okay, vuoi risolvere il caso per farti riassumere, dice.  questo? Vuoi tornare a fare la profiler?.
Sita alza le spalle. Stiamo giocando a obbligo o verit, adesso?
Va bene. Sali.

Capitolo 7.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Domenica 3 settembre 2017, Ore 19,41.

Friderike Meisen quasi non riesce a stare ferma,  tutto cos ingiusto, da diventare pazzi. Le viene di nuovo in mente suo padre e la frase che ripete sempre: la vita non  una passeggiata di salute. Ha ragione, anche se a lei non piace per niente. E poi, se solo evitasse di aggiungere sempre stupidina! Stupidina qui, stupidina l. Continua a sentire quella parola nella testa anche adesso che  lontana.
Nel minuscolo buco che chiama stanza, ovvero l'alloggio che le  stato assegnato per il suo periodo di tirocinio alla clinica, si sente un po' come una paziente: prigioniera in quella misera stanza con un bagnetto, un armadio, le lenzuola a fiori e un bollitore.
Il televisore avrebbe potuto darle un po' di conforto, ma non funziona, e lei ha finito il traffico dati sul cellulare.
Quindi ha accostato una sedia alla finestra. Da qui riesce persino a vedere la cappella.
Dopo quello strano episodio con Klrchen  tornata alla clinica, convinta che in quella storia ci fosse qualcosa di strano e si  resa conto di doverlo dire a qualcuno. Perci ha bussato alla porta del professor Wittenberg, al piano terra. Dopo aver sentito il suo brusco Avanti!  entrata con il cuore al galoppo. Wittenberg era seduto alla scrivania, e su quella poltrona sembrava quasi pi imponente che in piedi.
Friderike, ha detto con un tono da cui si capiva che era l'ultima persona da cui voleva essere disturbato. Che posso fare per te?
Ehm, professore, ecco... ho notato una cosa.
Cosa, Friderike?
Riguarda una paziente. Klrchen. Cio, Klara Winter.  un po' strana.
Se non lo fosse non sarebbe qui, non trovi?
No, ha replicato Friderike, non intendevo questo.  pi strana del normale.
Il professor Wittenberg le ha rivolto uno sguardo penetrante. Ne hai gi parlato con l'infermiera Meret?
S, insomma, non le ho detto tutto.
Quindi hai deciso di scavalcarla e venire a parlare direttamente con me.
 che penso che lei non mi crederebbe, perch....
Non ti crede perch sei stata tu a provocare Klara Winter. Hanno persino dovuto sedarla. Non  un buon inizio per una tirocinante.
Friderike ha deglutito e ha pensato che sarebbe stato meglio chiuderla l, ma non ce l'ha fatta. Oggi ho visto Klara Winter nella cappella e ho avuto l'impressione che avesse un appuntamento segreto con qualcuno. Con un uomo. E, come dire, credo che non le faccia bene.
Credi che non le faccia bene. Hmm, ha detto Wittenberg scettico. E come fai a sapere che aveva appuntamento con qualcuno?
Lei dice che gli ha scritto e parla sempre di lui e....
Wittenberg si  schiarito ostentatamente la gola, Friderike ha avuto un sussulto ed  ammutolita. Lui ha incrociato le dita, che Friderike ha sempre trovato tozze e brutte, e ha posato le braccia sulla scrivania.  stato come avere davanti suo padre.
Per caso questo tizio si chiama Ges?
Ah, s, ha balbettato Friderike. S, lo so cosa sta pensando, ma....
Stammi a sentire, Friderike. Questo  un reparto psichiatrico e talvolta abbiamo a che fare con disturbi complessi che tu non hai le capacit di valutare. Se per te ogni piccola irritazione diventa una scusa per disturbare i miei pazienti pi di quanto non lo facciano gi da soli, allora forse sei nel posto sbagliato. Mi hai capito?.
Friderike ha deglutito di nuovo, poi ha annuito. Signor Wittenberg, anzi, professor Wittenberg, io....
Ora per favore, smettila e torna alla clinica. E in futuro vai a raccontare le tue stupide fantasticherie all'infermiera Meret. Se hanno qualche fondamento sar lei a riferirle a me.
Stupide fantasticherie. Friderike alita sul vetro e disegna con il dito un cerchio da cui osserva la cappella. St. Servatius fa capolino tra gli alberi, il campanile bianco svetta ostinato nell'oscurit.
Quello che ha visto l dentro non era affatto una fantasticheria. Quella faccenda  strana, qualsiasi cosa ne pensi Wittenberg. Quel discorso di Klara su Ges e il Diavolo... be', forse  solo molto credente. Magari  cattolica, o qualcosa del genere. Friderike non ha mai capito bene che differenze ci sono. Ma spogliarsi in quel modo in chiesa, davanti al crocifisso?
E non  stato solo questo. Klrchen poi si  avvicinata alla croce e ha cominciato a tastare il punto tra la parete e il legno, come se cercasse qualcosa. Dal confessionale Friderike non ha capito se l'abbia effettivamente trovato oppure no.
Klrchen  semplicemente pazza, come ha detto Wittenberg. Sarebbe la spiegazione pi semplice, ma Friderike ha la sensazione che non sia l'unica.  come se Klrchen seguisse una sorta di logica interiore. Solo che nessuno ha idea di come funzioni.
Quando Klrchen  uscita dalla cappella lo ha fatto a passo svelto, saltellando quasi, come se fosse contenta. Quindi forse ha effettivamente trovato qualcosa. Ma cosa? Friderike  andata a controllare il crocifisso, ma non ha visto niente di strano.
E adesso che deve fare? Alita di nuovo sul vetro. Deve dare ascolto a Wittenberg e lasciare Klrchen in pace, stare alla larga da lei e nel caso avvisare l'infermiera Meret? Ma quella la rimprovererebbe e basta!
Forse  meglio non fare nulla. Per non  suo dovere badare a Klrchen? Se c' qualcosa che non va, e sembra proprio cos, qualcuno dovr pur occuparsene.
Allontana la sedia e apre la finestra per lasciar entrare un po' d'aria, e proprio in quel momento vede una figura che percorre a passo svelto il vialetto che porta alla cappella. La luce del lampione illumina una camicia da notte bianca, poi, un paio di metri pi avanti, la figura viene di nuovo inghiottita dall'oscurit. Era di nuovo Klrchen! Ma che...?
Il primo impulso di Friderike  correrle dietro, poi per le viene in mente un'idea migliore. Si mette di corsa le Birkenstock, le scarpe nuove fanno troppo rumore sul pavimento di linoleum. A capo chino, passa davanti alla stanza delle infermiere e svolta sul corridoio in cui c' la stanza di Klrchen. Abbassa la maniglia, trattiene per un attimo il fiato ed entra.
La stanza  buia e silenziosa, e profuma di un miscuglio di lavanda e detersivi. Avrebbe dovuto portare una torcia, o almeno il cellulare... ma se qualcuno la scoprisse, cosa penserebbe?
Accende la luce. La parete con lo strano calendario sembra una specie di monumento spettrale.
Friderike non sa bene cosa  venuta a cercare, tutto a un tratto ha paura, forse non era il caso di venire qui.
Ma se Klrchen avesse bisogno del mio aiuto?
Nel cassetto del com ci sono delle lenzuola piegate alla bell'e meglio, un orsetto di peluche da cui pende un filo con all'estremit una maniglia di plastica per attivare il carillon all'interno. Ci sono anche quattro spazzolini incellofanati e sei saponette, due penne blu e un paio di fogli bianchi.
Sul comodino non ci sono riviste, romanzetti da quattro soldi o cruciverba, solo una Bibbia da cui spunta una piuma, evidentemente usata come segnalibro. Friderike apre la Bibbia e la piuma cade a terra.
Prima lettera ai Corinzi, 7:3-4.
Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non  arbitra del proprio corpo, ma lo  il marito; allo stesso modo anche il marito non  arbitro del proprio corpo, ma lo  la moglie...
Okay, grazie, basta cos! Raccoglie la piuma, la rimette tra le pagine e posa la Bibbia.
Quella stanza le fa venire in mente una vita vuota.  spartana, come una cella monastica. Ripensa a Klrchen che esce saltellando dalla cappella dopo aver frugato dietro il crocifisso. Se davvero ha trovato qualcosa, dev'essere qui da qualche parte. Dove la nasconderei io? Friderike torna a guardare il com. Estrae con cautela il primo cassetto e lo posa per terra, poi tasta con le dita gli angoli e la parte posteriore. Niente. Estrae il secondo cassetto e ispeziona anche quello. Ecco! Le sue dita hanno trovato qualcosa, il cuore comincia a batterle pi forte mentre lo tira fuori.
Un pacchetto di sigarette. Marlboro.
Tutto qui? Klrchen fuma?
Friderike si rigira il pacchetto tra le mani.  leggerissimo, non sente niente muoversi all'interno. A quanto pare  vuoto. Lo apre. Non ci sono sigarette e persino l'odore di tabacco  svanito, ma c' un minuscolo bigliettino ripiegato e un po' sporco ai lati. In preda alla curiosit, Friderike lo apre. Sulla carta c' solo una frase, scritta con una penna azzurra in uno stampatello oblungo:
vieni da me oggi alle 8. j.
Ecco! Un incontro segreto. Le viene la pelle d'oca e le sembra di sentire uno spiffero di aria fredda. Si volta verso la porta, poi verso la finestra. Ma non c' nessuno.
Guarda l'orologio. Le otto e un quarto. Ripiega velocemente il biglietto, lo rimette dentro il pacchetto di sigarette e infila di nuovo il cassetto al suo posto. Poi d un'occhiata alla stanza.  tutto come l'ha trovato?
Spegne la luce e scivola fuori, nel corridoio illuminato.
Ehi, che ci fai qui?.
Friderike sussulta. Di fronte a lei c' l'infermiera Meret, con tutta la sua autorit di infermiera anziana.  robusta, ha uno sguardo freddo e un naso all'ins curiosamente grazioso che non si addice affatto al suo tono.
Friderike arrossisce. Ecco... ho pensato di venire a vedere come sta.
L'infermiera Meret le lancia un'occhiata severa. Tesoro, ma sei di turno adesso?.
Friderike scuote la testa.
Hai perso qualcosa in camera di Klrchen?
Volevo....
Ti sei resa conto di cosa hai fatto oggi?
Io... ecco....
Fammi un po' vedere. L'infermiera Meret le d un colpetto sul naso.
Ahi!. Adesso Friderike ha le lacrime agli occhi.
Non ti  bastato come avvertimento?.
Friderike annuisce. Volevo soltanto... scusarmi, dice tirando su con il naso.
E lei cosa ha detto?
Lei...  gi a letto. Credo che dorma, balbetta Friderike, maledicendosi nello stesso istante per la sua stupidit. E se l'infermiera Meret avesse visto Klrchen fuori, o decidesse di aprire la porta della stanza?
Dorme. Bene, risponde squadrandola dubbiosa. Hai qualcosa in tasca?
Non penser mica che....
L'infermiera Meret inarca le sopracciglia. Non dovrei?
No!, sbotta Friderike. Non ruberei mai a una paziente.
Non saresti certo la prima, brontola l'infermiera.
Non lo farei mai. Davvero, mi sono soltanto preoccupata. E volevo scusarmi.
Tesoro. Dubito che Klrchen sia in grado di comprendere delle scuse e rischieresti di fare peggio. Lasciala stare, soprattutto la sera. Se succede qualcosa di sera, questo posto comincia a ronzare come un alveare e possiamo scordarci di dormire. Hai capito?
Mi scusi. Friderike annuisce umilmente. A domattina. Si volta e si dilegua nel corridoio. Quando arriva sulle scale deve appoggiarsi alla ringhiera. Vorrebbe sedersi l sui gradini per calmarsi, o infilarsi sotto le coperte nella sua stanza, ma non pu. Deve tenere d'occhio Klrchen.
La pioggia  fredda e fastidiosissima. Ma perch non ha preso una giacca? La ghiaia del vialetto che porta a St. Servatius scricchiola sotto i suoi piedi. Klrchen sar ancora l? Ma con chi deve incontrarsi? Il biglietto era firmato J. Sta forse per Jesus? Roba da pazzi.
Tutto a un tratto ricorda le penne azzurre e i fogli bianchi che ha visto nel com. Possibile che Klrchen, nella sua follia, si sia scritta quel biglietto da sola? Ma perch nasconderlo allora?
La cappella  davanti a lei, silenziosa tra gli alti pioppi. La porta a due battenti  socchiusa. Friderike si avvicina e trattiene il fiato. La fessura  cos sottile che si riesce a malapena a scorgere qualcosa. Dove c' l'altare, dietro al quale  appeso il crocifisso, si intravede un bagliore giallo. Una candela.
Cigola quella porta?
Friderike posa le dita sul legno invecchiato e la spinge a poco a poco all'indietro, un centimetro dopo l'altro. L'acqua che cola dal tetto della cappella le bagna la nuca, il freddo le penetra nelle ossa. Poi all'improvviso sente la ghiaia scricchiolare alle sue spalle.
Sta cercando lui?.
Friderike si volta di scatto.
Davanti a lei trova Klrchen, con le braccia lungo i fianchi e una strana luce sul volto, come se avesse paura e allo stesso tempo fosse speranzosa.
Signora... signora Winter, balbetta Friderike.
 qui per lui, vero?. Klrchen si avvicina.
Per chi? Che intende?
Se n' andato!, sbotta Klrchen. Era qui per me. Chiaro? Per me!.
Ma chi, per l'amor del cielo? Di chi parla?
Di Ges, sussurra Klrchen.
Signora Winter, dice Friderike in tono pi dolce. Ges  morto da tanto tempo. Lo sa, vero?
Lui non mi lascia mai sola.
E questo lui che non la lascia mai sola, era qui poco fa?
Questi non sono affari suoi.  una cosa mia.
Signora Winter, da dove viene esattamente questo Ges di cui lei....
 il figlio di Maria.  tornato.
S, lo so che Ges  il figlio di Maria, ma....
Che cosa vuole da lui?, chiede Klrchen sospettosa. Vuole portarmelo via?. Solleva il mento e i suoi lineamenti si induriscono. Nel giro di un istante Klrchen  diventata Klara Winter, una donna di cui Friderike ha paura.
No, signora Winter, nessuno vuole portarle via Ges. Sono solo preoccupata per lei.
Klrchen squadra Friderike e si sofferma sulla sua camicia bagnata. Tanto non andresti bene. Hai il seno troppo grosso, dice. A lui non piace. Solo nel caso di Maria non gli importava. Maria e le sue maledette tette. Si meritava quello che ha avuto. Klara le sputa in faccia. Friderike si ritrae d'istinto e sbatte la nuca contro la porta alle sue spalle. In quello stesso istante Klara si volta e si avvia a passo svelto lungo il vialetto coperto di ghiaia, lucida per la pioggia, in direzione dell'edificio principale.
Friderike si accorge che le tremano le mani. Sconvolta, si appoggia alla porta della cappella e si asciuga la saliva dalla guancia. Quanto devi essere pazza per essere gelosa della Madre di Dio?

Capitolo 8.

Berlino, quartiere di Neuklln, Domenica 3 settembre 2017, Ore 20,04.

Sita non intende lasciar trapelare la sua inquietudine. Non ha idea di dove stiano andando e l'irritazione di Tom  palpabile, cos come il senso di oppressione che grava su di lui, causato dalla morte della giovane collega. Stringe le mani sul volante, serra le labbra, sta elaborando l'accaduto e Sita non  sicura che il risultato sar positivo. Forse prima, a Beelitz, ha forzato un po' troppo la mano.
Durante il viaggio Tom non le ha rivolto la parola, a un certo punto si  fermato,  sceso e ha fatto una telefonata. Adesso svolta a sinistra da Hermannstrae, su una stradina che  una distesa irregolare di acciottolato e catrame. Sono i tipici tristi appartamenti in affitto di Neuklln: tendine grigie che coprono finestrelle quadrate, e al piano terra ex negozi deserti. Le uniche attivit che funzionano qui sono ricevitorie del lotto, chioschetti, friggitorie e negozi tutto a un euro.
Tom parcheggia la macchina. Per un lungo istante rimane seduto, immobile, in lotta con se stesso, senza degnarla di uno sguardo. Posso darti un consiglio?
Secondo te  un consiglio che seguir?, chiede Sita.
Resta in macchina.
Perfetto. Non ne ho alcuna intenzione.
Tom sospira. Scendono insieme e Sita lo segue fino all'angolo pi vicino. Alcuni lastroni del marciapiede mancano, gomme da masticare e mozziconi di sigarette sono dappertutto. C' anche un cortile posteriore pieno di Harley.
Che vuoi fare?, chiede Sita.
Indagare.
Grazie. Su cosa esattamente?
Volevi venire con me, ma non hai detto che dovevamo anche parlare.
L'atteggiamento affabile di Morten ti si addice proprio.
Tom si ferma e la guarda con un'espressione dura. Reagiamo tutti allo stesso modo quando qualcuno ci tormenta.
Certo, risponde Sita. Per adesso che abbiamo chiarito i rispettivi ruoli, magari potremmo pensare a qualcosa di costruttivo. Che stai cercando qui?.
Per un attimo Tom sembra sul punto di dare in escandescenze, poi per qualche ragione si calma. Gli ambienti dell'estrema destra di Berlino sono pi strutturati di quanto si pensi. Voglio solo controllare una cosa.
Conosci gli ambienti neonazisti?, chiede Sita stupita.
No, ma conosco una persona della polizia federale, abbiamo studiato insieme.
E cosa dice il tuo uomo della federale?
Che la scena neonazista berlinese, in confronto a quella di citt pi piccole come Freital o Heidenau, non rappresenta un grosso problema, a parte un paio di eccezioni.
Non rappresenta un problema?. Per un attimo Sita crede di aver capito male. Non puoi dire sul serio. Le manifestazioni di destra sono in crescita esponenziale, le loro idee e le loro parole d'ordine circolano ovunque ormai, e questo non sarebbe un problema?
Come ho detto,  una valutazione relativa. Berlino ospita da sempre una sinistra militante molto attiva, che per ora ha tenuto a bada la destra pi estrema. Non sto parlando dei cittadini che hanno idee di destra e vanno alle manifestazioni, sto parlando dei neonazisti violenti.
E questo tipo della polizia federale ha un informatore?.
Tom non risponde e indica una bettola all'angolo della strada.  un edificio grigio con le finestre oscurate, espone la pubblicit di una birra e un'insegna rosso chiaro con scritto: papa schulz.
 l che vuoi incontrare questo informatore?
Si chiama Martin Krger e non  un informatore.  il coordinatore locale dell'ndp, il partito nazionaldemocratico, e membro onorario del club di motociclisti Brigata 99. Dopo una serie di perquisizioni e di condanne per possesso illegale di armi da fuoco, i membri del club hanno ripiegato sulle fionde, che sono esenti dai divieti, ma a breve distanza hanno una potenza devastante. Costano poco, arrivano a una portata di circa cinquanta metri e si possono caricare anche con proiettili di metallo.
Oppure con una pietra, come per la finestra di Brigitte Riss....
Esatto. Ho pensato proprio a quello, dice Tom. Per non si pu dimostrare. Al contrario delle pistole, non c' modo di ricondurre un proiettile a una determinata arma.
Sita guarda la porta della bettola, a disagio. Quindi stiamo andando a fare visita a questo simpatico signore.
Sarebbe meglio che tu non venissi. Il simpatico signore potrebbe reagire in maniera piuttosto vivace al colore della tua pelle.
Pu anche farlo, dice Sita alzando la testa. Non  la prima volta, ci sono abituata e idioti come lui non mi spaventano.
Tom la guarda in silenzio, evidentemente sperava in un'altra risposta.
Finch rimaniamo sugli attacchi verbali, prosegue Sita, non ho problemi. E immagino che ci penserebbe due volte prima di aggredire fisicamente due agenti di polizia.

Capitolo 9.

Sede dell'lka1, Berlino, quartiere del Tiergarten, Domenica 3 settembre 2017, Ore 20,09.

Jo Morten fa un cenno di saluto con il capo e si siede accanto a Bruckmann, poi scosta leggermente di lato il microfono opaco a collo di cigno, che con la sua circonferenza sottile gli ricorda un po' una sigaretta. Ha ancora i vestiti umidi di pioggia,  tornato da Beelitz appena dieci minuti fa.
L'aria si  fatta pesante, la sala  troppo piccola per contenere centocinquanta giornalisti ed  in corso una vera e propria guerra di posizione. I tecnici stanno controllando la connessione a banda larga per lo streaming, le macchine fotografiche e le telecamere sono gi puntate su di loro, con i loro avidi occhi neri. In terza fila Jo Morten scorge Michael Bernsau. Otto anni prima hanno litigato dopo un'udienza in tribunale, e poi anche un'altra volta, senza testimoni, e in quell'occasione gli ha rotto il naso, che infatti  ancora storto. Da allora Bernsau gliel'ha giurata.
Morten tormenta il bordo del tavolo con l'anello e si guadagna un'occhiataccia da parte di Bruckmann. Se solo potesse fumare. Questa roba non fa per lui, ma Bruckmann ha deciso che anche lui dovesse essere presente alla conferenza stampa, come investigatore capo della squadra che si sta occupando del delitto nel duomo.
Morten sa che deve cercare di contenersi, se vuole avere una possibilit di prendere il posto di Hubertus Rainer alla guida del Settore 11. Certo, le sue condizioni di salute non sono ottimali e anche la sua popolarit lascia alquanto a desiderare, ma un capo stronzo  sempre migliore di un capo simpatico, o almeno cos la pensa lui. Inoltre la sua media di successi professionali non  niente male, e lui sa come ci si deve comportare a certi livelli. Bruckmann deve averlo capito, altrimenti perch gli avrebbe affidato la guida delle indagini? Ma in quanto futuro caposettore, gli tocca anche la rogna delle conferenze stampa.
Hbner, il portavoce della polizia, ha cominciato a parlare con la sua voce piena e calma. Sul pannello di fronte a lui campeggia la stella dorata della polizia con il simbolo dell'orso di Berlino. Solo met dei presenti sta seguendo il suo discorso introduttivo, anche perch molte informazioni sono gi trapelate.
Finalmente Hbner lascia la parola a Bruckmann. Un altro riassunto. Bernsau si appoggia allo schienale della sedia e guarda Morten.
Ci sono domande?.
Una giovane donna, che spicca per la sua scollatura, ottiene la parola per prima. Non perch sia sexy, ma perch Hbner spera che faccia una domanda facilmente gestibile. Il luogo e le circostanze del delitto, esordisce lei, suggeriscono un movente religioso. Sarebbe una nuova dimensione del terrorismo islamista.
S, lo sarebbe, risponde Bruckmann prudente. Se si trattasse effettivamente di terrorismo. Finora non abbiamo rivendicazioni, n altri indizi che ci portino a questa conclusione.
Mi scusi, ma  evidente. Non pu essere opera di un singolo.
E questo per lei equivale a una certezza che si sia trattato di un atto terroristico?
Quindi i responsabili sono pi di uno?
Se sia stata opera di una persona sola o di un gruppo, ce lo diranno le indagini.
Che significato ha la chiave con il numero diciassette trovata al collo della vittima?, interviene un giovane reporter con una barbetta castana e i capelli corti con una scriminatura perfetta.
Mi dispiace, dice Bruckmann, su questo non posso dirvi ancora nulla di certo. In questo momento i nostri specialisti della sede di Tempelhof stanno conducendo delle ricerche.
Se questi scocciatori venissero a sapere che la chiave  scomparsa si scatenerebbe l'inferno, pensa Morten.
Signor commissario, prende la parola Bernsau. Morten raddrizza le spalle.  lei che guida le indagini, giusto?.
Morten piega leggermente il microfono verso di s. S.
Rispetto alla storia personale della dottoressa Brigitte Riss, sta indagando anche nelle vicende del suo passato che hanno a che fare con la ddr?
No, dice Morten. Non vedo perch dovrei.
Bruckmann aggrotta la fronte.
Pensavo che fossero state proprio le sue competenze in quest'ambito a determinare la sua scelta come capo dell'indagine. Lei sembra fatto per indagare su casi come questi, spiega Bernsau in tono apparentemente innocente.
Solo con grande fatica Morten riesce a mantenere la calma. Non vedo alcuna connessione. Prossima domanda. Indica una cinquantenne dal fisico asciutto che porta gli occhiali sulla testa come fossero un diadema.
Ci sono indizi che collegano il fatto alla precedente relazione sentimentale della signora Riss? O magari potrebbe essere stata vittima di un nuovo amante?.
Morten  sorpreso di come i giornalisti non abbiano gi pi alcuno scrupolo nei confronti della vittima. Per il momento non siamo a conoscenza di relazioni sentimentali in essere, se  questo che vuole sapere.
Allora siete male informati, commenta Bernsau.
Se lei ne sa di pi, dice Morten, la invito a collaborare con la polizia. Altrimenti sar ritenuto responsabile di ostruzione delle indagini.
Giacch siamo in tema indagini, dice Bernsau in tono affabile, sapeva che  stato deciso di valutare se le indagini su suo padre debbano essere riaperte?.
Morten rimane senza parole, tutto a un tratto ha la nausea. Giunge le mani, per non far notare che gli tremano.
Bernsau sorride ancora.
Vi prego di rimanere in argomento, interviene Bruckmann. Ma  gi troppo tardi, l'hanno sentito tutti e alla fine della conferenza met dei giornalisti presenti si metter a fare ricerche. E se anche non trovassero niente, un po' di fango rimane sempre attaccato addosso. Morten si maledice per la sua stupidit. Avrebbe dovuto lasciare in pace Bernsau. E Bruckmann avrebbe dovuto lasciare in pace lui, invece di costringerlo a presenziare a quella cazzo di conferenza stampa.
Bernhard Winkler e Brigitte Riss si conoscevano da diversi anni, dice una donna con i capelli biondi tagliati corti. Secondo le mie informazioni,  possibile che avessero una relazione.
Non so quale sia la sua fonte, obietta Morten.
 una fonte attendibile, vicina alla famiglia Winkler.
Bernsau si appoggia allo schienale della sua sedia con le braccia incrociate e rimane a fissarlo. Morten si morde il labbro. Odia arrivare secondo, ma  normale che i giornalisti, quando si mobilitano in massa, riescano ad allargare il raggio delle indagini molto pi di quanto posa fare qualsiasi team di polizia. Al termine della conferenza sar felice di sapere da lei qualcosa di pi sulla sua fonte. Per il momento non mi esprimer sul merito della sua affermazione.
Tumulto in sala. Una cinquantina di mani si alzano.
Con calma, per favore, uno per volta, dice Hbner, parlando troppo vicino al microfono.
Cosa pu dirci sull'azione condotta oggi dalla polizia a Beelitz? chiede Bernsau. Siete stati a casa della figlia di Brigitte Riss. I vicini hanno detto di aver sentito degli spari. Avete arrestato qualcuno? Ci sono stati dei feriti?
Ci sono altre vittime?
Abbiamo a che fare con una tragedia familiare?
Quindi vuol dire che non si tratta di terrorismo?.
Morten stringe i denti.
Dottor Bruckmann, dice Bernsau, guardando negli occhi Morten. Non crede che la sua squadra e il suo investigatore capo siano inquietantemente indietro rispetto all'acquisizione di indizi e all'individuazione del movente?.

Capitolo 10.

Berlino, quartiere di Neuklln, Domenica 3 settembre 2017, Ore 20,27.

Tom bussa alla porta della bettola. In realt vorrebbe essere alla casetta del portiere, le chiavi che ha nella tasca della giacca non gli danno pace, ma Sita ha capito che lui le sta nascondendo qualcosa e non si lascia distrarre. Per questo ha dovuto inventare qualcosa, una pista su cui poter indagare senza pericolo anche insieme a lei.
Tornando da Beelitz si  fermato a telefonare e ha percepito il sorrisetto di Bene semplicemente dalla sua voce. Sa che deve solo aspettare, a un certo punto arriva sempre il momento in cui Tom controvoglia si ritrova a doverlo chiamare per un consiglio. Non importa di che caso specifico si tratti, Bene conosce sempre qualcuno che conosce qualcuno. E quello che gli ha detto prima su Krger e la Brigata 99  una pista su cui vale la pena indagare, anche se non sembra avere alcun legame con Viola.
Nella bettola c' aria viziata, sa di fumo stantio e residui di birra. Pavimento in pvc, impiallacciature di legno da quattro soldi. Al bancone ci sono sei uomini, due donne e l'oste. Barbe, spalle larghe, pantaloni da motociclista e due giacche con il simbolo della Brigata 99. Stanno tutti fissando come ipnotizzati il televisore, appeso al soffitto con un braccio di metallo. La conferenza stampa. Morten tra Bruckmann e Hbner, a destra in basso il logo del canale televisivo con la scritta edizione speciale. A destra del bancone due uomini che indossano giacche di pelle stanno giocando a freccette.
Nessuno si volta.
Al momento stiamo seguendo alcuni indizi che sembrano indicare una motivazione politica, sta spiegando Bruckmann. L'audio del televisore non funziona bene e la sua voce  spezzata. C' agitazione in sala, i giornalisti gridano l'un l'altro.
Pu dirci di pi?
Motivi politici? Quindi si tratta di un attentato?
Secondo gli ultimi rapporti della sicurezza federale, il numero di islamisti violenti in Germania  stimato intorno a 10.700 unit, mentre quello degli esponenti violenti dell'estrema destra  di 12.500. Gli indizi in nostro possesso indicano la possibilit che quanto  successo sia riconducibile agli ambienti dell'estrema destra, precisa Morten. A giudicare dallo sguardo che gli ha lanciato, Bruckmann avrebbe senz'altro preferito che avesse tenuto la bocca chiusa.
Estrema destra? Intende i neonazisti? C'entra anche la posizione adottata verso i rifugiati?
Brigitte Riss  vittima di una politica dell'asilo sbagliata?
Certo che s!, esclama uno degli uomini al bancone. Un altro annuisce e i due brindano con i bicchieri di birra ormai semivuoti.
Tom sente la mano di Sita sul braccio. Attenzione, okay?, mormora.
Se non ci fossi tu sarei da tutt'altra parte, pensa Tom. Perci almeno evita i consigli superflui.
Martin Krger?, chiama ad alta voce.
Tutti i presenti si voltano a guardare lui e Sita.
Toc. Una freccetta si pianta nel bersaglio.
Chi lo cerca?, chiede un tipo robusto. Indossa una giacca sportiva grigio scuro con le maniche rimboccate, i jeans e degli stivali da equitazione. I capelli biondi sono tinti e i suoi occhi scintillano come due piscine sotto un cielo azzurro.
Babylon. lka di Berlino. Tom gli mostra il tesserino di riconoscimento.
Polizia federale?
Squadra omicidi. Lei  il signor Krger?
Non avete perso tempo, eh?. Indica il televisore e fa un ghigno. S, sono Martin Krger. E no, indica di nuovo l'apparecchio, non c'entro niente con quella faccenda.
Questo non gliel'ho chiesto.
Tanto fate sempre le stesse domande di merda.
E lei quindi d sempre le stesse risposte di merda?.
Nella stanza cala il silenzio, l'oste ha abbassato il volume della televisione e si tormenta nervosamente la barbetta corta.
Lei chi ?, chiede Krger lanciando un'occhiata eloquente a Sita.
Anche lei  dell'lka. Una psicologa, addestrata alle tecniche speciali, dice Tom.  in grado di capire subito se qualcuno sta mentendo.
Krger fa una smorfia di ribrezzo, come se avesse dato un morso a qualcosa di disgustoso. Porta il tuo culo latinoamericano fuori di qui. Mi impesti l'aria.
Il mio culo  cubano, precisa Sita. Per met. L'altra met  tedesca.
Da quanto tempo conosce Brigitte Riss?, chiede Tom.
Martin Krger continua a guardare Sita con aria ostile. Da quando la polizia tedesca ha bisogno dell'aiuto di gente come lei?
Da quando c' in giro gente come voi?, risponde Tom. Krger fa per rispondere, ma Tom lo anticipa. Io non tirerei troppo la corda. La mia collega mi piace.
Siete proprio una bella coppia, dice Krger con un ghigno ironico.
Le ho chiesto da quanto tempo conosce Brigitte Riss.
Perch lo vuole sapere? Non ho niente a che vedere con quella troia protestante.
Qualcuno di voi per ce l'ha. Hanno scritto degli insulti accanto alla porta di casa sua e qualcuno ha tirato un sasso contro la sua finestra con una fionda. Praticamente la vostra firma.
Ci sono prove?
Un'impronta digitale, mente Tom. Sul sasso con cui le hanno rotto la finestra.
Non mi preoccupa affatto. Non sono stato io.
Lo credo anche io, dice Tom.  stato qualcun altro a farlo per lei. Ma ho pensato che fosse il caso di passare per darvi la possibilit di riflettere su chi  il responsabile. Adesso che la faccenda  diventata scottante, ogni dettaglio verr passato alla lente d'ingrandimento dalle squadre speciali. La procura di Stato e il ministro dell'Interno sono coinvolti nelle indagini e stiamo impiegando tutto il personale disponibile. Scopriremo chi  stato, anche se l'impronta di chi ha lanciato il sasso non dovesse risultare nel nostro archivio.
Vorr dire che aspetteremo, dichiara Krger incrociando le braccia.
Gi. Solo che dopo le bugie pesano sempre un po' di pi. Personalmente sarei incline a credervi se diceste che non c'entrate niente con l'omicidio. Non  nel vostro stile. Ma sapete come vanno le cose. Anzi l'avete appena sentito. Tom indica il televisore senza pi audio. Se decidiamo di indagare in una certa direzione poi andiamo fino in fondo, e a quel punto la situazione diventa un bel casino. Se invece sapessimo che questa faccenda del sasso a casa della Riss  soltanto la cazzata di un ragazzino, e ovviamente sapessimo anche di chi si tratta, potremmo tornare a occuparci delle cose importanti e lasciarvi in pace.
Certo. Resta il fatto che non siamo stati noi. E qui nessuno tradisce nessuno, dice Krger alzando le spalle. Ma il suo sguardo adesso  pi vigile e sembra aver messo da parte la finta indifferenza di poco prima.
Ci rifletterei comunque su, continua Tom. Sempre che non arriviamo a capire da soli chi  stato. A quel punto potrebbe anche venirmi in mente -  solo un'ipotesi, certo - di sostenere che non ci siamo arrivati grazie alle nostre indagini, ma che  stato un certo Krger a dircelo.
L'uomo dell'ndp guarda Tom in silenzio, paonazzo in viso e con le braccia incrociate. Vattene a casa, Babylon, lasciami in pace. Altrimenti potrebbe anche venirmi in mente di mandarti qualche snuff movie con ragazzine di dieci anni, montato in modo che le bambine non si vedano mai in faccia. Cos puoi stare tutta la vita a rimuginare:  lei o non  lei,  lei o non  lei, dice sfogliando i petali di un'immaginaria margherita.
Tom lo fissa dritto negli occhi. Aveva messo in conto tutto, ma non che Krger sapesse della sua ricerca di Vi. A quel punto colpisce d'istinto, un destro in piena faccia. Il pugno colpisce Krger sulla mascella e lui barcolla all'indietro contro il bancone.
Sei impazzito?, sibila Sita, trascinandolo via per la giacca. Gli altri si lanciano subito su di loro, con calci e pugni. Tom si ritira, assesta un gancio al mento di qualcuno, ne incassa uno a sua volta. Sente sbattere i denti e per un attimo ha come l'impressione che la testa si sia staccata dal collo. Uno dei rocker afferra una sedia.
Nessuno si muova, esclama Sita, infilando la mano destra sotto la giacca semiaperta, come se volesse estrarre una pistola d'ordinanza dalla fondina. Un bicchiere di birra si schianta alle spalle di Tom e di colpo tutti si fermano. Sita spinge Tom verso l'uscita, lui lancia un'ultima occhiata colma di odio a Krger. Con la coda dell'occhio percepisce un movimento nell'aria e un attimo dopo sente una fitta, come se l'avessero colpito con un chiodo, un toc breve e secco. Ha qualcosa piantato in testa, vicinissimo all'occhio, tra la tempia e la palpebra.
Lo stanno guardando tutti,  calato un silenzio grottesco, irreale. Lui barcolla per lo shock, poi si tocca la testa, vuole sapere cos' e lo capisce subito. Una freccetta. Una freccetta per il tiro al bersaglio. Tom la estrae e la lascia cadere. Ha la punta di metallo e delle piume azzurre di plastica.
Incespicando, cede alle pressioni di Sita, che lo spinge fuori dalla bettola, oltre la porta, per strada. Il sangue gli cola nell'occhio. Non vede pi nulla e barcolla. Adesso comincia a sentire il dolore.

Capitolo 11.

Berlino, quartiere di Neuklln, Luned 4 settembre 2017, Ore 11,29.

Ha quasi l'impressione di essere sordo, intorno a lui  tutto ovattato.
Tom ha quattordici anni ed  seduto sul letto, con il cuscino dietro la schiena e Viola che salta ridendo sul materasso. La gamba ingessata di Tom salta insieme a lei. Ahia! Aspetta, non cos forte!.
Pensavo che ti annoiassi, sorride Vi con aria scherzosa.
S ma ho sempre una gamba rotta, non mi pare il caso di fare giochi come questo.
Va bene, la smetto. Ma solo se tu mi porti al ponte.
Di, Viola, pap si arrabbierebbe da morire.
Con me non si arrabbia mai.
No, con te no. Non ce la fa ad arrabbiarsi con te. Ma con me scatena un vero inferno.
Quando andate l sparate con il fucile?.
Tom sussulta e si porta l'indice alle labbra. Tieni il becco chiuso, Vi. E poi  solo un fucile ad aria compressa. Mica uno vero.
Viola si arrampica sul letto e comincia ad agitarsi. Allora se non  pericoloso perch non posso....
Tom alza gli occhi al cielo. Non ho mica detto che non  pericoloso.
Sei proprio come pap. Viola fa una smorfia. No, no, questo  troppo pericoloso, lo imita.
Lui sospira e la guarda.  davvero impossibile arrabbiarsi con lei, nemmeno quando insiste in quel modo. Okay, senti qua, facciamo un'altra cosa. Vai al chioschetto a comprare un po' di caramelle gommose, gli orsetti e quelle alla Coca Cola, e io ti leggo un po' di Dracula. Sei contenta?.
Viola spalanca gli occhi. Posso venire sotto le coperte con te?.
Tom sorride. S. Per non devi dirlo a nessuno. Okay?.
Vi alza due dita, ha le guance in fiamme. Lo giuro.
Poco pi tardi scivola sotto le coperte accanto a Tom, con la busta di caramelle e il libro in mano, succhiando un orsetto gommoso piena di aspettative. Tom apre il libro e lei gli stringe la mano sinistra. Lui si stupisce: ma quanto  grande la sua mano? Troppo grande. Spalanca gli occhi.
Accanto a lei c' Anne.  lei che gli sta stringendo la mano. Nei suoi occhi azzurri legge tutta la sua preoccupazione. Allora, grand'uomo?
Ehi, mormora lui, guardandosi intorno.  in una stanza di ospedale. Tende verdi, pareti chiare. Troppo chiare. Si mette a sedere.
Come stai?
Che ci fai qui?. La sua mascella  come insensibile.
Secondo te? Mi ha chiamata una tua collega.
Tom si tocca il sopracciglio. C' un cerotto. Quando lo sfiora sente dolore. Frammenti di ricordo cominciano a tornargli alla mente.
Hai avuto davvero fortuna, dice Anne. Due centimetri pi in l e avresti perso l'occhio.
Non  niente di grave, quindi. Istantanee della sera prima gli tornano alla memoria. Sita al volante, lui sul sedile del passeggero. L'anestesia in ambulanza. Due punti. Un medico con il puntiglio tedesco e l'accento russo. Sospetto di commozione cerebrale. Stanotte rimane qui. Gli hanno dato un sonnifero? E un antidolorifico? Guarda Anne. Sei qui da molto?.
Lei sorride.
Grazie. Le stringe la mano. Non dovevi.
Sei pazzo, dice. Poi lo bacia.
Lui ripensa alla busta. La bustina di carta con la polverina bianca. Non sembra una che fa uso di droga. N adesso n prima. Perch non glielo chiede e la fa finita? Cos sapr anche che significa il cuore sulla busta.
E i Coldplay ieri sera?
Non avevo voglia di andarci senza di te. Sono uscita a cena con un'amica. A lamentarmi del mio uomo.
Aha. Tom guarda la finestra, il sole filtra dalle tendine. Ma che ora ?
Mezzogiorno meno venti.
Maledizione. La conferenza della mattina, dovrebbe essere a Keithstrae gi da un bel pezzo, insieme ai colleghi. Si guarda intorno cercando qualcosa.
Nel cassetto, sospira Anne.
Grazie. Tom recupera il cellulare dal comodino con le ruote accanto al letto e compone il numero di Morten. Scusa, mormora ad Anne.
Lei alza gli occhi al cielo e guarda la finestra, come se volesse lanciare fuori proprio da l quel maledetto apparecchio.
Al telefono Morten suona irritato, ancora pi del solito. Sita deve averlo aggiornato, pensa Tom, chiedendosi quanto sia scesa nei dettagli.
Senti, esordisce, la faccenda con Krger....
Ce ne occupiamo noi, lo interrompe Morten.
S, c' solo una cosa che vorrei....
Tu stanne fuori. Abbiamo novit. Krger ha partecipato pi volte a manifestazioni a cui ha preso parte anche Brigitte Riss, ovviamente sul versante opposto. Stiamo cercando di capire se abbiano avuto contatti diretti. Inoltre Krger ha un figlio di sedici anni che  sulla sedia a rotelle dall'anno scorso. Paralizzato dal collo in gi. Il ragazzo  stato coinvolto in una rissa con un richiedente asilo ed  stato colpito con il palo di una recinzione, che a quanto pare aveva portato lui stesso. Per il fatto  stato accusato un afgano di ventun anni, Taufiq Ayan, che all'ingresso nel paese si era spacciato per siriano. Il caso  finito anche sulla stampa, perch pare che due poliziotti dopo averlo arrestato gli abbiano fatto pressioni. Ayan  stato assolto: legittima difesa, hanno detto. Il suo avvocato difensore, e qui la cosa si fa interessante, era un amico di Brigitte Riss.
Comincia a sembrare un movente, ammette Tom. Ma che mi dici della chiave, del computer e delle tre scatole scomparse?
Siamo ancora all'inizio, ma per il momento questa pare la pista pi promettente.
E anche quella che corrisponde di pi alle dichiarazioni della conferenza stampa di ieri, pensa Tom. Morten, Bruckmann e forse anche il ministro dell'Interno saranno sulla stessa linea. Per, dice, io vorrei comunque....
Scordateli i tuoi vorrei, Tom. Non esiste che io mandi in giro un investigatore che si  appena scontrato con un sospetto ed  stato anche ferito....
Lo so, non  stata una gran mossa. Ma sto bene,  tutto okay.
Ieri una sparatoria, una collega che ti muore tra le braccia, poi una rissa in una bettola in cui per poco non perdi un occhio... e tu ti ritieni abile al servizio? Scordatelo. Quando ti dimettono dall'ospedale andrai a Tempelhof a farti visitare dai nostri medici. Se ti danno il via libera... bene. Ma in ogni caso devi stare lontano da Krger.
Jo, puoi ascoltarmi un secondo....
 la mia ultima parola. Morten riattacca e Tom adesso ha la stessa voglia di Anne di lanciare il telefono dalla finestra.
Ha ragione, dice lei.
Morten  uno stronzo meschino, misogino e invidioso. Vuole solo liberarsi di me.
Ma ha ragione.
Non sai nemmeno che cosa mi ha detto.
Ho sentito quello che hai detto tu.
Tom fa per protestare, ma in quel momento bussano alla porta e Sita Johanns entra nella stanza. Le basta un'occhiata per capire che li ha disturbati. Sono quella che ha chiamato ieri, si presenta ad Anne. Ha degli stivali verdi con i tacchi alti, che la fanno sembrare ancora pi alta di quanto non sia, una giacca di pelle in tinta e dei jeans aderenti. Anne si sofferma a guardarla ben pi a lungo di Tom.
Stai bene?, chiede Sita.
Tom scosta le coperte e si alza, in mutande e maglietta. Per un istante deve appoggiarsi alla testiera del letto. Mai stato meglio. Prende i jeans dalla sedia, si siede e comincia lentamente a vestirsi, ignorando il dolore sordo alla mascella e al sopracciglio. Nella tasca dei pantaloni trova le sue pillole e non si cura nemmeno di nascondersi mentre ne prende una. Scusami Anne. Devo andare.
Anne lo guarda, senza parole.
Sita, dov' la mia macchina?
Ieri l'ho lasciata nel parcheggio dell'ospedale, vicino alla sbarra. Ma non vorrai mica.... Scambia un'occhiata con Anne. Non devi riposare?
Non  necessario.
Anne alza le mani in un gesto di rassegnazione, anche se dalla voce sembra tutto meno che rassegnata. Direi che qui sono di troppo. Lancia un rapido sguardo a Sita. Grazie per la chiamata.
Grazie per essere venuta, dice Tom ad Anne. Poi le prende la mano, ma lei la ritira subito. Che fai oggi?, le chiede, sapendo di risultare quasi ridicolo.  troppo tardi per mostrare empatia, ma la sua coscienza sporca glielo impone.
Vedo un'amica per pranzo, dice Anne sarcastica, ma non credo che mi lamenter pi.
La porta della stanza si richiude sbattendo alle sue spalle.
Sita si sforza di mantenere un'espressione neutra.
Non dire niente, mormora Tom.
Lo sto gi facendo.
Hm?
Non sto dicendo niente.
Tom infila la giacca, nella tasca destra ci sono le chiavi. Tutto a un tratto realizza che in quella sinistra ci sono le altre chiavi e il cuore comincia a battergli a mille. Mi hai rimesso tu le chiavi della macchina in tasca?
Certo, dice Sita. Perch?.
Tom cerca di capire dalla sua espressione se per caso ha messo le mani anche nell'altra tasca. Se lo ha fatto, avrebbe avuto tutte le ragioni per denunciarlo a Morten e a Bruckmann, e loro l'avrebbero quantomeno sospeso, se non di peggio.
Bene, dice Tom. Devo andare a farmi dimettere e poi al centro medico di Tempelhof. Ordini di Morten.
Bene, vengo anche io, dice Sita.
Potrebbe volerci un po', obietta Tom. Magari Morten ha bisogno di te.
Me lo dice Bruckmann se Morten ha bisogno di me.
Ah,  cos che stanno le cose. Quindi hai un filo diretto con Bruckmann?
Mi sembra che lui tenga molto pi a te che a me. Pensa che tu abbia un talento naturale per fare il commissario, anche se non dovevo riferirtelo. E ha detto anche che se voglio avere un'altra possibilit devo starti appiccicata. Esita un istante, come se stesse decidendo se rivelare altro. Probabilmente vuol dire che per motivi diversi non si fida del tutto di noi, ma pensa che come squadra possiamo funzionare. E questo vale per entrambi. Mi pare evidente che non potr contare ancora a lungo su Morten, o no?.
Tom le lancia un'occhiata penetrante. Per questo mi segui ovunque?.
Sita alza le spalle. Il suo viso  aperto e onesto, solo gli occhi marroni mantengono un'espressione indecifrabile.
Hai raccontato a Morten di ieri sera?
S, quasi tutto.
Cosa non gli hai detto?
Il motivo per cui hai cominciato la rissa. Ho detto solo che Krger ti ha provocato.
Tom la guarda di nuovo e si chiede cosa ci guadagni a mentire a Morten.
Un po' di fiducia non farebbe male, dice Sita, come se gli avesse letto nel pensiero e Tom si chiede se deve interpretarla come un'offerta.
Cosa sa Krger su di te, cos'era quell'accenno alle ragazzine e agli snuff movie?
Una vecchia storia, risponde Tom, mantenendosi sul vago.
Una vecchia storia tra te e Krger?
Krger non lo conosco.
Lui per conosce te, a quanto pare.
Ha solo pescato nel torbido e ha trovato qualcosa. Io ho provocato lui e lui me. Niente di pi.
Aha.
Per caso hai detto a Morten da dove arrivava la dritta su Krger?
Vuoi dire il tuo contatto con la polizia federale?, chiede Sita. Ma per chi mi hai presa?
Non capisco, che intendi?
Insomma, Tom. Ieri alla conferenza hanno parlato di sospetti negli ambienti di destra. La polizia federale perci sar certamente informata ai piani alti, quindi che bisogno avrebbero di far circolare soffiate sottobanco? Neanche come favore personale. Quindi il tuo informatore non  affatto della polizia federale e se lo fosse stato davvero ti saresti premurato di non farmelo sapere. A me in realt non interessa da dove ti  arrivata la soffiata. Quello che vorrei sapere veramente  dove avevi intenzione di andare ieri sera prima che arrivassi io.
Prima?, chiede Tom.
Di certo non avevi preso quella torcia per illuminare meglio la bettola di Krger.
Tom  genuinamente stupito dallo spirito di osservazione di Sita. Per un attimo ha la tentazione di vuotare il sacco, ma a quel punto a lei basterebbe poco per farlo buttare fuori dall'indagine e lui non pu rischiare che accada. Non adesso che finalmente ha una pista che potrebbe portarlo a Vi, dopo tutti questi anni.
Sia come sia, dice Sita, rivolgendogli uno sguardo severo. Quello che ho detto ieri sera rimane valido. Qualsiasi cosa tu abbia in mente, io vengo con te. Oppure la faccenda delle pillole diventa pubblica.

Capitolo 12.

lka - sede centrale, Berlino, quartiere di Tempelhof, Luned 4 settembre 2017, Ore 15,39.

Per Tom  come se qualcuno gli avesse ammanettato Sita al polso e poi avesse buttato la chiave. Da quando ha messo piede fuori dall'ospedale non  riuscito a liberarsi di lei e si chiede se lo accompagner anche nella stanza del medico di Tempelhof durante la visita.
Effettivamente entrano insieme nell'edificio dell'lka. Le sedie di plastica nella sala d'attesa del dottore sono arancioni e scricchiolano quando ci si siedono sopra. Sita  concentrata a guardare il suo smartphone, a quanto pare sta controllando le mail.
Tom manda gi una compressa di paracetamolo per il mal di testa, e una di metilfenidato. Non  proprio al massimo della forma, ma deve cercare di fare una buona impressione.
Circa venti minuti pi tardi la porta della stanza del medico si apre. Sulla soglia compare un uomo con indosso un camice. Ha i tratti del volto sottili come quelli di un levriero, gli occhi marroni opachi e il mento sfuggente. Babylon?.
Tom annuisce e si alza, ignorando la fitta alla tempia.
Venga, gli fa cenno il medico. Poi si accorge di Sita ed esita. Che ci fa lei qui?.
Sita sembra in qualche modo colpita. Ho solo accompagnato il collega, spiega evasiva.
Ha ripreso a lavorare?. Il medico la guarda con aria sospettosa.
Seguiamo insieme un'indagine, squadra speciale, spiega Tom. Poi mentre entra nella stanza d uno sguardo alla targhetta che il medico ha sul petto, dove c' scritto il suo nome. Dottor Liebstckl. C' qualche problema?.
Liebstckl lancia un'occhiata velenosa a Sita. Deve stare attento, dice a Tom, si guardi le spalle. Certa gente  capace di inventare qualsiasi cosa... soprattutto da ubriaca.
Sita arrossisce. Tom non capisce se sia arrabbiata o solo mortificata. Ma prima che possa rispondere, Liebstckl chiude la porta. Dopo aver indicato il cerotto sulla sua tempia gli chiede in tono scettico: E lei vuole che la dichiari abile al servizio?.
Quindici minuti pi tardi, Sita e Tom risalgono a bordo della Mercedes. Il rumore delle portiere che sbattono si pianta nel cervello di Tom come una martellata. Prende un'altra compressa per il mal di testa.
Tutto bene?, chiede Sita.
S, risponde Tom. A quanto pare hai un vero talento per inimicarti le persone.
Mi sono inimicata anche te?, continua lei.
Tom le lancia una lunga occhiata, poi, senza dire una parola, prende il telefono e scrive un messaggio a Morten: Sono di nuovo in partita. Il suono di un razzo che parte annuncia che il messaggio  stato spedito.
Adesso che facciamo?, chiede Sita.
Bella domanda, brontola Tom. Pi passa il tempo, pi si chiede se non sia il caso di andare con Sita alla casetta del portiere. Quello che Liebstckl gli ha rivelato a porte chiuse dovrebbe essere sufficiente a garantirgli il silenzio di Sita. Eppure esita ancora e si chiede se non sia meglio darsi malato per un giorno. D'altra parte non vuole mollare e ha la sensazione che sia meglio non mostrarsi debole di fronte a Morten. Un investigatore malato e un caso urgente sono una contraddizione in termini, nonch un buon motivo per chiedere una sostituzione.
Un ronzio annuncia l'arrivo di un messaggio di risposta sul cellulare di Tom. Lui guarda lo schermo e si arrabbia. La casetta del portiere dovr aspettare. Morten vuole che andiamo dai Winkler a fare qualche domanda sulla nostra seconda vittima.
A casa di Susanne Winkler, la moglie dell'organista? Che io sappia ci sono gi andati Berti e Nicole Weihertal ieri.
Tom apre la mail e scorre il breve rapporto dei colleghi. Ieri non erano in condizione di rispondere alle domande. Susanne Winkler  letteralmente crollata quando ha saputo della morte del marito.
Non mi stupisce, mormora Sita. Hai l'indirizzo?
S, sulla mail.
Il traffico  intenso, e Tom e Sita arrivano davanti alla casa dei Winkler, a Charlottenburg, poco prima delle sei. Un palazzo di cinque piani, molto semplice, dipinto di azzurro. Probabilmente risale agli anni Sessanta ed  stato costruito nel cratere lasciato da qualche bomba tra due palazzi antichi di fine Ottocento.
Tom si prepara.  contento di non essere stato lui a portare la notizia il giorno prima, perch conosceva Bernhard Winkler dai tempi di Stahnsdorf. All'epoca desiderava solo che la sua confessione lo liberasse dal senso di colpa, ma se c' qualcosa al mondo che rimane immutabile,  proprio il senso di colpa.
Ad aprire la porta dell'appartamento al terzo piano  un ragazzo, con il viso pallido e gli zigomi pronunciati, come se stesse stringendo i denti.
Mia madre dorme, mormora quando vede il tesserino di Tom. Le hanno dato dei calmanti, spiega.
Possiamo entrare lo stesso un momento?, chiede Sita.
Il ragazzo annuisce, controvoglia. Karl Winkler, si presenta, stringendo loro la mano un po' umidiccia.
Li guida fino al salotto. L'arredamento risale agli anni Settanta, il che lascia Tom un po' perplesso perch i Winkler, proprio come Brigitte Riss, si sono trasferiti l dall'est, da Stahnsdorf, negli anni Novanta. Sotto un lampadario c' un tavolo da pranzo rotondo, di legno scuro e con delle sedie semplici, poi una credenza e alle pareti tappezzeria a motivi arancioni e marroni.
Si sieda, dice Karl Winkler. Dal rapporto dei colleghi Tom sa che  uno studente di teologia e che la sua carriera accademica conferma le aspettative riposte in lui.
Dalla cucina emerge una ragazza con i capelli viola e una fila di piercing all'orecchio. Dev'essere Hannah Winkler, la figlia sedicenne, secondo quanto dice il rapporto, che per non menziona i capelli rasati sulle tempie e l'espressione decisa. La sua stretta di mano  rapida e salda, come se volesse mettere subito le cose in chiaro.
Mia madre....
Gliel'ho gi detto, la interrompe Karl.
L'avete preso?, chiede Hannah.
Tom sorride con aria spiacente. Ci serve un po' pi di tempo, temo.
Ma state indagando su quegli stronzi nazisti?
Hannah, prova a frenarla Karl.
Ma  vero. Da queste parti non ne girano molti di quei coglioni, quindi non ci metterete tanto a trovarli.
A giudicare dai capelli viola, dai piercing, e in generale dai suoi modi, non  improbabile che frequenti gli ambienti di sinistra, considera Tom. Non  la prima volta che si trova di fronte a situazioni del genere: i figli maggiori rispettano le aspettative dei genitori, i pi piccoli si rifiutano. Ripensa a se stesso e a Vi. A lui sarebbe piaciuto essere quello bravo. Ma non  stato in grado. Prima di tutto avrebbe dovuto tenere d'occhio Vi, poi quando ha scelto di entrare in polizia ha causato un'altra delusione a suo padre. E Vi? Come sarebbe stata da adolescente, con la sua energia, il suo carattere? Cerca di immaginarla con i capelli viola.
Lascia perdere i tuoi pregiudizi, dice Karl alla sorella.
Ha parlato il sommo giudice, risponde Hannah.
Siamo qui, interviene Tom, per farvi qualche domanda. Si schiarisce la gola. Magari a un giorno di distanza potete rifletterci meglio. Ricordate qualcosa di strano negli ultimi tempi? Qualcosa di insolito. Vostro padre si  comportato in maniera particolare? Avete notato qualcosa? O magari lui ha accennato a qualcosa?
No, dice Karl Winkler. A dir la verit no. Non ho davvero idea di chi abbia potuto fare qualcosa del genere a un uomo come mio padre. Lui viveva per la musica. Ma non mi pare un motivo valido per uccidere una persona.
Hannah rimane in silenzio.
E lei, Hannah?, chiede Sita.
La ragazza fa spallucce.
Com'erano i rapporti tra vostro padre e Brigitte Riss?
Si conoscevano da una vita, dice Hannah.
Perch lavoravano insieme, aggiunge Karl. Niente di pi.
Niente di pi?. Hannah inclina il capo. Be', lui l'adorava.
Lui adorava mamma, dice Karl. E s, considerava Brigitte Riss un'ottima pastora.
Sapete perch vostro padre  andato cos presto in chiesa ieri?.
Karl scuote la testa.
Gli piaceva, dice Hannah. Gli piaceva andare al duomo la domenica mattina presto, quando non c'era ancora nessuno. Una volta mi ha portata con lui, un paio di anni fa. Siamo usciti prestissimo, era ancora buio. Giunge le mani per formare la sagoma di un'enorme cupola. Il silenzio. La luce.  stato pazzesco.
Lo faceva spesso?, chiede Sita.
Quasi tutte le domeniche.
Come lo sa? Si alza anche lei presto?.
Hannah arrossisce e Karl le lancia un'occhiata severa. Di notte esce di nascosto e torna la mattina presto.
E noto sempre se ci sono le sue scarpe e la giacca, mormora Hannah. Per un po' di tempo ha smesso di andarci cos presto, si  preso una pausa, forse. Poi ha ricominciato.
E quanto  durata questa pausa?, chiede Tom.
Sei o sette settimane. Ma nelle ultime quattro ha ricominciato a uscire presto tutte le domeniche.
Ha idea del perch si sia fermato per un po'?.
Fratello e sorella si scambiano un'occhiata, poi alzano entrambi le spalle.
 possibile che si incontrasse con qualcuno la mattina presto?
Che significa?, si inalbera Karl. Toglietevi dalla testa l'idea di fare una domanda del genere a mia madre.
Ho solo chiesto se poteva avere appuntamento con qualcuno, non sto dicendo che avesse un'amante, dice Tom.
Ma  l che volete arrivare, no?
Se lo dice lei.
Hannah guarda prima Tom e poi suo fratello. Lo dice per via di quella faccenda della Riss, vero? Ma  una sciocchezza. Non sono mai stati insieme. La Riss se lo sarebbe mangiato a colazione.
Hannah!, esclama Karl.
Che c'? Pap non era certo un donnaiolo. Era un timido, non un dominatore. Potr dirlo no? Non c' niente di male.

Capitolo 13.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Luned 4 settembre 2017, Ore 20,36.

I fari illuminano gli alberi tra cui sorge la clinica abbandonata. Gocce di pioggia cadono sul parabrezza, i tergicristalli disegnano due scie sottili. Sita  sul sedile del passeggero della Mercedes e sta congelando. Ogni cosa intorno a lei  gelida. In questo momento le piacerebbe avere un bel t caldo alla menta, una borsa dell'acqua calda e magari un collega che non le tiene nascosto tutto. Per esempio, a cosa serve la torcia sul sedile posteriore?
Torniamo a Beelitz, le ha detto Tom dopo la chiacchierata dai Winkler.
S, la strada  la stessa che hanno percorso per andare a casa di Karin, ma per qualche motivo ha la sensazione che Tom abbia altro in mente. Con tutti questi segreti, Sita sta cominciando a chiedersi quanto sia saggio essere andata fin l da sola con lui, in mezzo a una foresta buia. Sciocchezze, pensa subito dopo. Ti stai lasciando suggestionare.
Respira profondamente e guarda davanti a s, oltre il parabrezza. Il radiatore  esattamente in mezzo alla striscia centrale e la divora palmo a palmo. Tom stringe saldo il volante. Sita gli  grata, perch dopo il loro incontro con il dottor Liebstckl non le ha chiesto niente. Ancora non riesce a capire come abbia fatto proprio Liebstckl a diventare medico ufficiale dell'lka. L'ex primario della clinica Maybach  la persona a cui associa pi di ogni altra il periodo immediatamente successivo alle sue dimissioni dalla squadra operativa. Quanto le  mancato il lavoro sul campo. Basta teorie e analisi a tavolino, si torna all'azione, alle indagini in prima persona. Per due anni questo desiderio non l'ha mai abbandonata e adesso che tutto a un tratto si  realizzato, si ritrova nel bel mezzo di un incubo. Una giovane agente morta, un collega gravemente ferito, l'organista ucciso, la pastora assassinata in quel modo brutale e la figlia che  scomparsa.
E il fiammifero che ha scatenato questo incendio  stata la telefonata di Bruckmann di ieri. Adrenalina. Una scintilla. Vita! Adesso per non  pi sicura di aver preso la decisione giusta.
Il ticchettio della freccia la distoglie dai suoi pensieri. Tom rallenta e svolta a sinistra, lungo una stradina buia che si inoltra nella foresta.
Che fai?, chiede Sita.
Aspetta.
Dopo un centinaio di metri raggiungono un parcheggio isolato. I fari illuminano l'asfalto poroso, un'auto abbandonata e un piccolo edificio in stile guglielmino con il tetto sconnesso. Il motore si ferma e Tom spegne i fari.
Intorno a loro c' solo buio e silenzio, non c' neanche un lampione. Perch Tom non dice nulla? Quel posto isolato e al buio  lo scenario ideale per un'aggressione. A una ragazzina di sedici anni. Solo con un certo sforzo riesce a tenere a bada i ricordi, ma non le sensazioni che le provocano. Le mani le sudano, sente un crampo al basso ventre.
Dove siamo?, chiede. Questa non  la casa di Karin Riss.
E chi ha detto che andavamo a casa di Karin?
Hai detto che andavamo a Beelitz e.... Sita ammutolisce, si  sbagliata.
Per un attimo regna il silenzio. Vorrebbe chiedere a Tom di accendere i fari, ma lui non deve accorgersi della sua angoscia. Non deve sapere che si sente a disagio al buio, che la notte deve tenere sempre almeno una luce accesa, anche piccola.
Che ne pensi se stringiamo un accordo?, propone Tom.
Che genere di accordo?
Tu hai i tuoi segreti e io i miei. E a nessuno di noi conviene che saltino fuori. Perci ce ne staremo zitti entrambi.
Sita deglutisce. L'oscurit avvolge l'auto come una gabbia. Cosa ti ha raccontato Liebstckl?
Vuoi saperlo davvero?
Io.... Sita ammutolisce. No, dice infine. Con la mano sinistra cerca l'interruttore della lampadina dell'abitacolo. La lucetta gialla si accende. Finalmente! Guarda Tom negli occhi. Okay. Tu hai i tuoi segreti e io i miei.
Grazie, dice Tom.
Poi scende e con un po' di esitazione si china verso Sita. Tu resti in macchina?
Perch dovrei?, chiede. La sua voce suona incerta e lei si odia per questo. Odia se stessa e chi l'ha resa cos.
Sita?. Tom  ancora in piedi davanti alla portiera aperta e la sta fissando.
Lei chiude gli occhi e respira per controllare il panico. Sente Tom risalire in macchina e sedersi al posto di guida e posare le mani sulle sue, chiuse a pugno.
Ti prego, non chiedere!
Ehi, va tutto bene. Fa' respiri profondi, okay? Inspira-espira-inspira-espira....
Lei riprende a respirare e apre gli occhi.
Tutto a posto?.
Sita annuisce.
Il buio?, chiede Tom.
Ora sto bene, dice Sita, ritraendo le mani dalle sue.
Ti porto a casa.
Non se ne parla, protesta lei. Dove siamo?
Quella  la casetta del portiere. Karin Riss era amministratrice della clinica di Beelitz, o almeno di quel che ne rimane. In totale sono quindici edifici. Secondo me usava questa casetta per qualche scopo preciso.
Come ufficio? Ma aveva una scrivania a casa e un ufficio al centro di Beelitz. Oggi i colleghi sono andati a interrogare la gente che lavorava l con lei.
Non so cosa ci faceva di preciso, dice Tom. Ma nella sua scrivania a casa ho trovato queste. Tira fuori il mazzo di chiavi dalla tasca della giacca, la targhetta con la scritta casa del portiere dondola davanti agli occhi di Sita.
E te le sei prese cos?, chiede Sita stupita. Lo sai che....
Io ho i miei segreti e tu i tuoi, dice Tom portandosi un dito alle labbra.
Sita annuisce. Va bene.
Scendono dall'auto, Tom prende la torcia dal sedile posteriore e l'accende, illuminando l'asfalto del parcheggio che luccica di pioggia. L'acqua ha formato diverse pozze. L'auto accanto alla quale hanno parcheggiato  una Volkswagen Passat, un modello abbastanza recente. La casetta del portiere si erge silenziosa davanti a loro. Il fascio di luce della torcia di Tom dondola al ritmo dei suoi passi e dona all'edificio un'aria un po' spettrale. Tegole rosse, porta verniciata di rosso mattone, l'intonaco chiaro al piano superiore delimitato da travi dipinte di verde.
Guarda un po' l, dice Sita indicando il cartello blu con il numero civico.
Se lo raccontassi non ci crederebbe nessuno, mormora Tom. La placca di metallo corrosa dal tempo e appesa alla porta dice: b. riss - gestione immobili.
Berthold Riss, dice Tom. Questo  l'ex ufficio del padre di Karin.
Infila dei guanti di lattice e ne porge un altro paio a Sita. Mentre li mette, lei si chiede se quella precauzione serva a non inquinare le impronte che potrebbero trovare all'interno, o a evitare di lasciarne.
Quando rialza lo sguardo, vede che lui ha gi aperto la porta. La torcia illumina un piccolo ingresso con un guardaroba e tre sedie. A destra c' una scala che sale fino alla mansarda, di fronte a loro una porta aperta, oltre la quale c' una stanza con una scrivania. Sita prova l'interruttore e accende delle lampade al neon. Per un attimo deve chiudere gli occhi.
Aspetta un attimo, mormora Tom. Controllo se di sopra c' qualcuno.
Prima che Sita possa replicare ha gi imboccato le scale. Se di sopra c' qualcuno? Probabilmente per via della Passat parcheggiata l davanti. Sente Tom abbassare la maniglia, poi i suoi passi che fanno scricchiolare le assi del pavimento.
Poco dopo ridiscende le scale e scuote la testa. Solo un paio di stanze vuote, nient'altro. Vediamo se qui sotto c' qualcosa.
La scrivania al piano terra  coperta da un sottile strato di polvere, non pi vecchio di un paio di mesi. Ma c' un altro tavolo che invece  pulito. I telefoni risalgono almeno a dieci anni prima e sono collegati alle prese a parete.
Quand' che Berthold Riss  scappato con quella donna?, chiede Sita.
Nel 1998. Karin deve aver rilevato l'ufficio e ha lavorato qui per un po'.
E adesso?, chiede lei.
Continuiamo a cercare. Tom fotografa tutto con il cellulare, prima una panoramica della stanza, poi i dettagli.
Fai sempre cos?, chiede Sita.
 utile. E poi ho sempre tutto a portata di mano.
A meno che tu non perda il telefono.
 tutto salvato in cloud, mormora Tom, continuando a fotografare.
Poi comincia ad aprire i cassetti, che sono tutti vuoti. Lo stesso vale per gli schedari, finch Tom non prova gli ultimi sportelli, che sono chiusi a chiave.
Un momento, sussurra. Si accovaccia e prova le altre chiavi, a quanto pare con successo, anche se Sita riesce a vedere solo la sua schiena.
Non  possibile, dice lui facendosi da parte. Guarda qua.
Sita si avvicina. Nello sportello inferiore dello schedario ci sono tre scatole grigie, evidentemente molto vecchie, ma ancora in buone condizioni. Tom le tira fuori. Due sono vuote, nella terza c' un computer Apple. Tom lo apre, ma lo schermo rimane scuro. Coincide con il cavo di alimentazione che ho visto nell'appartamento di Brigitte Riss, dice.  un computer di ultima generazione, un modello che non  ancora molto diffuso.
Sita fischia tra i denti. Secondo te quindi  il suo computer?
E le sue scatole. Potrebbe essere.
E dici che erano vuote fin dall'inizio?
Non credo. Soprattutto mi chiedo quand' che Karin le ha prese da casa di sua madre. Prima o dopo l'omicidio?
O magari  stata sua madre a dargliele?
Ma un computer non si d a qualcun altro cos facilmente. Prima magari si cancellano i dati, e se doveva passarle solo un file poteva usare una chiavetta usb. Ma chiss se.... Volta il computer e osserva la parte inferiore. Le minuscole viti sono leggermente graffiate.
Tutto a un tratto un filo di luce si riflette sullo schedario e da fuori si sente il rumore di pneumatici che stridono sulla ghiaia. Tom rimette le scatole nello schedario e lo richiude, poi scambia una rapida occhiata con Sita. Ormai  troppo tardi per spegnere la luce.
Di sopra, propone lei. L non dovrebbero vederci.
Le scale sono di legno e scricchiolano sotto i loro passi. Il piano di sopra  buio, tutte le porte delle stanze sono chiuse. Di sotto il campanello della porta squilla e Sita sente penetrare quel suono fin nelle ossa. Trovano riparo in una nicchia nella parete e rimangono in ascolto. Chiunque sia, pensa Sita, non ha la chiave, altrimenti non suonerebbe. Quindi se non apriamo se ne andr.
Il campanello suona di nuovo, lacerando il silenzio.
Poi qualcuno bussa sulla pesante porta di legno.
Karin?.  una voce maschile. Sono io. Apri!.
Silenzio.
Sita fissa la mansarda buia e le porte chiuse. Magari adesso ne vedr una aprirsi e si trover di fronte Karin. Sciocchezze, si dice cercando di riprendere il controllo di s. Non ti suggestionare da sola. Tom ha gi controllato, non c' nessuno.
Karin, avanti. Lo so che sono in ritardo, ma non lasciarmi qui. Ho visto la tua macchina, lo so che ci sei.
Tom si stacca dalla parete e sfiora il braccio di Sita, come per tranquillizzarla. Poi imbocca le scale.
Che fai?, gli sibila Sita.
Voglio sapere chi .
Prima che lei possa replicare, Tom apre la porta d'ingresso.
Per un attimo cala il silenzio pi totale. Uno spiffero d'aria gelida penetra dalla porta aperta e arriva fino in cima alle scale.

Capitolo 14.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Luned 4 settembre 2017, Ore 20,49.

Davanti alla porta c' un uomo con i capelli scuri e arruffati. Sulle spalle della giacca spiegazzata la pioggia ha lasciato delle macchie scure. Lo sconosciuto fissa Tom e fa un paio di passi indietro, nel buio. Tom lo colloca sulla trentina, ha una postura leggermente curva, come se portasse un peso sulle spalle. Sotto la giacca indossa una maglietta sformata.
Sta cercando Karin Riss?, chiede Tom con cautela. Non vuole ancora farsi riconoscere come un poliziotto.
Invece di rispondere l'uomo si sporge in avanti, come per osservarlo meglio.
Tom? Ma sei tu?
Ci conosciamo?
Accidenti, che roba.... Spalanca le braccia. Sono io. Josh. Joshua Bhm.
Josh. Istantanee di vent'anni fa: il cielo azzurro, l'odore dell'erba sulla sponda del canale, il ponte. Lattine ammaccate che roteano nell'aria quando vengono colpite e rimbalzano sferragliando. Le dita di Josh strette intorno alla ringhiera del ponte mentre la scavalca, le sue spalle da tuffatore e le gocce di sudore sulla fronte. Il suo sguardo bramoso fisso su Nadja. Adesso a Superman non sono rimasti molti capelli, e ha anche un accenno di pancia.
Incredibile, dice Tom. Si toglie i guanti e gli porge la mano. Non gli viene da abbracciarlo. Si sono persi di vista e l'unica cosa che Tom sa di lui  che ha lasciato la scuola e ha lavorato per un po' in un centro di fitness.
Che ci fai qui? Perch cerchi Karin?
Volevo chiederti la stessa cosa. Si asciuga la pioggia dalla fronte e squadra Tom. Ha delle occhiaie scure.
E questo sarebbe Josh? Tom sente la voce di Vi. Prima era cos...
Cos come?
Cos... fico.
Vi, avevi dieci anni! Non mi dire che avevi una cotta per Josh.
Assomigliava a Magnum, il detective della tv. Solo senza baffi.
Ma che dici! E poi quando l'hai vista quella serie?
Fissa Josh come se dovesse proteggere la sua sorellina da lui, anche a distanza di anni. Joshua sa che adesso fa l'investigatore?
Hai...?. Josh esita, lo sguardo di Tom lo confonde. Ne hai ricevuta una anche tu?
Che cosa?.
In lontananza si sentono delle ruote sibilare sulla strada principale, e tra gli alberi si intravedono dei fari. Josh si guarda intorno, come se nel parcheggio potesse esserci qualcuno in ascolto.
Una chiave.
Tu hai ricevuto una chiave? Che chiave?
No, io no. Karin. Per questo mi ha chiamato. Josh si gratta la spalla sinistra, nervoso. Noi, ecco, ogni tanto ci vediamo.
Lui e Karin? Vi  incredula.
Chiss che intende con ogni tanto, pensa Tom. Forse ha capito cosa veniva a fare Karin in quella casetta.
La chiave  quella l, Tom. La stessa che abbiamo trovato quella volta, sbotta Josh. Quella con il numero....
Aspetta un momento, lo interrompe Tom. Sita  in cima alle scale e sente tutto. Josh ha gi detto fin troppo. Tom sente i passi di lei alle sue spalle.
 Karin?, chiede Josh, tentando di lanciare un'occhiata alle sue spalle.
Sita Johanns, si presenta Sita passando accanto a Tom e tendendogli la mano. Di che chiave si tratta?.
Josh guarda prima Tom e poi Sita, sta cercando di capire in che rapporto sono.
Sita, per favore. Questa  una faccenda tra lui e me.
Lei  una tua collega?, chiede Josh.  una poliziotta?. La squadra di nuovo dalla testa ai piedi.
No, dice Tom.
S invece, lo contraddice Sita.
Josh  confuso. Qualcuno pu spiegarmi che succede?
Vorrei tanto saperlo anche io, dice Sita fissando Tom con aria interrogativa.
Io ho i miei segreti e tu i tuoi, ribadisce Tom.
Non so se l'accordo  valido anche rispetto a una certa chiave con un numero sopra, risponde Sita.
Pensi di poterlo decidere a breve?
Dipende....
Sta piovendo, dice Tom rassegnato, infilando le mani nella tasca della giacca. Con la punta delle dita tocca la chiave con il numero diciassette. Quindi Sita ha sentito tutto. Ormai non si torna indietro. Ripensa a poco prima, quando ha infilato la chiave in tutte le serrature del piano di sopra, anche se le porte erano gi aperte. Non  entrata da nessuna parte, ma in fondo cosa pensava? Dopo tutti questi anni davvero credeva di poter infilare quella chiave nella prima serratura che gli fosse capitata a tiro e risolvere quell'enigma? Entra, Josh, dice. Dobbiamo parlare.
Josh lascia delle impronte di fango nell'ingresso. Indossa scarpe lucide che non c'entrano niente con il resto e mentre percorrono il corridoio verso l'ufficio tiene gli occhi incollati sui fianchi di Sita. Da quel punto di vista non  cambiato. Il suo fisico atletico invece  pressoch scomparso. Forse  malato, oppure beve troppo?
Si siedono alla scrivania. Le sedie girevoli sono piuttosto malconce, quella di Tom  proprio rotta ed  pi bassa, ma grazie alla sua statura riesce comunque a guardare gli altri due negli occhi.
Cos' questo? Un interrogatorio?, chiede Josh a disagio.
No, risponde Tom.
S, dice Sita.
Tom stringe i denti. Scusami, Sita. Io e Josh ci conosciamo gi. Da ragazzini abbiamo passato un sacco di tempo insieme.
Anche con Karin?
S, e con un paio di altre persone.
Un gruppo di amici insomma, conclude Sita.
S, pi o meno. Eravamo Bene, Josh, Karin, Nadja e io.
Quindi questo  un interrogatorio o no?, chiede di nuovo Josh. Insomma, voi siete della polizia. Tu di sicuro. Indica Tom. Me l'ha detto Karin.
Una delle volte in cui vi siete visti ogni tanto.
Lo dici come se fosse una cosa strana.
Sei stato tu a farlo sembrare strano.
Come se fosse vietato incontrarsi.
Tom abbassa lo sguardo sulle mani di Josh, all'anulare sinistro c' una fede. Avete una storia?
Sciocchezze. Josh incrocia le braccia.
Quando ti ha chiamato Karin esattamente?, chiede Tom cambiando argomento.
Josh aggrotta la fronte e cerca sul cellulare. Ieri alle tre e trentotto del pomeriggio, se volete l'ora precisa. Era sconvolta e ho pensato che fosse per sua madre. Avevo sentito la notizia alla radio. Si interrompe per un istante e deglutisce.
Quindi sapeva gi della sua morte?, chiede Sita.
S. L'aveva appena saputo. Ed era a pezzi, anche per via di quella maledetta chiave che aveva al collo... la notizia ha girato molto sui media, Tom, ed  una cosa inquietante.... Josh riprende a parlare e le parole gli escono di bocca come un fiume. S, ecco, e poi mi ha detto che aveva ricevuto una chiave come quella. La stessa chiave, insomma, la conosci, quella con il diciassette. Le  arrivata in una busta che qualcuno ha infilato sotto la porta. Per questo mi aveva chiamato.
Ma non ha riferito niente alla polizia, dice Tom. Hai idea del perch?
No, a dir la verit no. Credo che volesse farlo, ma voleva sapere se ne avevo ricevuta una anche io e cosa significava. Pi ne parlavamo pi si angosciava....
Una domanda, lo interrompe Sita. Prima, sulla porta, ha detto a Tom che avevate gi trovato una chiave cos. Intendeva lei e Tom, ho capito bene?.
Josh cerca lo sguardo di Tom. Nella stanza cala un silenzio imbarazzato.
La trovammo tutti insieme, dice Tom alla fine. Tutto il gruppo.
Sita inarca le sopracciglia.
Tom sospira e infila la mano in tasca.
La chiave emette un tintinnio contro il piano del tavolo.  argentata, sul cappuccio grigio che copre l'impugnatura  inciso il numero diciassette. Nei solchi delle cifre si  depositata della sporcizia.
Josh impallidisce.
Sita fissa prima la chiave e poi Tom. Non ci credo.
Tom rimane in silenzio.
 quella trovata sul luogo del delitto?, chiede Sita bruscamente.
Non lo so, dice Tom sincero. L'ho trovata a casa di Karin, in un cassetto della scrivania, dentro una scatola metallica.
Te lo dico io, interviene Josh.  proprio lei. La chiave di Karin.
E tu te la sei presa cos?.
Tom alza le spalle.
Ti rendi conto di quello che stai facendo?
S, ammette Tom.
Perch mettere a rischio il tuo lavoro? Che motivo hai? E cosa c'entra tutto questo con la chiave che avete trovato da piccoli?.
Tom e Josh si scambiano uno sguardo muto. Per un attimo Tom si sente come allora, quel giorno in cui si sono ritrovati tutti seduti su una panca del commissariato di polizia, avvolti da un caldo bruciante. L'abbiamo trovata vicino a un morto.
Sita apre la bocca... e la richiude subito. Santo cielo. Non .... Fissa di nuovo la chiave. Quando  successo? E perch non ce l'hai mai detto?
Era l'estate del 1998, il 10 luglio, dice Tom, descrivendo in breve il ritrovamento del cadavere.
E voi ve la siete tenuta senza dire niente alla polizia.
No, no, dice Josh. Ci siamo stati dalla polizia.
Perch allora nel viclas non c' niente?, chiede Sita a Tom.
Cos' il viclas?, chiede Josh.
Violent Crime Linkage Analysis System, spiega Tom meccanicamente.  una banca dati in cui vengono raccolti i dettagli di tutti i crimini commessi. In casi come quello di Brigitte Riss si fanno subito dei riscontri nelle banche dati principali, compreso appunto il viclas, nella speranza che alcuni dettagli specifici abbiano delle somiglianze con altri delitti o con il modus operandi di qualche criminale.
Nel nostro caso sarebbe bastato inserire la parola chiave, o chiave diciassette, per ripescare il dato, dice Sita.
Il viclas per  stato creato nel 2000, forse  questo il motivo, ipotizza Tom, sperando di cavarsela cos.
Visto che sai quando  entrato in funzione, dovresti sapere che il viclas effettua ricerche anche su crimini precedenti. Un omicidio del 1998 dovrebbe essere stato registrato nel sistema da un bel pezzo.
Josh si schiarisce la gola. Gi. Il problema  che non hanno mai trovato il corpo.
Come?
Abbiamo denunciato il fatto solo il giorno dopo, dice Tom. La polizia  arrivata con un grande dispiegamento di forze, sommozzatori, tecnici, ma il corpo non era pi nel canale. Perci non c'era niente che indicasse un delitto.
Probabilmente  stato trascinato via dalla corrente, dice Sita.
Tom scuote la testa. Il corpo era avvolto in una rete appesantita da alcune pietre. Da solo non poteva andare da nessuna parte.
Vuoi dire che qualcuno l'ha portato via?
Non so darmi altra spiegazione.
Sita si appoggia allo schienale della sedia e si sforza di mantenere la calma.
E che ne avete fatto della chiave?.
Josh lancia un'occhiata incerta a Tom. Anche quella  sparita.
Cio la polizia se l' persa?
Joshua non risponde,  in imbarazzo.
La prese mia sorella minore, dice Tom.
In che senso la prese lei?.
Tom racconta del suo ultimo incontro con Viola e del biglietto che aveva trovato al posto della chiave nel nascondiglio. Da allora lei  scomparsa, e con lei la chiave.
S, in realt lei  morta, dice Josh a bassa voce.
Tom gli scocca un'occhiata penetrante. La polizia dice che  morta. Non  la stessa cosa.
Tom, l'hanno ritrovata nel canale di Teltow.
Mesi dopo, dice Tom. E hanno semplicemente trovato una ragazzina che aveva all'incirca la stessa et e lo stesso colore di capelli.
Tom, hanno analizzato il DNA.
Hanno sbagliato, insiste Tom furioso. Non sarebbe la prima volta. Guarda il proprio riflesso sul vetro scuro della finestra e cerca di dominarsi.
Dio mio, mormora Sita. Mi dispiace.
La polizia ci ha interrogati un sacco di volte, continua Josh desolato. Pensavano che Viola fosse morta per colpa nostra, che l'avessimo portata con noi sul ponte e non l'avessimo tenuta d'occhio. E poi che avessimo inventato tutta la storia del cadavere.
A un certo punto le indagini sono state archiviate, dice Tom. Per questo non risulta niente sul viclas o su altre banche dati.
E la chiave?, chiede Sita.
Josh si guarda la punta delle scarpe. Doveva essere solo una ragazzata, niente di pi.
La chiave  sparita, proprio come il cadavere, ammette Tom. Non avevamo prove della sua esistenza, niente foto, niente di niente.
Ma perch non siete andati a portarla alla polizia il giorno stesso?
Pensavamo che fosse un'avventura, risponde Tom mortificato. Che fosse la chiave di qualche tesoro, o di una valigia piena di soldi, quelle cose che si immaginano a quell'et....
Santo cielo, che storia assurda, sussurra Sita. Ma capisci cosa significa per il nostro caso? Dobbiamo informare subito i colleghi.
No, dice Tom. Non esiste.
Come?
Sono diciannove anni che cerco mia sorella e questa maledetta chiave  la prima traccia di lei che trovo. Chiunque ci sia dietro questo omicidio, estremisti di destra, uno psicopatico, qualcuno che aveva un conto in sospeso con Brigitte Riss... non lascer che se ne occupino i colleghi della squadra speciale solo perch io sono coinvolto personalmente.
Sita lo guarda a lungo, pensierosa. Ma non dice niente. Almeno per il momento.
Tom torna a rivolgersi a Josh. Credo che adesso sia meglio che tu vada. E non una parola con nessuno, capito?
Io... be', non capisco che intendi. Che devo dire se mi fanno domande?
E chi dovrebbe fartene?
La polizia.
La polizia per il momento non sa niente di te.
Tom, dice Sita. Ma cosa...? Perch?
Perch non sono sicuro che i nostri colleghi siano tutti a posto.
Josh lo guarda incredulo e per un istante cala il silenzio.
Ti riferisci, chiede Sita, alla faccenda della chiave nel duomo?.
Tom annuisce, felice che Sita abbia avuto la presenza di spirito di non parlare della chiave che  scomparsa nel duomo.
Cosa  successo con la chiave del duomo?, chiede Josh.
Non ti interessa. Ma  importante che non racconti a nessuno di stasera.
Ma prima o poi capiranno che ho qualcosa a che fare con Karin, protesta Josh.
E cos' esattamente che hai a che fare con lei?
Siamo amici. Lo sguardo di Josh vaga da Tom a Sita.
Tutto qui?.
Le macchie rosse che fanno capolino sulle guance di Josh rivelano che non  affatto tutto qui. Tom ricorda fin troppo bene gli sguardi rubati che Karin lanciava a Josh allora. Solo che lui all'epoca aveva una cotta per Nadja. A quanto pare Karin non ha mai mollato. Del resto  sempre stata una testarda. Questo puoi dirglielo tranquillamente. Vi conoscete da sempre e siete amici. Ma nient'altro. Non una parola sulla chiave, n su di me.
Ma... non va bene, protesta Josh. Lei  in pericolo, vero? Per via della chiave, intendo. Non  cos?. Sporge il mento in fuori in una posa involontariamente ridicola. Io aspetto qui, con voi, almeno finch Karin non arriva.
Per un attimo nella stanza cala il silenzio. La sedia di Sita scricchiola. Fuori, davanti alla finestra, c' una catena zincata lungo la quale cola la pioggia che scende dalla grondaia. Lo sguardo fermo di Josh si fa meno deciso non appena comprende cosa significa quel silenzio. Lei... non verr, vero?.
Tom scuote la testa. La stiamo cercando.
La state cercando? Che vuol dire?  scomparsa?
S, ma non sappiamo ancora se  stata rapita o se si sta nascondendo. Stiamo esplorando entrambe le ipotesi.
Perch mai dovrebbe volersi nascondere?, chiede Josh.
Che rapporto aveva Karin con sua madre?, chiede Tom, ignorando la domanda di Josh.
Non molto buono, ma....
Perch?, lo incalza Tom.
Josh alza gli occhi al cielo. Per via dell'agenzia immobiliare di suo padre. Quando se n' andato ha lasciato tutto com'era e la madre di Karin non ha mai voluto averci niente a che fare. Lei invece ha cominciato a interessarsi alle attivit del padre quando  diventata abbastanza grande per farlo e ha riaperto l'agenzia. A sua madre non  mai andata gi, litigavano sempre per questo.
E perch a Brigitte Riss non andava bene?
Perch lei odiava quell'uomo, per quello che le aveva fatto, dice Josh.
Classica storia di abbandono tra madre e figlia, dice Sita. La moglie odia il marito e ama la figlia. La figlia sente la mancanza del padre e se la prende con la madre. Quasi sempre non c' un lieto fine, a parte il fatto di restare comunque legate dall'odio.
S, esatto, conferma Josh, puntando un dito verso Sita. Ci ha proprio preso. Dovrebbe fare la psicologa.
 solo una delle teorie classiche, niente di pi, dice Sita brusca.
S, per  una teoria che funziona.
Tom guarda Josh pensieroso. Sai di qualcuno che poteva voler male a Karin? Qualcuno che ce l'aveva con lei?
No. Nessuno. Cio, mi posso immaginare che ci fosse un sacco di gente che ce l'aveva con sua madre. Ma con Karin.... Scuote la testa.
Capisco.
Quindi  sparita?, chiede Josh. Da quando esattamente?
Da ieri, nel tardo pomeriggio.
Non pu essere, risponde Josh. Mi ha mandato un messaggio oggi, per dirmi che voleva vedermi.
Oggi?, chiede Tom, come colpito da un fulmine.
E fuori c' la sua macchina, insiste lui.
Tom e Sita si scambiano un'occhiata. Posso vedere il messaggio?, chiede Tom.
Tutto a un tratto Josh sembra rammaricarsi di averlo nominato. Esita un po' troppo a lungo, poi cede e gli porge il cellulare con un sospiro.
ho bisogno di un consiglio. ore 20,00, cp, km
Il messaggio  di quel giorno, alle quattro e ventidue del pomeriggio, per non c' il nome del mittente, solo il numero di cellulare.
Perch non hai il numero di Karin salvato in rubrica?, chiede Tom.
 un po' difficile da spiegare, dice Josh.
Ma questo  il suo numero di telefono?
No.
No? Allora quel messaggio potrebbe avertelo mandato chiunque.
Josh scuote il capo. cp, km... pu essere solo Karin.
Okay, cp sta per Casa del Portiere, dice Tom. Ma perch km e non kr, per Karin Riss? Si  sposata e ha cambiato cognome?
No, no, .... Si gratta la testa, in imbarazzo.  una cosa nostra. Se scrive km sono sicuro che il messaggio  suo, non importa da che numero arrivi.
Ah, mormora Sita.
Che vuol dire tutto questo allora?, chiede Tom.
Non ne ho idea, risponde Josh. Ma mi ha scritto di vederci, perci non pu esserle successo niente di male, giusto?.
Dipende dai punti di vista, pensa Tom. Poi tira fuori dalla tasca interna della giacca un biglietto da visita spiegazzato e lo d a Josh. Meglio se vai adesso. Per qualsiasi cosa chiamami al cellulare. Non chiamare nessun altro, solo me. Okay?.
Josh annuisce muto.
Mi dai il tuo numero?.
Josh recupera un portafogli nero e sottile dalla giacca e porge a Tom un biglietto da visita con il logo di una banca svizzera: joshua paul bhm - sistema creditizio.

Capitolo 15.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Luned 4 settembre 2017, Ore 21,04.

Il bagno della stanza di Friderike  piccolo e senza finestre, una cabina di plastica beige montata in serie in tutte le stanze di quella che una volta era l'ala di un convento. Gabinetto, lavandino e doccia sono tutti dello stesso triste materiale delle pareti, con bordi e angoli arrotondati. A Friderike ricordano un po' quei film di fantascienza degli anni Settanta che ha visto su YouTube, con quegli scenari futuristici vecchia maniera. Si  lavata il viso a lungo sotto la doccia, come se i residui della saliva di Klara potessero trasmetterle la sua pazzia. Il bruciore dell'acqua calda sul corpo ha attutito per un po' il suo mal di testa.
Adesso  seduta sul letto, ancora umida e con le guance rosse. Un asciugamano le avvolge i capelli bagnati a mo' di turbante.
Il cellulare che ha in mano l'aiuta a calmarsi.
Quando  uscita dalla doccia ha preso una decisione. Non importa quanto costa la tariffa per avere pi giga, ha bisogno di distrarsi! Alla fine non era neanche cos cara. Le sue scarse finanze dipendono soprattutto dall'esiguo rimborso spese del tirocinio e dal fatto che suo padre ha deciso di impiegare i soldi che prima le dava ogni mese per suo fratello Volker. Almeno mi frutteranno qualcosa, ha detto.
Adesso pu consultare tutti i canali social: Twitter, Instagram, Facebook, e anche alcuni portali di notizie, sui quali si parla di un brutale omicidio. L'anno scorso c'era stato l'attentato al mercatino di Natale, adesso una sorta di esecuzione simbolica nel duomo di Berlino. Secondo Focus Online, la polizia sta tenendo un profilo basso, ma il popolo di Twitter  gi un pezzo avanti. L'ultimo tweet  di un utente che si chiama TeasyBini e dice: Durante la conferenza stampa hanno detto che stanno indagando in tutte le direzioni, comprese quelle che suggeriscono un movente religioso.
E Sunbeamer98 ha risposto: Quindi  stato un attentato, solo che nessuno vuole ammetterlo.  l'isis, come al solito!.
Nonostante la doccia calda, Friderike rabbrividisce mentre fissa la fotografia che la sua amica Kira ha condiviso e che al momento gira ovunque con l'hashtag #17.  davvero raccapricciante. Cos tanto che tutta la faccenda di Klara le sembra improvvisamente una cosa da niente.
Con un paio di clic, da Facebook passa a un articolo pi ampio della Berliner Zeitung Online, dove si dice che la vittima aveva una chiave al collo. Che significa? E cos' che aveva inciso sopra la chiave... un diciassette?
Friderike ha un sussulto.  proprio la cifra che mancava nel calendario di Klara.
Che caso strano. Era appena riuscita a dimenticarla per un attimo, e la sua fantasia subito sfrutta la prima occasione per riportargliela alla mente. Stupidina! Irritata, Friderike esce dalla pagina della notizia, ignora la playlist di Justin Bieber, che negli ultimi tempi non le piace pi tanto, e seleziona Felix Jaehn. Bonfire. Pneumatici che bruciano. Una cantante di cui non conosce il nome, ma non le importa, finch c' Felix. Un muro di fiamme, la donna e Felix si tolgono i cappucci. Neri. Come l'angelo nero nel duomo... e la chiave con sopra il numero diciassette. Maledizione. Certe cose non si scordano facilmente. Quel diciassette e Klara ormai sono diventati una pulce nell'orecchio.
Non riesce a evitare di pensarci.
E se non fosse un caso?
La cappella. Il duomo. Ges. Gli scarabocchi sulla parete. Il diciassette sulla chiave.
Sciocchezze, pensa. Stai diventando completamente pazza. Scosta le coperte, posa i piedi sul pavimento e con i calzettoni di lana ai piedi scivola sul pavimento lurido e va ad attaccare il phon alla presa di corrente.
L'aria calda tra i capelli, le orecchie che bruciano piacevolmente. D le spalle alla finestra, da dove si vede quella maledetta cappella. Adesso deve solo prendere un'altra compressa di ibuprofene contro il mal di testa e domani il mondo le sembrer tutto diverso. Tutto a un tratto le viene in mente una delle frasi di suo padre: Se il tuo cervellino non riesce a dare senso a qualcosa, non vuol dire che la cosa in questione non esista.
E se quello stronzo avesse ragione? Se non fossero affatto sciocchezze?

Capitolo 16.

Beelitz, dintorni di Potsdam, luned 4 settembre 2017, Ore 21,19.

Tom  in piedi accanto a Sita sulla soglia della casetta del portiere e osserva Josh salire sul suo suv Hyundai argentato. Alla ruota posteriore destra manca il coprimozzo. Joshua ha fretta di andarsene e Tom scatta una foto della targa con il cellulare. Non si sa mai. I fari dell'auto di Josh sfiorano gli alberi che fiancheggiano la strada. Sita tutto a un tratto ha un sussulto e afferra Tom per un braccio.
Hai visto anche tu?, bisbiglia.
No, che cosa?
C'era qualcuno laggi, sul lato destro della strada.
Tom fissa l'oscurit, ma a parte le luci posteriori dell'auto di Josh non vede altro che un muro di tronchi scuri. Sei sicura?
Ho intravisto il viso di qualcuno.
Un viso?
Era pi una macchia chiara, ma sono sicura.
Sapresti dire se era un uomo o una donna?.
Sita scuote la testa. Dici che potrebbe essere stata Karin?
In quel caso la domanda  perch si nasconde. Tom torna in casa a prendere la torcia, poi esce di nuovo e grida: Karin!. Poi illumina i cespugli tra gli alberi e grida di nuovo: Karin? Ci sei?. La torcia illumina solo la pioggia argentea, i cespugli, il fogliame e gli alberi. A un tratto Tom sente un fruscio basso. Prima proprio davanti a lui, poi alle sue spalle. Topi. Forse una volpe. O qualcos'altro, non importa. Di sicuro per non si tratta di una persona. Da qualche parte sente un ramo spezzarsi.
E se non fosse affatto Karin?, bisbiglia Vi.
Tom torna a guardare la casa. Sita  ancora l, un'ombra esile con alle spalle il rettangolo chiaro della porta.
Tom, voglio andare via, sussurra Viola.
Vorrebbe prendere la pistola, ma non l'ha pi. La sua Sig ce l'ha Grauwein, per i rilevamenti balistici.
Tom ritorna alla casa. La Passat di Karin  accanto alla sua Mercedes. La pioggia scorre lungo il cofano. Il bagagliaio e le portiere sono chiusi a chiave. Illumina l'interno con la torcia. Sul sedile posteriore c' una giacca di pelle, nel portaoggetti al centro un tagliaunghie, una limetta e un mucchio di monetine. Sul sedile del passeggero si vedono due macchie scure.
 sangue?, chiede Sita, che sta guardando dalla parte opposta.
Potrebbero anche essere macchie qualsiasi, mormora Tom. Lo sguardo gli cade su una busta di plastica piena posata davanti al sedile.
Qualcosa non va, dice Sita sottovoce.
Alle loro spalle si sente uno scricchiolio. Tom punta subito la torcia tra gli alberi, nel punto da cui  arrivato il rumore. Fogliame bagnato e lucente. E nient'altro.
Ti prego!, sussurra Vi.
Secondo te cosa c' in quella busta?, chiede Sita.
Mi piacerebbe saperlo. Tom ripensa alle scatole vuote nello schedario di Karin e a quello che Brigitte Riss ha detto alla sua domestica riguardo quel che resta. Afferra la torcia al contrario e colpisce il finestrino con il manico, finch il vetro non si rompe.
Sita lo guarda in silenzio.
Non dire niente. Tom infila una mano nel finestrino in frantumi e prende la busta.
Almeno  servito a qualcosa?, chiede Sita.
La busta contiene qualcosa di soffice, Tom tira fuori vari asciugamani usati. Non c' nient'altro. Deluso, li rimette nella busta.
Tom?
Hm?
Guarda. Sita punta il dito verso la strada principale: in lontananza, tra gli alberi, si intravede un lampeggiante azzurro.
Maledizione, ma chi li ha chiamati?, dice Tom.
Forse Joshua?
Se n' appena andato, non potrebbero essere gi qui. Forse c' un custode che ha avvisato la polizia. Capita spesso che la gente entri di nascosto nella clinica. Sono amanti dell'horror oppure ragazzini che si sfidano a una prova di coraggio.
Il lampeggiante si sta avvicinando. L'ultima cosa di cui Tom ha bisogno adesso sono domande scomode o segnalazioni alla commissione di controllo. Inoltre non sa come potrebbe reagire Sita se le chiedessero delle spiegazioni. Rimette la busta con gli asciugamani in macchina. Dobbiamo andarcene, alla svelta.
Sita non accenna a muoversi.
Sei tu che sei voluta venire, le ricorda Tom. Adesso ci sei dentro fino al collo.
Se  una pattuglia qualsiasi, noi stiamo svolgendo delle indagini.
S, ma prima o poi Morten lo verr a sapere e sta solo cercando un pretesto per farmi fuori. E non mi pare che sia molto bendisposto neanche verso di te.
Sita esita un istante, poi annuisce.
Tom corre in casa, spegne la luce nell'ufficio e si richiude la porta d'ingresso alle spalle. Poi sale in macchina, avvia il motore e guarda lo specchietto retrovisore. La macchina della polizia ha appena imboccato la stradina che conduce fino alla casetta del portiere. Tom non osa accendere i fari, la sua macchina  famosa tra i colleghi, lui  l'unico che guida una ex auto blu.
Esce dal parcheggio e passa accanto alla casa. Le gocce di pioggia sul parabrezza rendono ancora pi difficile vedere qualcosa. I tergicristalli lasciano delle strisce sul vetro. Tom sa che davanti a loro c' un sentierino che si inoltra nella foresta. L'ha visto poco prima, quando ha usato la torcia per illuminare gli alberi. Adesso per, al buio, fa fatica a ritrovarlo.
Frena, abbassa il finestrino e sporge la testa fuori per vedere meglio. La macchina della polizia si  fermata nel parcheggio e il lampeggiante azzurro illumina a intermittenza gli alberi tutto intorno. Almeno gli fornisce un po' di luce. Tom preme con cautela l'acceleratore e avanza a passo d'uomo. La foresta diventa una serie di istantanee azzurre, con dei buchi neri tra l'una e l'altra. Poi, tutto a un tratto, la luce non si vede pi. Tom spegne il motore e si ferma. Dallo specchietto si accorge che le luci rosse dei freni sono ancora accese. Si morde il labbro e spera che i colleghi siano troppo occupati per notare due puntini rossi nel buio. Sono distanti forse cinquanta metri dalla casetta del portiere. Abbastanza per non essere notati subito, ma non per sentirsi al sicuro.
Sentono delle portiere sbattere.
Nel buio Tom non riesce a vedere l'espressione di Sita, distingue solo il bianco dei suoi occhi. Tu spingi e io sto al volante?.
Tom esita un istante.
Che c'? Certo non possiamo accendere il motore. La tua macchina si sente fino a Beelitz.
Okay. Spostati qui. Tom scende mentre Sita al buio passa da un sedile all'altro. Quando chiude la portiera senza far rumore la sente imprecare a bassa voce.
Tutto a posto?
S, s. Non fa niente. Spingi.
Devi comunque accenderla. Basta dare mezzo giro di chiave.
Grazie. Ce l'ho anche io la patente.
Tom si posiziona lungo la fiancata della macchina e comincia a spingere. Le ruote si muovono, stridendo leggermente.
Sta' attenta a non frenare!, sibila Tom.
Perch?
La macchina  accesa, le luci dei freni si accendono anche a motore spento.
Cosa preferisci? Che le luci dei freni lampeggino qualche istante, oppure finire tra i cespugli?
Okay, ansima Tom. Fa' come credi.
La pioggia diminuisce d'intensit e la strada si fa pi stretta. La vegetazione incombe su entrambi i lati e anche se la luce della luna splende negli squarci tra le nuvole, in un paio di occasioni rischiano di andare fuori strada. Tom sta sudando, ha le braccia e le gambe pesanti e la ferita alla tempia ha ricominciato a pulsare. Le radici degli alberi hanno spaccato l'asfalto. Inciampa in una buca e deve reggersi alla portiera per non finire con un piede sotto la ruota posteriore. Sarebbe meglio spingere da dietro, ma da l non vedrebbe nulla e Sita con il parabrezza tutto sporco ci vede ancora meno di lui. Perci stringe i denti.
Dopo circa cinque minuti arrivano a un piccolo incrocio, oltre il quale si erge un lungo complesso di edifici scuri, cos grande che l'estremit pi lontana si perde nel buio. Tom smette di spingere e l'auto si ferma.
Dove siamo?, chiede Sita.
Tom si guarda intorno, ansimante. Abbastanza lontano da poter accendere il motore e i fari. Guarda un po' su Google Maps.
Un istante dopo la luce fredda dello schermo di uno smartphone illumina l'abitacolo. Tom si china per guardare Sita dal finestrino aperto e rimane impietrito.
La donna al volante non  Sita Johanns.

Capitolo 17.

Autostrada n.10, Berlino, Luned 4 settembre 2017, Ore 21,33.

Jo Morten sta tornando da Beelitz a Berlino e si sente scoppiare la testa. L'omicidio nel duomo, le richieste insistenti del procuratore e del ministro dell'Interno, e anche Bruckmann che gli sta addosso. Quel caso  di gran lunga pi complesso di qualsiasi altro abbia affrontato nella sua carriera e il fatto che adesso Karin Riss risulti scomparsa non gli d pace, cos come la morte della giovane poliziotta e la situazione critica di Drexler. Lo ha conosciuto a un incontro di genitori a cui lo ha trascinato sua moglie. La figlia maggiore di Drexler frequenta il Leibniz-Gymnasium di Kreuzberg, la stessa scuola di sua figlia.
Perci  ritornato a casa di Karin Riss, da solo, senza tutto quel circo intorno. Ha chiesto ai colleghi che piantonano l'ingresso di aspettare in macchina. Grazie agli interrogatori degli impiegati di Karin Riss ha cominciato a farsi una prima impressione della figlia della pastora. Un capo severo. Deciso, ma anche sensibile. Niente uomini nella sua vita, in casa non c' neanche una foto, n una lettera di qualche ex. I colleghi non hanno ancora finito di ispezionare il suo computer, ma hanno gi l'estratto conto della carta di credito. La cosa che salta subito all'occhio sono i pagamenti regolari a una societ di servizi che offre accesso anonimo a siti internet a sfondo sessuale. Per non ci sono video scaricati sul computer, n altro di rilevante nella cronologia del browser. Evidentemente usa solo lo streaming, forse per nascondersi. Ma da chi, accidenti, se non aveva relazioni con nessuno. Da se stessa?
Poco prima ha ricevuto una chiamata dalla centrale, un custode della zona ha chiamato per segnalare che nella casetta del portiere a Beelitz c'erano le luci accese. Quella circostanza poteva avere a che fare con il caso, o essere solo una semplice intrusione, ma nel dubbio Morten ci ha mandato i colleghi di piantone. Lui aveva esaurito le energie. Adesso per ricaricarsi avrebbe bisogno di due cose. Una sigaretta, e poi un'altra. Detesta non avere niente di meglio in mano, ma la realt  quella che .
Gli tremano le dita e la pelle sotto la fede all'anulare gli prude. Si accenderebbe una sigaretta anche adesso, ma la macchina poi conserverebbe l'odore per giorni, cos come i suoi vestiti, che  anche peggio. E tutto questo gli farebbe guadagnare un sermone di Lydia sulla recidiva del carcinoma alla laringe del quale vorrebbe volentieri fare a meno. Lydia ha sempre avuto un olfatto fino, e le sue due figlie, Verena e Maja, l'hanno ereditato. Le gemelle hanno undici anni, e sono due impertinenti, pronte a lanciare l'allarme fumo in ogni momento. Se una di loro sente anche solo un vago odore di sigaretta tra i suoi capelli scatta la denuncia: Mamma, pap ha fumato di nuovo!. Ai tempi della Stasi, quelle come loro si chiamavano in gergo informatori non ufficiali, e Dio solo sa se  una definizione che ricorda bene.
Non che Jo Morten non ami le sue figlie, tutto il contrario.  che ogni tanto ha bisogno di prendere le distanze. Anzi, spesso, a dir la verit. Quando era pi giovane pensava che le famiglie fossero assolutamente ingovernabili e non gli era mai passato neanche per la testa di avere dei figli, finch non aveva conosciuto Lydia, dodici anni prima.
Ed erano arrivate subito le gemelle. Poi, due anni fa, quella diagnosi devastante: cancro alla laringe. Lei fuma?, era stata la prima domanda del medico. L'unica possibile risposta sarebbe stata: Maledetto idiota. Morten era un fumatore accanito e ogni cellula del suo corpo trasudava nicotina, ma quel furbo del medico aveva comunque voluto buttarla sulla retorica.
Era stato fortunato a scoprirlo cos presto, quando ancora era operabile e al contrario di tanti altri pazienti riusciva ancora a parlare. Se devo essere onesto, pensa, in quel momento ho messo in conto l'ipotesi di morire. Adesso invece sono in macchina, vivo e vegeto e con un insopprimibile desiderio di una sigaretta.
Cinque minuti dopo si ferma su una piazzola di sosta, si sposta sull'erba accanto alla macchina e se ne accende una, sperando che la pioggia lavi via l'odore.
Solo adesso, con il fumo nei polmoni, sente diffondersi dentro di lui la sensazione di benessere che gli mancava, e riesce persino a pensare lucidamente al caso. Che situazione di merda! Tre morti e un ferito grave nello stesso giorno. E come se non bastasse un probabile rapimento, il silenzio stampa aggirato e una prova scomparsa dalla scena del crimine. Non si fa illusioni sul fatto che Bruckmann abbia affidato a lui questo caso. Se non otterranno risultati, ci sar bisogno di un capro espiatorio, e in questo caso sar lui, Joseph Morten. La cosa che gli d veramente fastidio  che gli abbia imposto quelli della mk7 nella squadra. Tom Babylon. Bruckmann deve avere un debole per quel tipo, altrimenti non si spiega perch non l'abbiano sospeso gi da un pezzo. Ma poi non  neanche tutta colpa sua: tale padre, tale figlio. Anche il suo vecchio era un vero stronzo. Un intellettuale coinvolto con la Stasi. Ma di questo ormai nessuno parla pi. La sigaretta di Morten si spegne sotto la pioggia, lui se ne accende un'altra e si ripara sotto una tettoia di legno marcio.
Bruckmann gli aveva rifilato anche quella saccente della Johanns. Non ha niente contro le donne attraenti, ma quella  davvero troppo dura.  come se avesse dentro qualcosa che cerca di uscire, e lei glielo permette solo di rado.
Il suo cellulare squilla. Non il telefono di servizio, l'altro.
S?, dice Morten infastidito.
Sono io.
Che c'?
I colleghi l'hanno invitata a un incontro. Un circolo ristretto.
Grazie, ho da fare. Morten aspira una bella boccata e la brace si avvicina rapidamente al filtro.
 proprio questo il punto.
Grazie. Ma no.
Non era una richiesta. Deve rispondere a un paio di domande sulla situazione.
Forse non l'avete ancora capito, dice Morten irritato. Non potete chiamarmi quando vi pare, come se fossi alle vostre dipendenze.
Senza i nostri agganci suo padre sarebbe in mezzo a una strada, o direttamente in galera, senza uno straccio di pensione.
Allora chiamate mio padre e vedete se lui pu fare qualcosa per voi. Di sicuro pu venire al vostro incontro.
Il nostro accordo non dice questo.
Io ho gi onorato il nostro accordo anche pi del necessario.
Le pensioni possono anche essere revocate. Per esempio se escono fuori nuove prove.
Maledetto avvoltoio. Morten ripensa alla conferenza stampa e all'accenno di Bernsau a una possibile ripresa delle indagini contro suo padre. Quel pensiero gli fa venire la nausea. Se succede, di sicuro arriveranno anche a me. Adesso che  troppo tardi, si chiede come gli sia venuto in mente di contraffare i documenti di suo padre, per di pi con l'aiuto di quelli. Avrebbe dovuto abbandonarlo a se stesso, adesso invece c' dentro anche lui. Possibile che Bernsau abbia contatti con loro? No,  escluso. Bernsau  uno stronzo, ma non  un corrotto. Oppure no? Maledizione, non  cambiato niente. Una volta che ti hanno messo il guinzaglio, poi non lo mollano pi. Sono come cellule cancerogene che resistono a qualsiasi radiazione e continuano a divorarlo. Non avrei mai dovuto lasciarmi coinvolgere, pensa. Ma l'alternativa sarebbe stata occuparmi da solo di mio padre e dei suoi vecchi scheletri nell'armadio. Non avrei mai potuto permettermi un posto in un ospizio, n una badante. E di certo non sarei riuscito a fermare le indagini su di lui.
Mi stia a sentire. Se volete qualcosa da me, dovete anche imparare a lasciarmi in pace. Pensate che la mia carriera trarr qualche beneficio se dovesse venire fuori che sono legato all'hsge?.
L'uomo all'altro capo del telefono rimane in silenzio. Non gli piace che Morten chiami le cose con il loro nome. hsge  la sigla dell'associazione che si occupa di giustizia sociale per gli ex funzionari della ddr. Quando Morten si  rivolto a loro per la faccenda di suo padre, non pensava che non l'avrebbero pi mollato. Si trattava solo di scambi di favori, sembrava una cosa semplice. Ma con il passare del tempo ha avuto sempre pi la sensazione di avere a che fare con un gruppo di persone con interessi ben precisi, una sorta di associazione nell'associazione.
Cosa crede che dir sua moglie quando dovr far quadrare i conti per mantenere anche Morten senior? E chiss cosa potrebbe scoprire una nuova indagine. Alla fine qualcuno potrebbe arrivare a ipotizzare che lei abbia in qualche modo pilotato le indagini precedenti.
Andate a farvi fottere. Che volete?
Come ho gi detto, un circolo ristretto di noi vuole incontrarla. Domani a mezzogiorno. Se preferisce, pu scegliere lei il luogo.
Domani? Cos presto?
Ha a che fare con quella faccenda del numero.
Morten esita. Non immaginava che potesse essere questo.
Va bene. Mi faccio vivo io. Poi riattacca.
Incredibile. Prima la faccenda di Krger, adesso questo. Ma che sta succedendo? Perch tutto a un tratto persino l'associazione pensionati della Stasi s'interessa all'omicidio nel duomo?
Lancia il mozzicone di sigaretta lontano.
E se ne accende un'altra.
Poi altre due.
Finalmente si  calmato, nonostante quella maledetta telefonata! Rimane la situazione critica di vestiti e capelli. La pioggia e l'aria fresca non bastano a coprire l'odore di mezzo pacchetto. L'unica opzione che gli rimane  un vestito di ricambio. Uno  in tintoria, l'altro l'ha lasciato da Veruca per fargli prendere aria. Il che vuol dire che invece di andare diretto a casa, dovr prima passare da lei.
Prende il cellulare con la prepagata e compone il suo numero.
Pronto?
Sono io, dice brusco, rendendosi conto di essersi presentato esattamente come il tizio di quella maledetta associazione. Come se fosse davvero uno di loro.
Tesoro.... La sua voce ha quella nota dolce, mista al duro accento dell'est Europa, che gli piace cos tanto. Adesso?
Assolutamente.
Sono libera tra un'ora.
Bene. A tra poco.
Morten riattacca e tira fuori un'altra sigaretta dal pacchetto ormai quasi vuoto. Poteva venirmi il cancro ai testicoli, pensa. Quello sarebbe stato peggio. Il tabacco comincia a bruciare. Ci metter una mezz'ora ad arrivare da Veruca e di certo non ha intenzione di aspettare davanti alla sua porta. Quell'estate, dopo le prime volte, ha cercato il suo nome su Google. Veruca  la versione romena di Vera e significa credente. Non ha mai scoperto se si chiami davvero cos o se abbia scelto quel nome d'arte malizioso, come fanno tutte. Santo cielo, pensa. Devo essere l'unico al mondo che va da una donna solo perch ha bisogno di cambiarsi il vestito e di farsi una doccia. E tutto per le sigarette.

Capitolo 18.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Luned 4 settembre 2017, Ore 21,33.

Il vento sta soffiando forte, Sita sente il fruscio delle foglie. Un paio di gocce d'acqua schizzano via dalle fronde ed entrano dal finestrino della Mercedes. Il cellulare che ha in mano fa troppa luce, e lei deve socchiudere le palpebre mentre seleziona Google Maps. Con la coda dell'occhio vede Tom infilare di scatto la mano sotto la giacca, dove di solito tiene la pistola.
Si guardano l'un l'altra, spaventati.
Che cavolo stai facendo?, chiede lei.
Sita?, dice Tom incredulo, riabbassando la mano.
E chi altri dovrei essere?.
Lo sguardo di Tom si sposta sul sedile del passeggero, sul quale c' un oggetto marrone informe, e di colpo capisce come mai si  spaventato cos tanto. A un primo sguardo la donna al volante non assomigliava per niente a Sita. Cos  come lei si guarda allo specchio a casa sua: capelli cortissimi, i tratti del viso pi duri e marcati, non pi ingentiliti dai capelli, e la cicatrice che va dalla mascella all'orecchio. Non guardarmi cos, dice lei bruscamente, prendendo la parrucca e spostandola sul sedile posteriore. Si  incastrata nello specchietto mentre mi spostavo e ovviamente non avevo tempo per sistemarla.
Tom la fissa immobile. Perch la porti?
Non sono il tipo da chirurgia estetica, preferisco giocare con i capelli, scherza Sita.
Non ci credo neanche un po'.
Ovvio, pensa lei. Un poliziotto e una psicologa, per natura vorranno sempre andare a fondo delle cose, fino a farsi male.
Tu hai i tuoi segreti e io i miei, dice. O te lo sei dimenticato?.
Tom rimane in silenzio per un istante, poi fa spallucce. Posso vivere anche senza saperlo.  per caso un sorriso quello che ha intravisto?
Allora?, chiede indicando il cellulare. Che dice Google Maps?
Uhm... non ne ho idea. Sita apre il browser e scrive Beelitz, Casa del portiere. Sulla mappa compare un sentierino che taglia la foresta fino a un incrocio, dove c' un grosso edificio. Credo che quello sia il vecchio reparto di chirurgia. Passa alle immagini via satellite. Mi pare che qui la strada faccia una curva e ritorni sulla statale da cui siamo venuti, passando a circa cinquanta metri dalla casetta del portiere.
Andiamo allora, dice Tom. Prima ce la filiamo di qui, meglio .
Lo sai che ai nostri colleghi basterebbe controllare la cellula a cui sono agganciati i nostri telefoni per sapere che eravamo qui?
E perch dovrebbero farlo se non sospettano di noi?, risponde Tom.
Era solo per farti capire in che casino mi hai coinvolta.
Se ricordo bene, sei stata tu a insistere per venire.
Io ho insistito per sapere la verit, non per farmi trascinare nella merda.
Gi, ammette Tom. Purtroppo le due cose spesso vanno insieme. Il suo sguardo si posa brevemente sulla cicatrice di lei.
Quindi la verit  una merda eh?. Sita lo guarda negli occhi. Sa un po' di psicologia da piedipiatti. Poi si sposta sul sedile del passeggero. Andiamo.
Il motore fa un gran baccano e le luci forse sono troppo forti, ma almeno finalmente riescono a vedere qualcosa. All'imbocco della statale incrociano un'altra auto a fari accesi, ma per fortuna non  la polizia. La A115 in direzione Berlino  deserta. Tom ha acceso il riscaldamento per asciugarsi i vestiti fradici, e i finestrini si appannano.
Secondo te chi era la persona che ho visto prima nella foresta?, chiede Sita.
Probabilmente la stessa che ha mandato quel messaggio a Josh per attirarlo alla casetta del portiere.
Quindi Karin? Ma perch si nasconde allora?
Magari era qualcun altro. La persona che ha rapito Karin, ipotizza Tom. Poi rimane in silenzio per un momento e oltrepassa sulla destra l'uscita per Potsdam-Babelberg. Entrambe le possibilit non mi piacciono per niente, conclude.
Dici che la macchina di Karin  sempre stata l? Da ieri?
Non credo. Karin  passata da casa sua. Perch avrebbe dovuto lasciare l la macchina?, dice Tom. Deve avercela portata qualcuno.
Sita ripensa alla chiave che Tom ha trovato a casa di Karin. Sembra assurdo, ma nelle ultime ore gli omicidi nel duomo, la poliziotta uccisa e il collega in coma sono passati in secondo piano. Adesso ha in mente solo la chiave, Tom e i suoi amici che la trovano per la prima volta da bambini, sua sorella che scompare e poi viene ritrovata morta.
Credi che tua sorella sia ancora viva, vero?
S.
Anche se la polizia all'epoca la trov.
C' stato anche un funerale. Tom indica un punto fuori dal finestrino, sulla destra. La tomba non  lontana,  nel cimitero di Stahnsdorf.
E nonostante la prova del DNA tu sei convinto che....
Che dentro ci sia un'altra ragazzina.
Le dita di Tom stringono il volante con pi energia del necessario. Non riesce a lasciar andare. A Sita  gi capitato di avere a che fare con situazioni del genere, ma non cos.
Perch credi che sia ancora viva?
Perch lo . E deve bastarti questo. Che mi dici invece di te e di quel medico?, ribatte Tom.
E adesso che c'entra?
 semplice: se ti metti a fare domande, allora posso farlo anche io.
Sita sbuffa.
Lo hai diffamato alla clinica in cui lavorava e l'hai fatto licenziare, dice Tom. Cosa hai detto su di lui?
Che mi ha messo le mani addosso.
Lui dice che sono balle. Lo sono?
Avevo i miei motivi.
Quindi s.
Dio mio, e tu quante bugie hai detto negli ultimi anni? Credi che i tuoi motivi siano migliori dei miei, solo perch c' di mezzo tua sorella morta?, sbotta Sita.
L'espressione di Tom si fa dura, la sua presa sul volante ancora pi salda. Per un bel po' rimangono seduti in silenzio uno accanto all'altra.
Scusami, dice infine Sita. Non volevo....
Tom si schiarisce la gola. Non fa niente.
Lui... aveva abusato di altre persone, confessa Sita. Ma loro non volevano dirlo.
Ah, dice Tom.
Per un po' cala di nuovo il silenzio.
Dimmi un po', continua Sita, tentando di riprendere con cautela il filo della conversazione. Come la presero i tuoi genitori?
Mia madre era gi morta, e mio padre... be', lui  un tipo particolare.
Particolare... in che senso?
Addetto alla cultura al Friedrichstadt-Palast di Berlino est. Tessera della sed e sempre attentissimo a non cadere in disgrazia... il che voleva dire chiudersi in se stessi. E lui era cos. Anche tu sei cresciuta all'est, giusto?
Hm, s, mormora Sita. All'epoca gli hai raccontato tutta la faccenda?
S, certo.
Anche della chiave?
S.
E lui?
Mi ha preso a ceffoni. Me ne ha dati sei o sette di seguito.
Le ruote di un camion che procede accanto a loro sulla corsia di destra schizzano dell'acqua sul parabrezza. Per un attimo non vedono pi niente, poi la Mercedes supera il camion ed emerge dalla pioggia di schizzi.
Ti picchiava spesso?.
Tom scuote la testa. Viola per era nettamente la sua preferita.
Quindi ti rimproverava.
Non serve a niente rievocare quello che  successo allora, piuttosto parliamo di quello che  successo oggi.
Ah, dice Sita, abbassando un po' il getto di aria calda. La temperatura nell'auto si  fatta parecchio elevata. E dove? Non all'lka direi.
Tu dove abiti?
Oh no, non da me, si rifiuta Sita. Gi Tom l'ha vista senza parrucca, fargli vedere anche il suo appartamento vorrebbe dire farlo avvicinare troppo a lei. Magari da te?. Che in fondo significherebbe comunque avvicinarsi, realizza. Ma anche se sembra assurdo, in quel caso la vicinanza non le creerebbe problemi.
Tom sospira. Non si pu. C' la mia fidanzata.
 gelosa?.
Tom sorride ironico. Oh s, eccome. Soprattutto del mio lavoro. Se vedesse che me lo porto a casa....
Hmm, ecco un altro punto dolente, pensa Sita. La vita di Tom sembra un campo minato.
Okay, sospira lei. Andiamo verso casa mia. Ho un piccolo studio in un condominio, lo uso per le sedute di terapia.  a Prenzlauer Berg, Belforter Strae.
Bene. Ci fermiamo per strada a prendere qualcosa da mangiare. Sto morendo di fame.
S, dice Sita, anche se non  sicura di riuscire a mandare gi del cibo. Secondo te cosa significa quel diciassette sulla chiave?
Mi ci sono rotto la testa per anni. Un numero civico, il numero di una stanza... non lo so. Forse una cassetta di sicurezza, anche se la maggior parte delle societ che le possiedono ne ha pi di cento, quindi avrebbero dovuto esserci tre cifre. Zero uno sette. E poi il fatto che i numeri siano incisi a mano indica che si tratta di qualcosa di particolare.
Di personale forse, conclude Sita. O qualcosa di simbolico. Prende lo smartphone e apre il browser.
Lascia perdere, dice Tom. Sono un esperto di tutto ci che riguarda il numero diciassette.
 un numero che porta sfortuna, vero?
S, in Italia. Come da noi e in altri paesi il numero tredici. Negli hotel italiani spesso non hanno la stanza numero diciassette, cos come qualche grattacielo non ha il diciassettesimo piano e negli aerei non c' la fila diciassette.
E come mai? C' un motivo storico o culturale?
S, in realt s. Le cifre, o meglio le lettere, che servono a scrivere diciassette in numero romano, sono x, v, i, i, e anagrammate formano la parola vixi. Conosci un po' di latino?
Le lingue non sono esattamente il mio forte.
Vixi  la prima persona del perfetto del verbo vivo e tradotto letteralmente significa ho vissuto. O in altre parole....
...sono morto, sussurra Sita. Dio mio. Sente un brivido freddo correrle lungo la schiena. Lo sapevi fin dall'inizio? E non hai detto niente?
Sono sicuro che i colleghi di Tempelhof ci sono arrivati da soli gi da un pezzo. E in ogni caso non  di grande aiuto.
Sono morto, mormora Sita sovrappensiero.
Qui c' un take away thailandese, dice Tom. Frena cos di colpo che Sita scatta in avanti contro la cintura. Tom si ferma in seconda fila e accende le quattro frecce. Vieni?
Non voglio niente.
Non era questa la domanda. Tom sorride, e da dovunque arrivi quel sorriso, le trasmette almeno un minuscolo brandello di normalit. Forse in realt vuole qualcosa, magari manger un boccone. Okay, vengo con te. Quando scende sente l'aria fresca sulla testa. Potrebbe anche rimettersi la parrucca, ma sarebbe strano farlo davanti a Tom, un po' troppo intimo. E poi adesso che ormai l'ha vista senza, le sembra quasi che possa andar bene cos. Sita numero uno funziona meglio di Sita numero due come compagna di squadra di Tom.
Il thailandese  un negozietto minuscolo pieno di insegne colorate. Appena entrano, il cellulare di Tom comincia a squillare.
Lavoro?, chiede Sita.
Tom scuote la testa e risponde.
Babylon?.
Silenzio.
Non ci credo, dice lui. Come fai ad avere il mio numero?. Dalla sua voce sembra che non sappia decidere se essere contento o no di quella telefonata.
Alle narici di Sita arriva un profumo di curry, zenzero e limone che le risveglia l'appetito. Il bancone  pieno di gente che aspetta di mangiare, dietro c' un signore basso molto affaccendato, che sembra pi rumeno che thailandese. I suoi occhi scuri si posano su Sita e mentre si d da fare con il cibo squadra di nascosto i suoi capelli corti, la cicatrice, il suo fisico. Lei lo fissa di rimando, inarca un sopracciglio e poi abbassa lo sguardo.
Dici sul serio?, sente dire a Tom. Dalla voce pare agitato. Quando?.
Il rumeno grida qualcosa nel retrobottega. Sita alza lo sguardo sulla lavagna sulla quale  scritto in lettere goffe l'elenco dei piatti.
Dove sei?, chiede Tom. Chodowieckistrae? Il civico? Bene. Siamo vicini. Cerca lo sguardo di Sita, indica la lavagna e mormora: Aspetta.
Resta in casa, dice poi al telefono, e chiudi la porta. Tra un paio di minuti siamo da te.
Che succede?, chiede Sita preoccupata. Chi era?.
Tom infila il cellulare in tasca. Ha un'espressione cupa in volto, anzi pi che cupa.
Dobbiamo sbrigarci.
Perch? Cosa  successo?
Te lo spiego in macchina. Vieni.
Tom riparte senza mettersi la cintura e lasciando le quattro frecce accese. Nel frattempo ha ricominciato a piovere.
Cosa  successo, insomma?, chiede Sita. Vuoi spiegarmi?
Scusami, adesso ti dico tutto, solo un attimo di pazienza. Si ferma a un semaforo rosso e digita velocemente un messaggio sul cellulare. Un leggero sibilo conferma l'invio. Poi Tom digita in fretta e furia un altro numero. Anne? Ehi... scusami, non ho molto tempo, ma  una cosa urgente e.... Tom ammutolisce. Sita sente una voce femminile piuttosto agitata.
No. S. Hai ragione, lo so. Mi dispiace, ma....
Il semaforo diventa verde. Tom preme l'acceleratore e la grossa auto si rimette in moto.
Senti, c' qualcuno l con te?.
Sita alza gli occhi al cielo. Ma che sta facendo? Non le crea problemi essere involontaria testimone di discussioni private, ma per favore non ora!
S, okay. Senti, ne parliamo dopo. Adesso ho bisogno di sapere una cosa: oggi hai controllato la cassetta della posta? Fallo per favore. Subito. No, te lo spiego dopo.
Tom rimane in silenzio per un momento, in attesa.
Niente? Bene. Hai ricevuto qualcosa oggi? O magari hai trovato qualcosa di strano? Una busta, un pacchetto, qualcosa del genere....
Il semaforo di fronte a loro diventa giallo, Tom accelera e passa l'incrocio con il rosso.
Bene, dice, visibilmente sollevato. No, non posso. Comunque non oggi. S, certo. Il caso del duomo. Non mi aspettare, okay? Buonanotte. Tom tira un sospiro di sollievo, come se avesse appena portato a termine un compito difficile, e lascia il cellulare sul cruscotto.
La tua fidanzata?, chiede Sita.
Hmm.
E prima?
Prima era Nadja. Faceva parte del mio vecchio gruppo di amici, all'epoca in cui Vi  scomparsa.
Siete rimasti in contatto?
No. O almeno, io no. Ma la cosa pi importante  questa: Nadja ha trovato una busta nella cassetta delle lettere.
Una busta?
S, con dentro una chiave.

Capitolo 19.

Berlino, quartiere di Prenzlauer Berg, Luned 4 settembre 2017, Ore 22,17.

Tom accosta la Mercedes sul lato destro di Chodowieckistrae, l'acciottolato scuro luccica al buio. Dietro alle auto parcheggiate una accanto all'altra si erge una fila di vecchi edifici a cinque piani di fine Ottocento, in parte restaurati. Agli alberi si alternano lampioni squadrati, che restituiscono tutto il fascino della vecchia ddr.
La casa di Nadja  circondata da impalcature. Tom scende dall'auto, sposta una transenna malconcia e poi parcheggia la macchina davanti a un mucchio di sabbia.
Nadja ha detto che abita al quarto piano, ma chiudere la porta non basterebbe. Le impalcature permetterebbero a chiunque di arrivare all'altezza delle sue finestre. E a quel punto basterebbe rompere il vetro.
Il portone  di legno di quercia, due vetri permettono di vedere parte dell'atrio. Tom suona il campanello con sopra il cognome Engels, che non  quello da ragazza di Nadja. Ovviamente si  sposata. I secondi scorrono e nessuno si fa vivo. Sita e Tom si scambiano occhiate preoccupate. Tom suona una seconda volta.
S?, gracchia il citofono.
Nadja? Sono io, Tom. Tutto okay?
S, s. Tutto okay. Meno male che sei tu.
Tom si lascia sfuggire un sospiro di sollievo, un ronzio segnala l'apertura della porta e quattro piani pi su Sita e Tom trovano la porta dell'appartamento di Nadja. Lei apre appena una fessura, gli anelli della catena si tendono. Nadja si affaccia a sbirciare e poi spalanca la porta di casa sua. Per un attimo  come essere di nuovo sul ponte, in uno di quei giorni d'estate in cui lei pareva cos irraggiungibile finch, quel giorno particolare, tutto a un tratto si  rivelata vicinissima. Tom ricorda il suo odore, la sua voce, il sole che brillava sulla sua pelle, i peli sottili e chiari sulle sue braccia, tra cui scintillavano minuscole goccioline di sudore.
Ehi, sorride lei nervosa.
Ciao, dice Tom, deciso a mantenere le distanze. Lo sguardo gli cade sulla sua pancia. Nadja  incinta.  sempre meravigliosa con quell'abito verde che sottolinea il rigonfiamento sulla sua pancia. I capelli castani sono lunghi fino alle spalle, la ragazzina impertinente di allora  scomparsa. Porta un trucco cos leggero che quasi non si nota, solo le occhiaie scure rivelano che non deve dormire molto bene.
Lei  Sita Johanns, una collega... Nadja Engels. Tom presenta le due donne.
Piacere. Nadja porge la mano a Sita. La sua aura cos femminile  agli antipodi di quella della psicologa dalle lunghe gambe, con la cicatrice in evidenza sul viso, lo sguardo severo e i capelli rasati che le conferiscono un aspetto nudo e vulnerabile, ma allo stesso tempo anche duro e irraggiungibile.
Tanti auguri, dice Tom indicando il pancione di Nadja.
Sono alla fine del sesto mese. Il suo sorriso si fa un po' forzato, ma anche orgoglioso. Tom pensa ad Anne. Che aspetto avrebbe lei, se fosse incinta?
Entrate. Nadja li guida lungo il corridoio, pieno di scatoloni da trasloco, fino al salotto, dove il televisore  acceso su un talent show.
Stai per trasferirti?, chiede Tom.
Al contrario. Sono rientrata da Monaco sei settimane fa. Volevo tornare qui per stare vicino ai miei genitori. Si passa una mano sul pancione. I mobili della casa sono nuovi e in stile rustico, con qualche elemento berlinese. Non ci sono molte cianfrusaglie in giro, e quelle che ci sono sembrano non aver ancora trovato il loro posto. Sono contenta che siate venuti, sospira. Mio marito non c' e.... Indica il tavolinetto di fronte al divano dove ha posato la chiave, che ha lo stesso cappuccio di plastica con sopra il numero diciassette delle altre. Accanto c' una busta da lettera aperta, senza indirizzo n segni particolari. Nadja si siede sul divano e si mette intorno alle spalle una coperta di lana.
Come sta?, le chiede Sita. Lei e Tom si siedono su due poltroncine di fronte a lei.
Nadja spegne il televisore. Abbastanza male, grazie. Cerca di sorridere, ma non le riesce moto bene.
 successo qualcos'altro dopo che mi hai telefonato?
No. Niente.
Hai sentito dell'omicidio della madre di Karin?.
Nadja annuisce con aria angosciata. In tv non si parla d'altro. Davvero sono stati gli estremisti di destra?
Forse faresti meglio a chiamare tuo marito e a dirgli di tornare.
Francis  all'estero, in viaggio per lavoro, mormora lei, un po' evasiva. Non pu venire.
Capisco, dice Tom. Ed  stato Josh a darti il mio numero?
Mi ha detto che lavori all'lka e che ti stai occupando del caso.
E come mai avevi il numero di Josh?
Ogni tanto ci sentiamo. A Natale, o per i compleanni. Quando ho ricevuto la chiave l'ho chiamato e.... Lo sguardo di Nadja si posa su Sita, incerto.
Lei sa tutto della chiave, dice Tom.
Ah, dice Nadja perplessa. Okay.
Josh ti ha detto del nostro incontro alla casetta del portiere?
Mi ha accennato qualcosa. Ma soprattutto mi ha detto che anche Karin ha ricevuto una chiave... e che adesso  scomparsa.  vero?
Purtroppo s, conferma Tom.
Nadja si morde il labbro e guarda la chiave, poi di nuovo Tom.
Lui prende il suo blocco per gli appunti e posa il cellulare sul tavolinetto. Vorrei registrare la nostra conversazione. Posso?
S, certo, dice Nadja.
Avvia il microfono, anche se non sa se poi salver davvero la registrazione. Preferirebbe che i colleghi non sentissero alcune delle domande che deve fare. Raccontami tutto con ordine, per favore. Come hai trovato la chiave?
Non c' molto da raccontare. Verso le nove meno venti sono scesa un momento al chioschetto qui sotto. Indica due tavolette di cioccolata bianca dentro una bustina di plastica trasparente posata sul divano. Rientrando sono passata davanti alla cassetta della posta e l'ho aperta per controllare....
Mi scusi, la interrompe Sita. A quell'ora della sera.
Nadja alza le spalle. Mi capita spesso di prendere la posta la sera, mi piace aprirla mentre guardo la televisione, cos controllo le bollette e tutto il resto. Comunque, dentro c'era questa busta.
Che ore erano esattamente?, chiede Tom.
Direi quasi le nove.
E quando avevi preso la posta l'ultima volta?
Sabato, intorno alle otto e mezza, dice Nadja senza esitare. Sono scesa al chioschetto subito dopo il telegiornale. Si accarezza il pancione con la mano. Avevo voglia di liquirizia.
Questo significa che la lettera deve essere stata consegnata tra le otto e mezza di sabato e le nove di luned. Sono quarantott'ore, un intervallo di tempo piuttosto lungo. Il portone d'ingresso si chiude da solo?
S, certo.
Chiedere ai vicini, scarabocchia Tom su un foglio. Tra Sa 20,30 e Lu 21,00?.
Okay. E dove hai aperto la busta?
Qui. Nadja indica il tavolino. Proprio dove siete seduti voi.
Subito dopo essere rientrata?
S. Ero senza parole. Appena un'ora prima avevo visto il telegiornale e adesso ecco qui quella chiave.
L'hai toccata?
Dici per le impronte digitali?. Nadja fa una smorfia. Purtroppo s.
Va bene, tanto non credo che ne avremmo trovate in ogni caso, dice Tom. E quando hai telefonato a Josh?
Credo intorno alle nove e venti. L'ho trovato al cellulare, era in macchina.
Quindi poco dopo essere andato via da Beelitz, riflette Tom.
Controllare i dati di connessione di Josh, 21,20.
Hai idea di chi potrebbe averti spedito quella chiave?
Io... no. Non saprei davvero.
Nelle ultime settimane, o negli ultimi mesi, hai raccontato a qualcuno del morto che abbiamo trovato nel canale, o della chiave?
No. Nadja scuote la testa energicamente. Ne ho parlato solo una volta con Josh, ma  successo anni fa. E oggi, ovviamente. Ma con nessun altro.
Neanche con Karin?
Negli ultimi anni ci siamo viste solo due volte. Volevo parlargliene in verit, ma lei me l'ha impedito. Si  proprio arrabbiata, mi ha detto che dovevo piantarla con quella vecchia storia.
Quanto tempo fa  successo?, chiede Sita.
Ah, credo una decina di anni fa. Mi aveva invitata per il suo compleanno. C'era anche Josh.
Perch era cos sensibile sull'argomento?, la incalza Sita.
Be', Karin  sempre stata un po'.... Nadja cerca la parola adatta e guarda Tom, sensibile, s, direi che  un termine che la descrive bene. Ha le sue convinzioni. Credo non abbia mai superato del tutto l'abbandono di suo padre.
All'epoca Karin era l'unica che voleva andare subito alla polizia, aggiunge Tom. Noi l'abbiamo messa in minoranza e lei ce l'ha fatto pesare per un sacco di tempo. Diceva sempre che le cose sarebbero andate diversamente se avessimo detto subito che avevamo trovato il cadavere.
Ricordi quanto si  comportata male dopo che la polizia aveva cercato il cadavere nel canale senza trovarlo? Diceva che lei non l'aveva visto e lo disse anche alla polizia. Arriv persino a sostenere che non aveva idea di cosa fosse questa chiave di cui noi parlavamo. Ci siamo rimasti malissimo.
Non solo, disse Tom. La polizia a quel punto non ha pi creduto neanche a una sola parola. Niente cadavere. Niente chiave. Ma era lei che mentiva, come una bambina di tre anni che voleva farci un dispetto.
Un paio di giorni dopo per ritratt tutto.
Viola era sparita e io la implorai, spiega Tom. Volevo che la polizia prendesse sul serio la storia della chiave.
Sei ancora convinto che quella chiave abbia a che fare con la sua scomparsa?.
Tom alza le spalle. Certo. Ma sa cosa sta per dire Nadja, quello che dicono tutti.
 annegata, Tom.
No, non  vero, dice Vi ostinata.
Certo che non  vero.
Il silenzio nella stanza  opprimente.  un silenzio antico, che  calato di nuovo su tutti loro.
Sita si schiarisce la gola. Che tipo di relazione hanno Karin e Josh?
Karin e Josh?. Nadja la guarda con aria sorpresa. Che io sappia nessuna. Insomma, una volta lei lo cercava, ma  una faccenda chiusa da tempo. Credo che si vedano abbastanza raramente, pi o meno come me e Josh.
Karin-Josh, annota Tom.
Il rumore della matita sul foglio gli ricorda che sta conducendo un'indagine.
E di suo marito che mi dice?, chiede Sita. A lui ha raccontato la storia del cadavere nel canale?
A Francis?. Nadja lancia un'occhiata un po' colpevole a Tom. S, certo.  normale, no? Insomma, come facevo a non raccontarglielo?
Da quanto vi conoscete?, chiede Tom.
Tre anni. Ci siamo incontrati a un congresso di medicina. Io sono una rappresentante di farmaci, lui  un neurologo.
E quando gliel'hai raccontato?
Circa tre mesi fa. Ma che significano queste domande? Credi che Francis abbia a che fare con gli omicidi?  ridicolo.
Controllare Francis Engels, scrive Tom.
Lo sai che  una sciocchezza, vero?, dice Viola.
Devo pur attaccarmi a qualcosa, anche se  solo la routine lavorativa.
Hai litigato con qualcuno?, prosegue quindi Tom. Pensi che qualcuno possa volerti fare del male? A te o a tuo marito.
Nadja scuote la testa e torna a fissare la chiave. Le salgono le lacrime agli occhi. Tom, ma che sta succedendo? Che storia ? Perch hanno ucciso la madre di Karin?  per la chiave?
Non lo sappiamo ancora.
Perch lasciargliela appesa al collo allora?  un messaggio, vero? Vuole dirci qualcosa.
Lo credo anche io.
Ma cosa vuol dire?, sussurra Nadja. Che io sono la prossima?.
In quel momento si sentono tre note in armoniosa successione. Qualcuno ha suonato al portone.
Nadja rimane impietrita e guarda Tom.
Aspetta altre visite?, chiede Sita.
Nadja scuote la testa,  pallida come un fantasma.
Tom si alza e spegne il microfono del cellulare. Vado io. Voi andate in quella stanza laggi. Affaccia sulla strada, giusto? Chiudete la porta e in caso di necessit potete scendere dall'impalcatura.
Senza aspettare una risposta si avvia lentamente nel corridoio. Il citofono  appeso proprio accanto alla porta del salotto. Suona una seconda volta, ma Tom preme il bottone dell'altoparlante solo quando sente girare la chiave nella serratura della stanza alle sue spalle.
S? Chi ?
Engels?, dice una voce bassa con un marcato accento russo.
S. Lei chi ?
Sono Victor, ho un pacchetto. Una consegna.
Ok Victor, salga. Tom preme l'apriporta e dal citofono sente l'uomo entrare nel palazzo, poi si guarda di nuovo intorno per assicurarsi che non si veda nessuno e apre la porta. Un uomo robusto e dal fisico allenato sta salendo le scale. La giacca di pelle lucida gli fascia gli avambracci, i suoi occhi azzurro chiaro squadrano Tom in un istante. Ha i tratti slavi e assume una postura inconfondibile: un misto di superiorit, che gli d un aspetto forte e un po' minaccioso, e una cautela latente, perch ci si pu sempre sbagliare quando si incontra una persona per la prima volta.
Victor, o comunque si chiami, tira fuori una grossa busta imbottita dalla giacca e la porge a Tom. Sei il poliziotto che cerca la ragazzina?.
Tom annuisce. Non gli piace quel soprannome, che certa gente gli ha affibbiato per via del suo vizio di condurre indagini autonome in cerca di Viola. Ma sa che per tante persone lui rimarr sempre il poliziotto che cerca la ragazzina. Ci che si fa diventa ci che si . E diventa anche il tuo nome.
Prende la busta senza dire una parola.
Dasvidaniya, dice Victor.  pi basso di Tom di quasi tutta la testa, ma se dovessero venire alle mani lui non durerebbe neanche un minuto. I movimenti agili, gli occhi svegli. Victor  qualcosa di pi che un semplice picchiatore.
Spasiba, mormora Tom chiudendo la porta. Fuori sente i passi di Victor che si allontanano.
La busta  pesante. Tom la apre e le sue dita si chiudono sull'acciaio di un'impugnatura zigrinata, su cui campeggia una stella rossa.  una Makarov. La pistola non gli d la stessa sensazione familiare della sua Sig Sauer,  pi leggera e pi corta, quasi troppo piccola per la sua mano. Controlla la sicura e che il caricatore sia pieno. Otto colpi. Nella busta ci sono anche delle cartucce di riserva, con sopra un post-it azzurro.
Un regalo che pu esserti utile ;) Ci vediamo, Bene.
Tom accartoccia il biglietto e lo fa sparire nella tasca dei pantaloni. Poi infila le cartucce nella tasca sinistra della giacca e l'arma nella cintura. Ripensa a Vanessa, la giovane poliziotta. Chiunque sia stato a sparare addosso a lei e a lui, probabilmente ha ancora la p6 del suo collega Drexler. Cosa abbia pensato Bene per decidere di fargli quel regalo lo chiarir dopo. La cosa pi importante adesso  che pu difendere Nadja e Sita se le cose dovessero mettersi male. A parte Bene, non avrebbe davvero saputo a chi rivolgersi per procurarsi una pistola rapidamente e senza dover rispondere a domande.
Quando Tom alza lo sguardo vede Sita che lo fissa dalla porta. Che stai facendo?
A te cosa sembra?
Lasciamo perdere per un attimo la pistola, sibila Sita furiosa. Perch non hai detto che sapevi chi stava arrivando? La tua amica incinta sta morendo di paura e a essere sincera anche io temevo fosse l'assassino.
Non sapevo chi era, dice Tom. Poteva essere chiunque.
Certo. Per non lo era. Ci hai fatte chiudere nella stanza solo per non farmi vedere chi  venuto alla porta.
Sciocchezze. Non ero sicuro di chi fosse, dice Tom.
Senti, qui  una questione di fiducia, sbotta Sita. Segreti o non segreti. Ti rendi conto della situazione in cui mi hai trascinata? Continui a portarmi di qua e di l e io mi trovo di fronte alle situazioni pi assurde senza poter fare niente. E soprattutto, mi tiro addosso tutte le conseguenze di quello che fai.
Io non te l'ho chiesto. Hai deciso tu di venire con me alla casetta del portiere, le ricorda Tom.
Questo non rende il tuo comportamento migliore.
Tom sospira. Quindi? Che vuoi dire? Preferivi che non avessimo neanche un'arma?
Non  questo il punto. Non so neanche cosa ci vuoi fare con quella. E poi perch non chiami Bruckmann e gli racconti tutto? E intendo davvero tutto! Anche del tuo sospetto che qualche agente possa fare il doppio gioco. Per Bruckmann non sarebbe un problema fornire protezione a Nadja. Insomma Tom, qui ci sono delle vite in gioco. Non si tratta solo di Nadja, c' anche Karin. E chiss chi altro.
Tom si gratta la nuca. Sita, non posso vuotare il sacco, non finch non capisco di chi posso fidarmi e di chi no. Insomma, davanti casa di Karin c'era un'autopattuglia e guarda cosa  successo.
Perch, cosa  successo?. Nadja riemerge dalla stanza e guarda prima l'uno e poi l'altra.
Come ti dicevo, Karin  sparita, dice Tom.
Ma c' dell'altro, vero?.
Tom e Sita si scambiano un'occhiata.
Okay, adesso basta, dice Nadja mettendo le mani sui fianchi. Voglio sapere cosa  successo. Sono io che ho ricevuto la chiave, perci voglio sapere di che si tratta.
Tom prende un profondo respiro. Okay. Avrei voluto risparmiartelo. Quello che ti dir adesso lo devi tenere per te, sono informazioni che riguardano un'indagine in corso e in teoria non potrei riferirle a nessuno.
Ho capito, dice Nadja.
Abbiamo mandato una pattuglia a casa di Karin. Lei non c'era, perci i colleghi si sono fermati l ad aspettare che tornasse a casa. Nel frattempo io, anzi noi due, indica Sita, stavamo andando da lei. I poliziotti che erano gi sul posto sono stati aggrediti, io sono arrivato all'ultimo momento. C' stato uno scontro a fuoco e da allora abbiamo perso le tracce di Karin.
Quindi  stata rapita?
Cos sembra.
E i vostri colleghi?
Un'agente  morta, un altro  in coma.
Oh mio Dio, balbetta Nadja. E se ho capito bene voi avete paura che in questi omicidi sia coinvolto qualcuno della polizia?
Non direi coinvolto, semmai implicato. In ogni caso c' qualcosa di strano, dice Tom.
Merda, sussurra Nadja.
Per un attimo cala il silenzio.
Dobbiamo andarcene, Nadja, dice Tom. Qui non sei al sicuro.
E dove hai in mente di andare?, dice Sita. Da te non sarebbe al sicuro comunque.
La porto da un vecchio amico. L non pu succederle niente.
Un vecchio amico?. Nadja scambia un'occhiata con Sita, aspettandosi forse un consiglio, o almeno di vederla scuotere la testa o annuire, ma la sua espressione resta immutabile.
Okay, va bene, dice Nadja alla fine, alzando le spalle. Non sembra molto convinta, ma ha acconsentito e a Tom per il momento pu bastare.
Il vecchio amico  per caso lo stesso che ti ha mandato la pistola?, chiede Sita.
Non la prendere sul personale, risponde lui, ma  meglio se non lo sai.
Per un attimo Sita rimane senza parole. Non ti fidi di me? Proprio tu?
Non voglio costringerti a mentire, nel caso qualcuno ti faccia domande.
Tom, ti prego, non essere ostinato. E per quanto riguarda il mentire, domattina alla prima riunione devi vuotare il sacco. Sai bene che cosa abbiamo messo in moto, tutti i dipartimenti, in totale ottanta o novanta persone, stanno lavorando al caso e al momento stanno indagando nella direzione sbagliata. E se a qualcuno succedesse qualcosa perch tu hai tenuto per te informazioni importanti? Sei disposto ad assumerti questa responsabilit?.
Tom vorrebbe rispondere, ma non gli viene in mente niente. La prospettiva di raccontare tutto e dover rinunciare al caso gli mozza il fiato.
 come se Viola lo stesse tirando per una manica, ma lui non riesce a capire che cosa vuole dirgli.
Anche allora non avete detto niente per troppo tempo, dice Sita. E oggi ne paghi ancora le conseguenze.
Tom scosta la mano di Viola.
Hai ragione, dice sottovoce.
Sita lo guarda scettica.
Ti faccio una proposta, dice Tom.
...
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...
FINE Parte 1.